La zattera Palermo è troppo fragile per un elefante

di Giovanni Rosciglione

Seguo con interesse e fastidio l’evoluzione dello scandalo al Comune di Palermo. Da Politofilo di lunga data ho potuto verificare che quando un’Istituzione politica viene travolta dalla magistratura, i politici che la governavano e che vengono spazzati dalle eventuali condanne penali e dai certi processi mediatici non vengono sostituiti da uomini e donne migliori, più preparati ed onesti, ma quasi sempre vengono fuori personaggi ancora meno professionali e sempre più “affamati” cercatori di gloria e di clientes.



Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo

È semplice: la frequenza di questi fenomeni e l’immenso palcoscenico mediatico che li racconta e li alimenta qualche volta, e sempre con lentezza, condanna i colpevoli. Ma sempre colpisce, punisce la “politica”, la sua qualità, il prestigio di cui dovrebbe godere la disciplina sociale e culturale dell’arte di servire la Polis. Infatti la politica può ormai essere affidata a venditori di bibite.

Insomma io, che da almeno 20 anni critico anche ferocemente Leoluca Orlando e il sistema cortigiano che ha saputo prolungare nel governo della Città di Palermo, sono scontento. Sono avvilito che possa essere questa indagine (spero breve e non “in diretta streaming”) a mettere la parola fine alla lunga – e non sempre banale – carriera del Sindaco.




Una cosa è certificata dalla Storia: se nelle Istituzioni i politici non sanno governare, non riescono a ottenere risultati e guadagnarsi il titolo di Guida Riconosciuta, allora è la burocrazia a comandare, senza visione di governo e senza controllo. E lì, allora che il “virus” della corruzione si espande e corrode. In più i cittadini rispettano sempre meno le regole civiche e sempre più chi governa in questo modo ha quasi la necessità di circondarsi, non di altri politici o consiglieri che puntano agli obbiettivi positivi, ma di cortigiani, di pigri e smaliziati clienti. Orlando, ormai Primate Ecumenico, ha inghiottito anche il PD già alle ultime elezioni. E, con la velocità della lingua di un ramarro ha messo in pancia Italia Viva. Un prestigiatore.




Questa Giunta, questa sindacatura non ha avuto mai veri oppositori politici. Non ha avuto una pubblica opinione o una stampa capace di una critica forte e positiva. E Orlando si è cullato nella “bulimia dell’autopromozione mediatica”. Inaugurazioni di ogni tipo con interviste a seguito; cerimonie di centinaia di cittadini onorari (molti di più i cittadini naturali in fuga). Presenzialismo ossessivo. Protagonista di tutte le cerimonie laiche e religiose. E in Don Abbondio Lorefice ha trovato la spalla adatta.

Con un borbottio ammonitore continua a celebrare se stesso e Santa Rosalia, come se fosse Sindaco di Francoforte.

Palermo anno dopo anno ha raggiunto il fondo di tutte le graduatorie di valutazione delle amministrazioni cittadine. Commercio, servizi, gestione rifiuti, strade… Un disastro assoluto. Infine, ma non ultimo, una mafia che non si sente e non si vede perché ormai ha una libertà alimentata dall’assuefazione popolare al fenomeno e alla totale assenza di controllo del territorio.

Ora scoppia il caso-Palermo, con le recenti indagini sulla corruzione, perché molto probabilmente pezzi importanti di burocrazia hanno lavorato per la loro ricchezza. Per anni e senza che un politico o un custode autorevole della pubblica moralità dicesse nulla.




E, per capirci, mi viene molto difficile pensare che, in questa disavventura, ci sia qualcuno al di sopra di ogni sospetto. La zattera che dovrebbe metterlo in salvo è troppo fragile per un elefante.

Ora, ad albero che cade sappiamo che succede. Sale l’alta marea di quella che io chiamo la “enteroetica”, l’etica intestinale. Il gracidio di migliaia di rospi di quartiere. Le urla delle tricoteuse di turno. Gli aiutanti boia che affilano la lama della ghigliottina.




E allora che facciamo? Togliamo un assessore, lo sostituiamo con un altro e chiudiamo la vicenda? No, che non mi basta. Non basta, perché dopo 35 anni Orlando è Palermo. E, purtroppo, Palermo è Orlando.

I giudici indaghino con severità e, se possibile, con sobria sveltezza. Ma la morte di Palermo come città libera e civile chi la paga? E un vero rinnovamento della politica chi lo realizza?

Mi sento già nelle orecchie l’osservazione: “ma allora dicci tu quale può essere un Sindaco bravo per Palermo?” Non sono un cacciatore di teste; e tuttavia qualche nome mi sovviene. Il problema è che tutti hanno un prefisso telefonico non Italiano.





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