Dai tetti di Palermo cinema e poesia. Grandi registi prendete appunti

La rivolta della grigliata pasquale allo “Sperone” è stata vera poesia. Cruda e surreale umanità allo stato brado. Plot e personaggi degni di un Quentin Tarantino

di Geppo Ariafina

Mettetela come volete, potete pure storcere il naso schifati o impegnarvi a sciorinare improperi e sprezzanti ingiurie all’incoscienza stomachevole e perniciosa degli improvvidi protagonisti. Ma le scene alle quali abbiamo assistito, con copertura global-multimediale ad ampio spettro dai tetti di Palermo, sono risultate di una forza e di una qualità scenica, per certi versi, sublime e insuperabile.

Parlo di quelle scene del branco di commensali panormiti sul tetto della loro “palazzina”, con tanto di chiassosa festa pasquale abusiva a chiare valenze apotropaiche. Per me, concittadino consapevole dei sacri rituali endemici del periodo pasquale è cinema spontaneo allo stato puro.



Una Pasqua cinematografica dai tetti di Palermo

Pasqua anti-pandemia organizzata di tutto punto con tanto di graticola multipla auto-prodotta. Bacili stracolmi di ghiaccio in cui sguazzano bevande d’ogni genere e gradazione alcolica con sottofondo esagerato/esagitato di musica da (s)ballo a volumi da concerto live dei Pink Floyd. Il tutto, senza ringhiere e parapetti: sul nudo lastrico solare, in genere, non agibile (!).

Matrone d’ogni taglia ed età coinvolte in balli caraibici, procaci ostentazioni di panze al vento. Tonnellate di bovini, suini, caprini, fatti a pezzi e sacrificati sulle braci purificatrici del tempio. Picciriddi accalorati che si rincorrono sciamanti ai bordi. Impavidi come implumi aquilotti lanciati verso il loro destino da arditi predatori lungo i costoni scoscesi del gran canyon.




L’omerico nocchiero canuto, epico narratore sincretico in nome e conto di un comune sentire avverso a “qualcosa” per censo, vissuto e vocazione. Fiero sciamano nichilista, promotore della panacea-birra contro “u virus”; auto-referenze e skills socialmente qualificanti profuse in salsa selfie, con flashback da action-movie in puro american style. Uomo vs elicottero, delirio di onnipotenza? O raffigurazione in chiave alcolica della perdita di ogni rapporto razionale con la realtà?

Intervento risolutore dell’elicottero soppressore, in palese emulazione all’“Us marines corps”, con fulminea risposta di fuochi d’artificio, quale atto dovuto, dell’eroica contraerea talebana.

Gruppi Speciali Armati vs trick-track e mortaretti. Non ho parole, …. Epico !



Avec un certain regard…

Scene da Die Hard, con pingue milite antagonista rotolante, panza al suolo, sino ad occultarsi all’elicottero, acquattato dietro provvidenziale muretto condominiale,… tipo Brusuillis và!

Blitz ed evacuazione coatta dei recalcitranti invasori del tetto, stile Fuga dal Bronx anni 90. Altro che Quentin Tarantino! Qui è tutto vero e oltre l’immaginazione.

Rimozione forzata della roccaforte aliena e immediato conferimento a discarica di sedie, tavolini, scolapasta, teglie e griglie. L’intero armamentario offensivo dell’impero del male. Ordine e giustizia ristabilite “in real time”, quale mesto e scontato epilogo da B-movie filogovernativo panamense, con contrappasso manzoniano e titoli di coda con il cast che, nel backstage, rivendica la propria innocenza ideologica pronunciando all’unisono un mantra semplice ed esplicativo.

“Ma c’amu fattu ri mali?” (Ma cosa abbiamo fatto di male?). Come a voler ribadire che contravvenire alle disposizioni di Legge, se non si ammazza qualcuno, è prassi plausibile e tollerabile. E soprattutto che l’ignoranza di base è tanta e tale da non aver nemmeno fatto percepire loro l’alta pericolosità epidemica, (sociale e civile) di quanto improvvidamente compiuto. Per non parlare di una caduta dai tetti senza l’ausilio di stuntman.



Grandi registi, prendete appunti dai tetti di Palermo

Non mi sbilancio in citazioni esagerate, scomodando i vari Rossellini, Germi, De Sica e il neorealismo italiano, pur essendo evidenti le analogie ambientali, soggettive e contestuali. E nemmeno al nostro Franco Maresco, che ha pescato tanto e bene nella cinica “vivacità” dei quartieri marginali di Palermo. Ma, riferendomi a un presente più globalizzato, qualora fosse adeguatamente erudito sui fatti, Quentin Tarantino, come accennato, avrebbe sicuramente più di un soggetto “pulp” da estrapolare dal contesto.

Così come Joel ed Ethan Coen, o lo stesso Spike Lee, farebbero bene a prendere spunti e appunti. Questa è un’epica tanto strampalata, che è difficile che si riproduca, spontaneamente, in natura.




Non ci resta che ringraziare il cielo che nessun “aquilotto” sia volato giù nel corri-corri generale. E che, per motivi che un giorno (forse) conosceremo, dalle nostre parti questo maledetto Covid-19 non sembra, al momento, accanirsi con la stessa “raggia” con cui ancora oggi imperversa nelle regioni del nord.

Purtroppo, trascorso qualche minuto di evasivo e umano sollazzo, riscendiamo tutti (dal tetto) con i piedi per terra. E ritorniamo consapevoli che l’”horror” distopico che stiamo vivendo non è un film: la nostra gente muore per davvero.




Infine, ecco il film in varie puntate e versioni. Vero. Vale la pena di rivederlo e iniziare montaggio e post-produzione, sottotitoli compresi. In ogni caso, un ormai noto “documentario” è già stato pubblicato qui in questo link.

 

 

 




 

 


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