28 Settembre 2021

2 thoughts on “L’appello di Cacciari, gli intellettuali del passato e la scuola del futuro

  1. Ho quattro nipoti, di quattro cinque sei otto anni (di due famiglie diverse), che non sono nativi digitali, non so se per noncuranza dei genitori o loro diversa formazione culturale, che li ha portati a privilegiare nel loro rapporto coi figli altri aspetti culturali/educativi (il maggiore già a tre anni aveva una propria biblioteca di oltre trecento libri). Li sto seguendo parzialmente da nonno e garantisco che hanno patito molto la chiusura della scuola. I più piccoli chiedevano spesso dei compagni e delle maestre.
    Seguo anche alcuni ragazzi della scuola media superiore e soprattutto nei primi anni a fronte dell’alta tecnologia dei loro smart-phone dimostano difficolta a seguire la posta elettronica, difficoltà a comprendere alcuni dei più banali algoritmi, difficolta a capireo i numeri che escono dai loro calcoli.
    Che scuola non significhi istruzione mi pare talmente banale che mi vergogno a ripeterlo. Sono stanco della continua pressione di pubblicità e di tutta la retorica che accompagna l’espansione degli strumenti ‘digitali’. Che si tratti di strumenti mi pare ovvio. Di per sè non sono nulla, nè nel campo della cultura nè in quello dell’educazione. A mio avviso il peicolo sarà quello che parte degli insegnanti delegheranno a tali strumenti la funzione docente.
    Quindi concordo pienamente col manifesto di Cacciari e altri.
    Dissento totalmente dalle sue considerazioni.
    Diego Marchetti (Padova)

  2. Condivido pienamente l’appello promosso da Cacciari e le considerazioni del Sig. Marchetti. Quello che questo articolo sembra non cogliere per nulla e’ la questione della centralita’ dell’interazione umana e della necessita’ dell’istituzione “fisica” scolastica oggi piu’ che mai minacciata dal diffondersi dei social media, e non per causa del virus, ma gia’ da molto prima. Il punto non e’ essere contro le innovazioni tecnologiche e digitali che possono essere di grande aiuto qualora si tornasse ad investire sulla centralita’ strategica della scuola e dell’educazione pubblica e universale. Il problema e’ che invece queste tecnologie sono piegate alle esigenze primarie della mercificazione e del profitto, e questo non e’ certo senza conseguenze sulla formazione sociale e intellettuale dei bambini e dei ragazzi.

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