Ferrandelli, finora unico candidato con un progetto per Palermo

di Gabriele Bonafede

È facile parlare per slogan, per frasi fatte, per messaggi-pillole e per tweet. Più difficile parlare di un programma. Anche perché, per parlarne, si deve prima avere un programma. Esordisce bene Fabrizio Ferrandelli dicendo che siamo in un momento in cui il vento della politica cambia velocemente, ed è importante che un capitano sappia dove andare e “navigare con qualsiasi vento.”

E sappia tenere la barra dritta.

Fabrizio Ferrandelli, foto del suo profilo Facebook

Fabrizio Ferrandelli, foto del suo profilo Facebook

In un momento di passaggio epocale nella politica palermitana, siciliana, italiana, europea e mondiale, è bene parlare di progetti. Di progetti che mettano, innanzitutto, un punto fermo a livello locale come a livello internazionale.

Che è anche un progetto politico: la difesa delle conquiste democratiche, oggi in serio pericolo a Palermo come a Washington, a Parigi come ad Ankara. E questo traspare nel discorso inaugurale di Ferramdelli: c’è la stoffa per un politico che si candida a sindaco della quinta città d’Italia che è anche in una periferia strategica nel ventre molle dell’Europa.

E nel deserto politico e anti-politico palermitano (e spesso internazionale) sembra possa nascere così un progetto, che non è solo politico ma anche pratico. Di ricostruzione, di speranza, di sviluppo, di crescita democratica. Di valori democratici. Sia pure entro i limiti della politica locale. Finora.

Faticoso. Molto faticoso. Perché quando si parla di politica e non di slogan, tutto è faticoso. È faticoso imparare e crescere: è faticoso studiare. È faticoso trovare soluzioni, è faticoso progettare. Più facile ciarlare, giocare a biliardino senza crescere. Invece, “Fabrizio”, come preferisce farsi chiamare a Palermo, è lì a sudare, di fronte a una platea attenta e senza clap.

Nella presentazione di ieri a Palermo, Ferrandelli candidato a sindaco, tutto questo emerge: la fatica, affrontata con passione. La passione per crescere, per avere un programma credibile e non una sfilza di slogan assiepati dietro i muri del contendere. “I cittadini sono inviperiti, non ne possono più di pagare tasse e poi ricevere servizi insufficienti, ma i cittadini devono avere opportunità” dice, dopo aver snocciolato le sue idee pratiche.

Ma guarda un po'...

Ma guarda un po’…

Quale è allora il programma di Ferrandelli sindaco? Dalla sua presentazione alla città è il programma stesso che è un progetto dei progetti. O meglio, di ciò che sembrava passato di moda ma che è l’unica speranza, sempre, di una comunità urbana: la partecipazione.

Dolciano, Ferrandelli. Ovvero, paragonabile, per lo meno nel metodo esteriore, a quella ricerca della partecipazione che propagandava Danilo Dolci. Su Ferrandelli tutti o quasi i partiti e i movimenti sono spaccati. O meglio, sono aggregati senza slogan, come dice lui, sui temi e sulle idee. Che siano le aziende “municipalizzate”, la Favorita, i trasporti, le ZTL, l’acqua, i rifiuti, o altro, si parte dai progetti e dalle idee per risolvere, o contribuire a risolvere i problemi.

Viene dall’associazionismo Ferrandelli, lo sappiamo tutti: “Dall’associazionismo ho imparato a risolvere problemi concreti”, afferma. “Io non sono impegnato per distruggere e dividere. Io sono impegnato per costruire e umanizzare la politica e di unire storie diverse per il futuro di questa città”, conclude.

Finora, nella campagna elettorale per scegliere il sindaco di Palermo, solo Ferrandelli ha un programma politico e democratico. Altri non hanno presentato programmi ma solo slogan. O peggio.

Ferrandelli triplicato

Ferrandelli triplicato.

La campagna elettorale entra quindi nel clou con una novità: esiste un candidato con un progetto di speranza per Palermo. Lo si può condividere o meno. Lo si può tacciare di trasformismo, ma non necessariamente di gattopardismo: Ferrandelli è l’unico tra i “gattopardi” dell’ARS che si è dimesso con coerenza. Si possono avere mal di pancia riguardanti le forze politiche del passato che lo sostengono.

Ci possono essere anche storie e provenienze che appaiono troppo diverse tra loro nella società e nella politica palermitana che lo sostiene. Ma va detto che Palermo è questa e non un’altra. Per cambiare Palermo, si deve dunque partire da Palermo, non da un’isola che non c’è o dalla politica incartata su se stessa.

E va detto ancora una volta che Ferrandelli ha almeno un programma, un progetto politico e democratico. A ben guardare, sembra sia l’unico esistente, finora, in questa campagna elettorale affollata di slogan.

 




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