Lettera alle Sardine di Palermo

di Giovanni Rosciglione

Care Sardine vicine e lontane, sono molto felice del flash mob che stasera – ne sono certo – riempirà piazza Massimo di migliaia di giovani che si ribellano alla decadenza della politica e al rischio di ritrovarci nella preistoria della vita pubblica.



Sardine di Palermo a piazza Massimo 22 novembre, ore 18.30

Cito il punto 2 del vostro manifesto “È possibile cambiare l’inerzia di una retorica populista. Come? Utilizzando arte, bellezza, non violenza, creatività e ascolto”. Basterebbe questo punto a farmi diventare fan di tutte le sardine!

Ma, proprio prendendo alla lettera quel punto di programma, vorrei esporvi una mia osservazione ed espormi ancora una volta nella parte antipatica del vecchio saccente e presuntuoso.

Il fatto è che nella nostra Sicilia (Palermo in testa) arte, bellezza, non violenza, creatività ascolto, non mancano, anzi abbondano. Tanto che non ne teniamo conto, le lasciamo marcire, le usiamo solo per le cartoline e le location cinematografiche. E non mancano le intelligenze, le capacità, la creatività dei giovani.




E allora? Allora perché c’è un’intera generazione quella dei miei (nostri) nipoti che va via? Perché si devono arrendere e emigrare? Bravi artigiani, medici, ingegneri, informatici, economisti, manager scappano, emigrano. Poi li ritrovi sui giornali al Louvre di Parigi, alla Silicon Valley a San Francisco, a Milano in grandi ospedali. E così via.

E, per evitare equivoci, scappano pure i migranti. In Sicilia, ad Agrigento, a Palermo, a Catania, a Siracusa, a Messina, si scappa, si fugge. Lasciando famiglia, amori, interessi, luoghi del nostro cuore.



Sardine di Palermo. La sardina realizzata da Rita Pirrello, architetto (particolare in copertina a questo articolo), Tempera su… tavola di cantiere riciclata

Care Sardine palermitane e siciliane, il perché lo sappiamo. Le Istituzioni divorano se stesse e noi. I capitali che dovrebbero essere investiti nella crescita della Sicilia sono quasi tutti investiti (fagocitati) dalla politica, dalla burocrazia e dai mediatori.

Si danno 20 milioni di euro a Licata che sta sparendo e all’Assemblea Regionale uno stenografo guadagna 200.000 euro all’anno. Le strade di Palermo sono una steppa dopo un bombardamento, ma si trovano i mezzi per festini sfarzosi alla spagnola. Pensate che ancora, dopo le leggi che ne prevedevano la chiusura, ESPI, ESA, IRFIS e così via sono ancora vivi morenti.




Un’ultima cosa. A scappare dalla Sicilia è stata proprio quella che poteva essere una nuova classe dirigente e politica in grado di cambiare, di far crescere con l’ingegno e il lavoro la nostra terra. In tal modo si stanno pure assegnando la insostituibilità.

Non è mai capitato di domandare ad uno “ma questo politico da 40 anni al potere? Non ne possiamo più, cambiamelo”? Ma certo, è capitato.  E la risposta è “Si, hai ragione, ma con chi, con quale persona?”




Ho parlato troppo. Io sogno che le Sardine di oggi non siano costrette a scappare dalla propria terra. Io sogno che il popolo di chi non si rassegna abbia la volontà e la forza di invertire (e ce ne vorrà di forza!) questa micidiale macchina di protezionismo nepotistico e selezioni chi ci possa portare nel futuro, in Europa.

Chiudo. Questa sarebbe per me la vera ed efficace lotta alla mafia, che prospera nella rassegnazione, nell’indifferenza e nell’ignoranza. È per questo che rilancio, e oltre a sperare nel successo delle Sardine in Italia, a Palermo e in Sicilia, dico anche #palermononemigra.




 


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