Covid-19 e disastri ambientali. Se la natura è più forte del genere umano

di Giovanni Burgio

Il Covid-19 è l’ultimo esempio. Ma potremmo aggiungerci terremoti, uragani, esplosioni di vulcani, fiumi che straripano, tsunami. etc. etc. La natura è molto più forte e potente dell’uomo.



Grattacieli a Hong Kong

Acqua, aria, animali, piante, fenomeni fisici, campi elettromagnetici, ecc., sono infinitamente più grandiosi e vigorosi del genere umano.

Usando un’immagine comparata potremmo dire che la natura sta all’uomo così come l’uomo sta alle formiche.

Noi uomini con un solo piede possiamo facilmente schiacciare tutta la fatica di un intero formicaio.

La natura, a sua volta, può spazzare via in poco tempo opere umane gigantesche e imponenti costruite in tanti anni.

L’uomo onnipotente sulla natura

Ma oggi, invece, l’uomo pensa di dominare tutto il mondo circostante. Grazie al progresso tecnologico, all’evoluzione di mezzi di comunicazione, all’accorciarsi vertiginoso delle distanze intercontinentali, l’attuale Homo Sapiens ritiene di essere onnipotente e invincibile. Pensa che niente possa minacciarlo e nulla lo può attaccare.



Pandemia coronavirus, milanesi con le mascherine

L’odierno essere progredito non concepisce che gli elementi della natura hanno una loro vita e delle regole proprie. Che questi ritmi e queste frequenze non sono controllabili e gestibili dall’individuo pensante. Il naturale scorrere delle stagioni, l’avvicendarsi dei cicli vitali, l’inizio e la fine delle specie viventi, sono solo un lontano ricordo della scuola elementare.

Non posso dimenticare qualche anno fa, in pieno dicembre, a Milano, dopo una grossa nevicata, una signora con i tacchi a spillo che si lamentava con il sindaco perché non poteva camminare nelle strade piene di neve. E poi le consuete lamentele a Natale per i voli interrotti a causa del maltempo. Per non parlare della solita, gigantesca, nave crociera, che con le sue migliaia di turisti a bordo, nel cuore dell’inverno, balla pericolosamente nei mari del Nord in tempesta.

Si direbbe che quanto più la specie umana sia sicura di avere soggiogato l’ambiente, tanto più i fattori del divenire materiale gli si rivoltano contro.



Tutti gli oggetti al suo servizio

Nelle società tecnologicamente progredite si considera che il benessere materiale ormai raggiunto possa assicurare una vita comoda e sicura. Che tutti i confort e i divertimenti possibili possano essere rivendicati come diritti fondamentali. Che gli oggetti utilizzati per ottenere questo benessere siano al servizio dell’uomo. E più merci si hanno, più si è felici.

Peccato che queste cose sono fatte di materiali non sempre illimitati; che non tutte le volte possono essere trasformati; che non sono facilmente spostabili; ma, soprattutto, che non possono essere soppressi lì dove sono sempre stati. Si pensi soltanto all’acqua e agli alberi.



Ma la natura si ribella

C’è un equilibrio raggiunto nel corso di millenni, di milioni di anni, da rispettare, da tutelare, da ammirare. E la natura, l’ambiente, il mondo così come si è formato, se manipolati maldestramente e depredati selvaggiamente, possono reagire seguendo semplicemente le proprie leggi.

E infatti, sempre più frequentemente può accadere che l’onnipotente, tracotante, essere umano, viene colpito dalle risposte “naturali”, viene travolto dagli eventi stagionali.

E la morte? Di quest’altro evento naturale, ancor oggi non domato, non se ne può parlare. Al contrario, si cura solo la bellezza, la giovinezza, il corpo perfetto, il benessere fisico che si è prolungato di molti anni.

E quindi, quando si verifica un incidente o una malattia non previsti dall’uomo, non calcolati dai suoi tornaconti economici o egoistici, tutto crolla e la debolezza della condizione umana si rivela in tutta la sua essenza.

L’attuale pandemia e i continui disastri ambientali ci dicono chiaramente che per quanto il progresso umano possa essere andato avanti negli ultimi decenni, lontano è il tempo in cui la natura soggiacerà alle leggi dell’uomo.




L’impressionante eruzione dell’Etna nel dicembre 2015. La famosa foto di Giuseppe Famiani diventata un’icona della forza della natura.

 

 

 


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