Palermo: pietoso show di candidati a sindaco che non esprimono una frase compiuta

di Gabriele Bonafede

 

Un dibattito da incubo. E anche peggio: semplicemente e drammaticamente pietoso. È quello tra i candidati a sindaco di Palermo organizzato dall’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. A lui va il merito di averlo proposto e realizzato, ascoltando quasi tutti. Sia pure in un ambiente confusionario e con un discorso di apertura più noioso di una predica da parroco di provincia. Riesce tuttavia a mettere in piedi un “focus” sul tema della solidarietà, come è giusto che sia da parte sua. Ma lasciando a ogni candidato solo alcuni minuti per presentare la propria candidatura. Francamente troppo pochi. Va anche detto che manca un candidato, e cioè Tony Troja.

Palermo senza una frase compiuta

Il dibattito è stato trasmesso live dal sito facebook di Repubblica Palermo.

Nella sala affollata praticamente da clap e fans dell’uno e dell’altro, emergono solo tre candidati per lo meno capaci di esprimere qualcosa di comprensibile. Si tratta di Ferrandelli, Orlando e la Spallitta. Gli altri, ahimè, si rivelano peggio di un disastro.

Leoluca Orlando lo conosciamo tutti fin troppo bene, per lo meno a Palermo. Guida, di fatto, politica e governo della città quasi ininterrottamente dagli anni ’80 del secolo scorso: trentatré anni. Non c’è palermitano che non gli abbia stretto la mano per lo meno una volta. Ne conosciamo pregi e difetti, glorie e polvere, ori e scheletri. Tra i difetti maggiori quello di voler ancora governare. Forse, sarebbe il caso di cambiare.

Fabrizio Ferrandelli non ha mai governato Palermo ed ha messo insieme un sostegno che “va aldilà degli schieramenti politici”. È di fatto l’unico che abbia un programma credibile per il rilancio di Palermo ed ama paragonarsi a Macron in quanto a nuovo concetto di politica. D’altro canto, però, soffre nell’elettorato che non digerisce accordi elettorali con Forza Italia.




Nadia Spallitta per lo meno sa parlare bene in italiano. Ma contraddice se stessa, perché propone di utilizzare i fondi dell’UE per affrontare problemi di Palermo, ma si dimentica di aver organizzato pochi giorni prima un evento elettorale con Diego Fusaro, quello che si scaglia contro l’UE. Ah, ma allora l’UE serve a qualcosa… Allora perché si fa sostenere da chi sostiene di distruggere l’UE? Come mai da un lato vorrebbe utilizzare i fondi UE per occupazione e tutela dell’ambiente e nel frattempo organizza eventi con chi dice che “l’UE sta organizzando massacri di classe”? Mistero.

Macerie.

Dietro di loro, le macerie. Persino nell’esprimersi.

Un giovincello di rosso capello, recuperato all’l’ultimo minuto da una destra incoerente nel pilotato mondo televisivo, sembra incapace di fare un discorso compiuto nonostante il copione in mano. Dice una decina di volte “si è persa la cifra della realtà”, in un discorso di pochi minuti che è praticamente privo di significato. Il primo ad aver perso la cifra della realtà sembra lui stesso.

Il candidato 5 stelle Ugo Forello, sempre più simile all’Ugo cinematografico Fantozzi, riesce a contraddire se stesso in pochi secondi sul tema dell’immigrazione, ma non solo. La cosa più drammatica è non riuscire concludere una frase con soggetto, predicato e complemento. Il nulla cosmico. Il vuoto quantistico.




Il candidato degli “indipendentisti”, Ciro Lo Monte fa ancora di più. Prende una pentola, ci mette dentro una lanna di olio e comincia a friggere aria. Cita persino Dostojevski perdendosi in un improbabile discorso pseudo-filosofico che non riesce nemmeno a concludere. Finisce per incartarsi sul “sacco di Palermo” e sul “cemento armato” andando a concludere che “mafia e stato italiano” siano sinonimi e che bisogna intervenire su tante cose, ma senza dire quali. Sembra voler risolvere il problema della “bellezza di Palermo” con un assessorato alla famiglia che faccia fare più figli ai palermitani: nenia da Opus Dei che ammette di rappresentare. Vorrebbe fare, in fin dei conti, dei piani regolatori in modo che si modifichi totalmente il “sistema binario” di questa città. In pratica si capisce solo lui. Si è portato una numerosa e poco civile clap che lo applaude, nonostante l’odore di fritto inconcludente, per poi urlare a casaccio contro Orlando.

Emerge un panorama semplicemente drammatico per una città che ha bisogno di tanto, tanto aiuto. Forse sarebbe meglio iniziare a votare chi, per lo meno, sappia fare un discorso compiuto, sia pure con palesi contraddizioni nelle proposte e nelle compagnie elettorali.

Palermo ha bisogno di tanto aiuto, ma anche di tanta fortuna. Perché, come cinque anni fa, le sorti di Palermo si decideranno a Parigi.

 

 


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