Covid in Tunisia, sindaco crea fondo religioso dai contorni medievali

di Elena Beninati

In Tunisia soffiano venti medievali. Succede a Le Kram, al nord del paese, in una cittadina che dà sul golfo fra Tunisi e Cartagine. Sfruttando il cattivo vento dei tempi attuali, un sindaco in odore di autoproclamazione, sulla scia di antichi usi, si ammanta di religiosità. E impone, in emergenza, il Sandouk el Zeket. Si tratta di una sorta di fondo di solidarietà islamico previsto dal Corano con carattere prettamente religioso e di competenza esclusiva dell’autorità religiosa.




Tunisi

Tunisi

Insomma, nel bel mezzo della pandemia e dello stress governativo, il suddetto sindaco, l’avvocato Fathi Laayouni eletto tra le fila di un partito a maggioranza islamica, chiede donazioni in denaro all’afflitto popolo di Le Kram con un’operazione dai contorni istituzionali e costituzionali incerti. Riesumando un tipo di fondo dei secoli passati… Insomma, qualcosa di simile alle medioevali indulgenze, verrebbe da pensare.

Cita per di più la Sharia per sostenere la creazione del fondo stesso.  Spiegando che vi è già una legge, in vigore dal 9 maggio 2018, relativa al Codice degli enti locali, che autorizza i comuni a creare fondi specifici «per garantire servizi pubblici ai cittadini».

Peccato che in questo frangente le prerogative siano ben altre: come si può definire “servizio”un fondo religioso che si utilizzava nella tradizione quale pagamento dell’obolo annuale religioso? Forse vorrebbe promettere l’accesso al “paradiso” che, inevitabilmente, è di competenza religiosa e non amministrativa?

Ciò succede quando la linea di demarcazione fra il lecito e l’illecito diventa un concetto strumentale da giostrare contro o a favore a seconda del vento.

Inoltre, la formazione del fondo in questo caso è dichiaratamente illegale (qui l’opinione di Ladeb Mohamed Laid, noto giurista tunisino su La Presse).




Chedly Bouallègue, governatore di Tunisi, cita l’articolo 6 della Costituzione tunisina che sancisce: «Lo Stato è il guardiano della religione».  Rammentando quindi che i temi religiosi non sono prerogativa dello Stato, il quale non può far altro che vigilare e di certo non può farsi promotore di una iniziativa religiosa di questo tipo.

Bouallègue promette, in conformità al suo ruolo, che le autorità provinciali presenteranno subito un ricorso contro la decisione del municipio di Le Kram, rivolgendosi anche al tribunale amministrativo.

Tuttavia l’annuncio della creazione del Fondo per lo Zaket, per la prima volta in assoluto in Tunisia, ha già sollevato gli animi della politica e delle organizzazioni laiche di tutto il Paese. Lo Stato, nell’accezione tunisina  civile e modernista, è sotto attacco.



Un emendamento proposto dal partito islamico Ennahdha, relativo appunto alla creazione di un Fondo per lo Zaket, era già stato respinto in parlamento lo scorso 10 dicembre da ben 93 deputati.

Il Partito desturiano libero, Pdl, di formazione anti-islamista, ma nostalgico del passato regime di Ben Ali, ha parlato di un «deliberato e pericoloso attacco alla Costituzione del Paese».

L’osservatorio nazionale per la difesa del carattere civile dello Stato ha apostrofato il gesto impavido del sindaco «tentativo di strumentalizzare le basi dello Stato moderno e civile».




Di contro il ministro della Salute, Abdellatif Mekki, esponente del partito islamico maggioritario Ennahda, ha assicurato che i comuni hanno tutto il diritto di creare un Fondo per lo Zaket autonomamente, forzando di fatto le regole religiose in primis e dello Stato. Eppure la Costituzione recita chiaramente quali siano le competenze dello Stato e quali no.

Da tutte le parti del Paese i laici civili insorgono offesi, come lo furono forse i popolani durante le Cinque giornate di Milano. Chiedere indulgenze in terra di Islam? Ciò rappresenta una caduta nel baratro dell’oscurantismo approfittatore. Per finanziare cosa esattamente ?

In questo link una mozione firmata da esponenti del mondo laico e della società civile tunisina, indirizzata alle massime istituzioni del Paese, in segno di protesta, ma soprattutto indignazione, per aver sorvolato con troppa superficialità su terreni incandescenti e al confine con un territorio in fiamme.




 


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