C’era una volta la Politica. Oggi il potere è sbilanciato verso la Magistratura

di Giovanni Burgio

In Italia un tempo c’era la politica. Oggi solo magistrati. Intervistati, intercettati, corteggiati, grandi star della comunicazione. E diventati ministri, presidenti di regione, sindaci.



Il magistrato Luca Palamara

Prima erano loro, le toghe, a fare la fila davanti le segreterie dei politici; ad ossequiarli, omaggiarli, proteggerli. Erano le guardie di sicurezza del potere, i protettori dello “Status quo”, i garanti che nulla sarebbe cambiato. Ma anche i garanti della divisione tra i poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Poi, nel ’92, tutto è cambiato. I ruoli si sono invertiti e chi ha assunto il comando è stato “il potere giudiziario”, con buona pace del “legislativo” e dell’“esecutivo”.

Da quel momento in poi, all’inizio della cosiddetta “Seconda Repubblica”, guai a ricoprire ruoli istituzionali o politici. L’ “avviso di garanzia” era assicurato e la reputazione persa per sempre.



C’era una volta la politica della Prima Repubblica

Ho una grande nostalgia dei La Malfa, Malagodi, Moro, Zaccagnini; ma anche di Pajetta e Pertini; e di tutto il Pci che stava all’opposizione. E ho una gran voglia di sentir parlare di “Programmazione economica”, di “Piani quinquennali”, di “Centro-sinistra” o di “Convergenze parallele”. Di quei tempi in cui, una volta, la Politica con la P maiuscola segnava i destini del paese, magari con ardite sintesi in “politichese”.

Mi mancano persino le lunghissime iperboli di De Mita e di Napolitano che non dovevano mai dire chiaramente quello che invece avevano chiarissimo nella mente (cfr. l’intervento di Eugenio Scalfari sull’Espresso Che guaio i politici senza cultura” ).




Erano questi uomini, i loro partiti, i congressi accesi e affollati, a guidare il Paese e a determinarne percorso e futuro; a fare le alleanze e formare governi. Poi, dal ’92 in poi, chi fa cadere l’esecutivo, chi decide le sorti dell’Italia, è la Procura di quella città, l’intervista di quel magistrato, quell’intercettazione finita sui giornali.

E quello che erano i partiti e succedeva al loro interno, ora accade dentro la Magistratura: centri di potere e lotta estrema fra fazioni rivali.



Lotte intestine e intercettazioni

Le nuove intercettazioni pubblicate sul caso Palamara e lo scontro Di Matteo – Bonafede rivelano quanto questo nuovo potere sia ormai arrivato al capolinea.

Il magistrato Nino Di Matteo

Quanto lo scontro è fratricida all’interno dei “giustizialisti”; quanto è miope affidare solo agli uomini che amministrano la giustizia il compito di sconfiggere mafia e corruzione.

È la politica che deve riconquistare il suo ruolo di preminenza. Sono i politici che devono evitare, o perlomeno denunciare, affari e malaffare al loro interno. È l’opposizione che deve vigilare chi governa. Sono i partiti che devono decidere quale sviluppo dare alla società.

Se il potere viene gestito da pochi uomini e da centri occulti, è la fine delle libertà e dello sviluppo civile.

La politica vera, quella di una volta, va rimessa al centro del dibattito e delle decisioni. Una politica che, invece di affidarsi alle urla sconnesse dei social e delle TV, o peggio al vento effimero dei sondaggi, sintetizzi strategie teoriche e operative. Specialmente di fronte alle sfide di oggi e di domani che appaiono particolarmente impegnative.




 

In copertina, nell’ordine da sinistra e dalla prima riga: Aldo Moro (Dc), Ugo La Malfa (Pri), Sandro Pertini (Psi), Giorgio Napolitano (Pci); Giovanni Malagodi (Pli). Benigno Zaccagnini (Dc), Gian Carlo Pajetta (Pci) e Ciricaco De Mita (Dc).

 

 


DIVENTA FAN DI MAREDOLCE SU FACEBOOK: Clicca QUI. Ti aspettiamo!