Quando Calderaro difendeva il Parco dei Nebrodi dalla mafia

di Giovanni Rosciglione

La mano magica e affettuosa di Umberto Signa ha tracciato il profilo perfetto di Rino Calderaro, un nome che tutti quelli che a Palermo hanno fatto politica negli ultimi 50 anni ricordano e rimpiangono con affetto.

Rino Calderaro

Rino Calderaro disegnato da Umberto Signa

Preceduto dal fumo della pipa, dondolante sulle spesse suole delle sue immancabili mephisto, di fustagni e cuoi rigorosamente addobbato, arrivava alle assemblee dopo aver posteggiato il suo mitico Falcone 500 Guzzi (nella foto in basso). Non era una voce, ma un brontolio dai toni bassi e solenni che avvertiva immediatamente gli astanti del suo ingresso.

Perché ne parlo oggi, direte voi?

Perché mi è venuto in mente ieri sera, quando in tutta Italia (isole comprese) si è avuta notizia del criminale agguato mafioso a Giuseppe Antoci, attuale Presidente del Parco dei Nebrodi, vivo ancora per fortuna e per il pronto eroismo della sua scorta. (link articolo)

Molti si sono sorpresi o hanno fatto finta di sorprendersi della vastità e pericolosità dell’insediamento mafioso nelle zone di Tortorici, Troina (anche lì il Sindaco è sotto scorta), Barcellona, Mistretta, Sanfratello, per citare alcuni dei Comuni ricadenti in quello che è uno dei Parchi più belli e vasti d’Europa.

Ma non si è sorpreso chi conosceva Rino Calderaro (link di un suo articolo) e, soprattutto chi come a me era capitato un quarto di secolo fa di percorrere i meravigliosi tornanti che, dal mare, portano su sino a Portella Femmina Morta (foto in copertina, tratta da google), e di leggere sui muri di contenimento in pietra, con vernice nera a caratteri cubitali frasi ed epiteti odiosi e di minaccia nei confronti di Calderaro.

13249389_10209304968770998_1104098011_nNe avevamo parlato con Rino, anche scherzosamente. Aveva subito avvertito le resistenze terribili dei poteri presenti nel territorio a qualsiasi cambiamento delle regole, a qualsiasi parvenza di legalità e controllo.

Rino era tranquillo anche se ovviamente preoccupato. Finì il suo lavoro di Commissario Preparatore della Istituzione del Parco e tornò in Assessorato e al suo impegno civile di ambientalista.

Il Parco dei Nebrodi vide la luce (si fa per dire) qualche anno dopo.

Ieri il mondo ha avvertito, col botto della lupara, in che condizione quella parte del territorio della Sicilia (Italia,Europa) vive!

Ma in tutti questi anni gli abitanti, le istituzioni, i politici, le associazioni (alcune ambientaliste si sono opposte alla sua nomina), la chiesa non si sono mai accorti di nulla?

E’ una domanda ovvia, e sarebbe certamente la domanda che si farebbe oggi una persona per bene come Rino Calderaro.

 

 

 

 

 


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