26 Luglio 2021

2 thoughts on “La cattedrale gotica di un cimitero pirandelliano

  1. Caro Pasquale, il tuo racconto sulla cattedrale gotica mi ha colpito due volte. La prima, perché è molto godibile – ma in questo, nessuna sorpresa. La seconda per i paralleli con la storia verissima della tomba di zio Giuseppino, fratellastro di mio padre. Fratellastro perché mia nonna Paolina aveva sposato in prime nozze Carlo Maria Ubaldini della Gheradesca, Conte della Pila, Marchese del Mugello e Signore della Corona d’italia; per intenderci, uno che discendeva in linea diretta dal conte Ugolino. Tutti titoli passati al figlio Giuseppe, per noi – nipotastri niente affatto nobili – “zio Giuseppino”. Noi eravamo infatti figli di Luig Barbierii, che la nonna rimasta vedova mise al mondo con un galantuomo senza una goccia di sangue blu, tale Guelfo Ludovico Barbieri. Nonno Guelfo che, venuto in Sicilia per farvi il militare, era stato prontamente ammaliato dalla bella vedova che, non potendo campare di titoli (ed essendo il defunto Conte della Pila ecc. ecc, uno spiantato) se ne andata a vivere a Licata dallo zio arciprete. La storia si allunga e ci sono di mezzo preti in odore di inferno e tante altre strane cose… ma alla fine ritroviamo zio Giuseppino di nuovo a Licata dove aveva voluto ritrasferirsi da Palermo, adesso medico, perché – a detta di mio padre che lo sfotteva – era un centro “delle dimesioni giuste per continuare a fare il Conte”. In effetti Zio Giuseppino al titolo ci teneva, tant’è che aveva il biglietto da visita double face: i titoli nobiliari occupavano la prima facciata, e dovevi girarlo per trovare anche la scritta “Medico chirurgo-Licata”. Di cosucce da raccontare ce ne sarebbero tante, ma parliamo della tomba. Lui non aveva figli e mi voleva adottare ma io, che avevo perso da poco mio padre e pensavo che ero nato Barbieri e non volevo morire Ubaldini, rinunciai all’onore e all’eredità. Puoi darmi dello stupido, l’hanno fato in tanti. Comunque in occasione di una visita a Licata lui mi disse “ti voglio fare vedere una cosa molto bella”. E mi portò al cimitero, che come forse dai è su una collinetta che sovrasta la cittadina. Si era fatta costruire una cappella-capolavoro, tutta marmi, forse la più bella del cimitero ma soprattutto… con una vista bellissima. “Che te ne pare? Non è una veduta meravigliosa?”. E io, allora diciottenne, che da mio padre di sangue rigorosamente rosso avevo preso un carattere un pochino goliardico, gli risposi “Beh dopo morti c’è poco da vedere. Al massimo ne usufruirà lui” e indicai lo stemma della famiglia Ubaldini su cui noi Barbieri facevamo sempre un sacco di risate. Era un cervo con una invidiabile impalcatura di corna (se vai su google lo trovi).
    Le cose che hai scritto mi hanno rituffato in queste atmosfere. Mia madre – nata a LIcata dove abitò per i primi sedici ani della sua vita finché, rimasta orfana, non venne (a suo dire) truffata da uno zio-tutore, – sosteneva che in quella parte della Sicilia si assisteva a comportamenti particolarmente strani, e aggiugeva: “dev’essere colpa dello zolfo che c’è nell’aria e ci entra nel sangue”.
    Sono stato a vedere di recene la tomba. Pare che gli eredi l’abbiano venduta. Le lapidi con i nomi – a mio zio piaceva ospitare – preceduti dai titoli, erano in un angolo, e i loculi vuoti.
    Un abbraccio.

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