Quei passi perduti dell’Autonomia Siciliana

di Pasquale Hamel

L’Autonomia Siciliana, istituzione sognata per oltre ottant’anni da tanti siciliani che avevano visto mortificate le proprie aspirazioni dal centralismo dello Stato unitario, viene oggi ritenuta da molti la principale responsabile del mancato sviluppo e, perfino, del degrado sociale dell’Isola.

E, in effetti, malgoverno e corruzione hanno scandito, soprattutto in questi ultimi anni, la sua storia compromettendo e offuscando quelle luci, non poche, che ne hanno tuttavia segnato i suoi settant’anni di vigenza.

L'Assemblea Regionale Siciliana, parte fondamentale dell'Autonomia Siciliana oggi largamente criticata nel suo operato

L’Assemblea Regionale Siciliana, parte fondamentale dell’Autonomia Siciliana oggi largamente criticata nel suo operato

Il libro di Cangialosi, L’isola dei passi perduti, storia istituzionale dell’Autonomia regionale siciliana, appassionato saggio che ripercorre proprio questa storia, parte dall’esperienza, piuttosto direi dal fallimento, delle iniziative di modernizzazioni del viceré Caracciolo.

Si sofferma sulle vicende che hanno interessato l’isola nel corso del XIX secolo, con occhio un particolare alla Costituzione del 1812, alla gloriosa rivoluzione del ’48 e quindi alla caduta dei Borbone con l’adesione incondizionata, a seguito di un plebiscito improvvisato, al Regno d’Italia.

Proprio quella soluzione, pasticciata, ha aperto una ferita nel corpo della cosiddetta nazione siciliana che aspirava ad un giusto riconoscimento identitario, e le jacquerie e le rivolte sociali che hanno tormentato la Sicilia fino alla fine dell’ottocento ne sono state l’effetto più drammatico.

Giuseppe Alessi, primo Presidente della Regione Siciliana. Foto tratta da wikipedia, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2566067

Giuseppe Alessi, primo Presidente della Regione Siciliana. Foto tratta da wikipedia, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2566067

Doveva arrivare la guerra con i suoi drammi sociali per riaprire il problema siciliano, l’Autonomia mancata del 1860 arrivò, infatti, nel 1946 con il Regio decreto legislativo n.455 col quale veniva approvato lo Statuto regionale siciliano. Quell’autonomia, accanto alla visione riparazionista, risentiva di una cultura antica e manifestava come vizio di origine, un “parlamento pesante” e competenze tali da farne una sorta di “Stato nello Stato” che ha generato conflittualità e prodotto ritardi.

Con puntualità ma, anche, con partecipazione emotiva – perché la narrazione è riempita del calore del vissuto personale – l’autore si inoltra a raccontare le varie fasi in cui si è sviluppato il percorso autonomistico.

Un racconto che non fa sconti, guidato dall’idea che, nonostante i fallimenti e l’evidente discredito in cui l’Autonomia è caduta nella considerazione dell’opinione pubblica nazionale ma anche nei cuori dei siciliani, la formula elaborata circa settant’anni fa, con le necessarie integrazioni e modifiche che il tempo attuale richiede a cominciare dalla presa d’atto della presenza dell’Unione Europea di cui l’Italia è pezzo forte, potrebbe ancora offrire risposte e costruire futuro spezzando la litania delle sconfitte che, a partire da Caracciolo, hanno mortificato i sogni modernizzatori.

E qui emerge il vero problema. Perché tutto ciò possa avvenire, infatti, costituisce conditio sine qua non la presenza di un ceto politico responsabile e all’altezza dei tempi, capace di voltare le spalle a quel triste passato segnato da quanto di peggio l’azione politica ha potuto esprimere. Un problema di non facile soluzione, aggiungiamo noi, visto che ancora all’orizzonte, nonostante tutto, di quel certo politico desiderato non se ne intravede traccia alcuna.

 

 

Francesco Cangialosi, L’isola dei passi perduti, storia istituzionale dell’Autonomia regionale siciliana, Ed. NUOVA IPSA, Palermo.

 

 

 


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