Il sistema sanitario del Regno Unito è già in difficoltà

di Gabriele Bonafede

Non tutti sanno che la capacità di assorbimento del sistema sanitario del Regno Unito è tra le più basse nei paesi sviluppati. Molto più bassa di quella italiana, ad esempio. Lo segnalano tutti gli indici riguardanti la sanità: il numero dei medici per abitanti, il numero dei posti letto, il personale paramedico per abitante, il numero di posti letto in terapia intensiva. Questi ultimi, sono meno di quelli italiani e per giunta occupati già al 90% per altre malattie




Secondo i dati pubblicati dall’OMS e dall’OECD, e recentemente diffusi da vari articoli in inglese (diversi link alla fine di questo articolo), il Regno Unito dispone di soli 6.6 “ICU beds”, (posti letto in Unità di Cura Intensiva) per ogni 100mila persone. La Germania ne dispone di 29,2, l’Italia 12,5 e la Francia 9,7, gli Stati Uniti ben 34,2.

Per quanto riguarda i posti letto generali, l’Inghilterra presa da sola (senza la Scozia e gli altri membri del Regno Unito) disporrebbe di 2,3 posti per ogni 1000 abitanti. È una disponibilità tra le più basse nei Paesi sviluppati (dati OECD). Altri Paesi hanno le seguenti disponibilità 13 in Giappone, 12 in Corea del Sud; 8 in Russia e Germania; 6 in Francia; 4,5 in Svizzera; 4,3 in Cina (prima dell’epidemia di coronavirus); 4,2 in Scozia, 3.8 in Australia.




I posti letto erano 3,6 per ogni 1000 abitanti in Italia e verosimilmente molti di più al momento, grazie alla mobilitazione delle risorse per fare fronte all’epidemia. Sono invece 2,97 i posti letto per 1000 abitanti in Spagna, 2,96 in Irlanda e 2,77 negli Stati Uniti.

Inoltre, il Regno Unito dispone di soli 2,8 medici e 7,9 infermieri per 1000 abitanti. In Austria sono 5,1, e 10,1 rispettivamente per medici e infermieri. In Italia i medici sono ben 4 per ogni 1000 abitanti, ma gli infermieri sono molto pochi. Inoltre, una gran parte dei medici italiani ha più di 55 anni.




Al momento, 16 marzo 2020, i casi di coronavirus ufficialmente confermati nel Regno Unito sono saliti a 1543, con 35 decessi. Ma il sistema britannico (l’NHS) ha già dovuto trasferire un paio di pazienti da Devon a Newcastle (500 km di distanza) per mancanza di posti in terapia intensiva nella città d’origine. D’altronde, nel Regno Unito sono disponibili al momento solo 4000 posti letto in terapia intensiva (appunto 6,6 per 100mila abitanti) e i ventilatori, essenziali per curare il coronavirus nei casi critici, sarebbero solo 400.

Ancora prima che l’epidemia esploda, il sistema sanitario del Regno Unito è quindi già in grandi difficoltà. Anche a causa dei tagli draconiani degli ultimi anni. Ma quel che è peggio, è la folle strategia (qui il nostro articolo) nella quale si è imbarcata il governo per fronteggiare il coronavirus. Cioè di non fare nulla al momento.




E dalle reazioni di medici e paramedici britannici, sembra sia proprio così. Denunciano una situazione drammatica, tanto che molti medici si chiedono se sia il caso di andare a lavorare senza avere fatto alcun tampone. Di fatto non possono farne, perché le autorità sanitarie hanno disposto una campagna tamponi molto limitata. Con medici e paramedici infetti (e ignari di esserlo) nei reparti, è facile capire che ci sia un alto rischio di contagi per coronavirus in interi reparti ospedalieri. Con le ovvie e drammatiche conseguenze.

Nel Regno Unito c’è insomma già adesso una situazione di grandi difficoltà del sistema sanitario. E che potrebbe essere vicina al collasso se, come è evidente, i casi e le richieste di ricovero dovessero crescere considerevolmente nei prossimi giorni. L’epidemia ne Regno Unito non solo è all’inizio. Si prospetta esplosiva dal momento in cui il governo non sta facendo nulla di serio per fronteggiarla, non solo dal punto di vista del contenimento, tracciamento e isolamento, ma anche dal punto di vista della capacità sanitaria a curare.




Per approfondimenti:

Esperti e medici parlano chiaro: The Guardian e The Independent

Articolo Al Jazeera, con altri link



 

Articolo National Health Executive

 

Dati e commenti sugli indici sanitari dell’Italia:

Quotidiano Sanità

Forbes




 

 


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