Il Regno Unito rischia la catastrofe per epidemia

di Gabriele Bonafede

Il 12 marzo si è svolta un’agghiacciante conferenza stampa a Londra sulla epidemia di coronavirus. Boris Johnson, capo del governo del Regno Unito, ha comunicato con un cinismo al limite della follia di aver deciso di lasciare morire un imprecisato numero di persone con il coronavirus prima di prendere contromisure.




Il premier britannico si è presentato in conferenza stampa con due altre persone. E in tre hanno detto cose da film distopico. Tra le frasi più shockanti: “Non è possibile evitare che tutti prendano il coronavirus”. Tutti, cioè 60 milioni di persone nel Regno Unito, e quindi qualcosa come 600mila morti, ammettendo un tasso di letalità del solo 1%.

Qui un link della conferenza, in versione integrale.

Ma non basta. Con assoluta tranquillità e cinismo, e senza alcuna competenza evidente, hanno detto che per adesso non prenderanno grandi misure di limitazione al contagio. Le prenderanno solo quando ci sarà un sostanziale numero di casi, e dunque di morti. Cioè, hanno comunicato alla popolazione che un numero imprecisato di persone si ammalerà e morirà prima che si decidano a proporre misure per limitare il contagio. Rischiando scientemente una catastrofe per epidemia.

Lo hanno detto così, liberamente. Così, come se nulla fosse. E nessuno si è premurato di ricoverarli con un TSO immediato.




Le ragioni di questa decisione sono persino più raccapriccianti. Secondo loro, è giusto dare una “risposta giusta al tempo giusto”. Di fatto, hanno comunicato di lasciare crescere il virus per poi cercare di ridurne gli effetti e limitare o posticipare i ricoveri e i morti. Insomma, hanno detto che chiuderanno la stalla solo dopo che i buoi sono scappati.

Dimenticando che in Iran, dove è stata adottata la stessa strategia nei confronti di questa epidemia, ci sono ormai le fosse comuni per seppellire una quantità di morti semplicemente immensa.

Non solo non hanno imparato nulla dall’esperienza degli altri Paesi, ma si basano, per loro stessa ammissione, su una cinica e scolastica lettura teorica dell’andamento delle epidemie. Tutto questo in presenza di una pandemia da malattia poco conosciuta e che ha già causato migliaia di morti nel mondo. Non hanno proposto al momento nessuna seria forma di limitazione del contagio. Insomma, sembrano dire “contagiatevi pure, ma solo per un poco di tempo”. Bontà loro.




Le uniche, risibili, misure sono quelle di “rimanere a casa se si ha la febbre” e “non incontrare gli anziani”. Lasciarli crepare per i fatti loro, insomma. Niente stop a riunioni di massa o meno. Nessuna scuola chiusa. Niente campagna di tamponi. Niente isolamento o distanziamento tra le persone, tranne per gli anziani. Nessuna prevenzione sociale, insomma. Nulla di nulla. Ovviamente, consigliano di “lavarsi le mani”. Bontà loro.

Hanno anche messo in giro, da una posizione istituzionale, una vera e propria bufala. Quella della “immunità di gregge”. Secondo loro, se il virus si propaga, chi sopravvivrà ne sarà immune. A parte il sottinteso e incredibile cinismo degno di un discorso di Hitler, l’immunità di gregge nel caso del coronavirus è tutta da dimostrare. Come spiega il prof. Roberto Burioni nel video di Medical Facts (alla fine di questo articolo) e altri, ad esempio su Repubblica il virologo Fabrizio Pregliasco.




Il governo inglese, dopo aver detto che è inevitabile che tutti siano contagiati, ha persino stimato che l’80% della popolazione britannica potrebbe prendere il virus. L’80% della popolazione. Utilizzando, per loro stessa ammissione, un numero percentuale praticamente a caso, dopo avere detto poco prima che tutta la popolazione, cioè il 100% e non l’80%, sarà contagiata.

L’80% dei 60 milioni di abitanti nel Regno Unito consiste in 40 milioni di persone. Ammettendo un tasso di letalità mantenuto basso (all’1%) da un sistema ospedaliero capace di assorbire centinaia di migliaia o milioni di persone in terapia intensiva in pochi mesi, ci potrebbero essere nel Regno Unito qualcosa come 400mila morti. Quindi il governo britannico sta considerando di accettare un costo in vite umane che si aggira sulle 400mila vittime.

Tuttavia, la stragrande maggioranza dei contagiati con sintomi seri difficilmente potrà essere assorbito dall’NHS, il sistema sanitario nazionale del Regno Unito. Questo lo capisce anche un diplomato alla scuola elementare. Prima si interviene, è ovvio, meglio è. Dove si è intervenuto prima, come in Cina, in Corea del Sud, a Singapore e in tanti altri Paesi, si sono salvate molte più vite e l’impatto sull’economia è stato meno forte.




Dai dati attuali sulla epidemia in diversi paesi, la percentuale dei contagiati che mostra sintomi seri, che necessitano di costosi aiuti sanitari per sopravvivere al coronavirus, è infatti compresa tra il l’1% e il 10%. Nessun sistema sanitario, nemmeno quello del Paese più sviluppato del mondo, è in grado di sostenere l’1% della propria popolazione in terapia intensiva, tantomeno il 10%. Per cui il tasso di mortalità può arrivare al 10% nel momento i cui l’NHS potrà al massimo sostenere, se va bene, 10mila-20mila pazienti in un momento di picco e con uno sforzo enorme. Senza contare tutti coloro che hanno altre malattie e che non potrebbero essere ricoverati.

E dunque potrebbero morire qualcosa come milioni di britannici. Anche perché potrebbero esserci devastanti effetti sulla tenuta sociale, politica ed economica del Paese. La strategia del Regno Unito è dunque piena di rischi, oltre che cinica e non basata né sui consigli dell’OMS, né in quelli dell’osservazione dell’epidemia in altri Paesi.

Forse, la prima cosa che dovrebbe fare il sistema sanitario britannico è di ricoverare in psichiatria Johnson e i due tizi che lo hanno accompagnato a dire queste cose alla nazione. E magari una buona parte della classe dirigente britannica. Un TSO mirato, insomma. Che potrebbe salvare milioni di vite, sempre che sia effettuato presto.








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