Tamponi veloci a tutti. Ecco come la Corea del Sud sconfigge il coronavirus

di Gabriele Bonafede

Le disposizioni del governo italiano sul distanziamento delle persone sono quanto mai importanti e corrette, per quanto tardive di almeno una settimana. In ogni caso sono la migliore risposta che si può dare al momento. Il “pacchetto-isolamento” dell’Italia, è una delle risposte che ha permesso alla Corea del Sud di contenere e dilazionare l’epidemia di coronavirus.

Ma non è la sola cosa che si deve fare: ancora più importante è fare tamponi al più grande numero di persone possibile, soprattutto quelle senza sintomi.




Fino a pochi giorni fa la Corea del Sud era, ufficialmente, il Paese con più infettati dopo la Cina. Adesso è l’Italia, anche nei numeri ufficiali. Anche se l’Iran e forse gli Usa non producono numeri realistici e molto probabilmente hanno molti più contagiati. Probabilmente l’Iran ha molti più casi e decessi dell’Italia.



Coronavirus, i numeri fondamentali

Il punto fondamentale sono infatti i controlli. Quelli che qui da noi chiamiamo tamponi. Una campagna di controllo il più possibile pervasiva ha infatti determinato una evidente diminuzione dei casi giornalieri in Corea del Sud. Il motivo è ovvio, sia dal punto di vista epidemiologico che matematico e statistico.

Cerchiamo di dirlo con numeri semplificati. Ci si deve ricordare, infatti di quattro numeri percentuali: 80%, 15%, 5% e 20%.

L’80% di chi è infettato non ha sintomi oppure li ha lievi. Supera la malattia senza grandi problemi e comunque da casa o con un ricovero breve.

Il 15% invece, ha bisogno di terapie in ospedale, a volte abbastanza complesse e sperimentali perché non c’è ancora un farmaco testato per il coronavirus. Il 5% ha bisogno di terapie complesse, intensive, costose, che richiedono molto personale medico e macchinari per salvarli. E purtroppo, di questi, ci sono quelli che non ce la fanno.



Coronavirus, effettuare i tamponi è fondamentale. Più se ne fanno meglio è

Rimane l’ultimo numero. Che è quello più importante. Dell’80% che non ha sintomi o decorso con sintomi lievi o relativamente lievi, una parte non ha sintomi. Ed è una cifra considerevole: il 20% dei contagiati. Qui è il punto. Su diecimila persone contagiate, ad esempio, ben duemila non hanno sintomi e quindi producono contagio senza saperlo. E senza che lo sappiano le autorità sanitarie se non sono controllati con un tampone.

Certo, i tamponi costano e prendono tempo. Ma è proprio qui che in Corea del Sud c’è stata un’azione decisiva, insieme a tutte le altre analoghe a quelle messe in essere e corrette in Italia (distanziamento, isolamento, chiusura istituzioni, etc.). In Corea del Sud infatti è stato prodotto un test, un tampone, che è molto efficace nel rilevare la malattia Covid-19 e per giunta fornisce i risultati in 10-15 minuti. Ed è stata attuata una campagna pervasiva di controllo presso apposite stazioni dove ci si reca da soli in automobile.

Per cui, anche gli asintomatici sono diagnosticati e si possono (devono) mettersi in isolamento. Questo è l’uovo di Colombo. Questa è l’azione più importante da effettuare anche in Italia, insieme a tutti i provvedimenti già presi.



Tamponi veloci e per il maggior numero di persone possibile

I risultati in Corea del Sud sono ormai evidenti. Con numeri paragonabili a quelli italiani, da alcuni giorni l’epidemia sta rallentando considerevolmente. Si badi bene anche che: (1) In Corea del Sud la piramide delle età è simile a quella italiana, cioè ci sono molti anziani come in Italia; (2) La Corea ha rapporti economici molto più stretti dell’Italia con la Cina e il coronavirus è presente da molto più tempo; (3) In Corea del Sud la stagione invernale è ancora in corso.

Molti esperti affermano che è proprio questo un fatto importante. E che non sarebbe un caso, dunque, che la letalità e la percentuale dei casi critici in Corea del Sud sia molto più bassa di quella italiana. In Corea del Sud c’è finora una letalità dello 0,7% mentre in Italia è del 4-5%. Anche perché, il tasso di ricovero in terapia intensiva in Corea è ancora più basso, addirittura dello 0,3-0,4% contro il drammatico 10% dell’Italia.

È evidente che in Italia potrebbero esserci molti più contagiati che non sono stati rilevati. Una volta testati. la letalità sul totale dei casi rilevati ne risulterebbe probabilmente più bassa. Ma attenzione, se è così, i numeri dell’epidemia sarebbero molto più ampi e dunque è fondamentale fare presto e continuare a isolarsi per un tempo sufficiente. Perché con molti più contagiati ci sarebbe un maggiore rischio per la popolazione anche in presenza di una letalità più bassa.



Conclusioni

In conclusione, in Italia vanno fatti molti più tamponi utilizzando il test rapido coreano che ha permesso a costi modesti (e molto più bassi del ricovero) di realizzare centinaia di migliaia di tamponi in un paio di settimane anziché alcune decine di migliaia come in Italia. I contagiati asintomatici vanno dunque invitati a isolarsi, proprio perché senza sintomi contagerebbero molto di più. Come è successo, d’altronde, nei primi giorni asintomatici (o poco sintomatici) del Paziente 1 che involontariamente ha contagiato molte persone.

È fondamentale realizzare molti più tamponi nel periodo più breve possibile, così da spegnere quanto prima l’epidemia attraverso l’isolamento dei casi asintomatici che sono quelli che permettono a coronavirus di espandersi esponenzialmente. In questo modo, l’epidemia si fermerà prima, e prima si potranno togliere le corrette limitazioni decise dal governo italiano.




Per approfondimenti:

Cliccando qui: numero dei tamponi (test) all’8 marzo 2020 in una selezione di Paesi (in assoluto e per ogni 100mila abitanti)

Cliccando qui: Worldmeter, con i dati di coronavirus nel mondo. Cliccando sul nome di una nazione si trovano gli approfondimenti per ogni Paese.

Cliccando qui: il metodo “test fast food” in Corea del Sud.




Video di come viene effettuato il tampone in Corea del Sud:

 

 

 


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