Presidenziali Usa 2020, la situazione Stato per Stato

di Gabriele Bonafede

Chi è veramente in testa nelle elezioni presidenziali Usa? A soli 24 giorni dal voto, la valutazione della situazione passa attraverso un’analisi dei sondaggi per ogni Stato dell’Unione. Sebbene il vantaggio di Biden, ormai intorno al 10%, sia più che sostanzioso, non è la maggioranza del voto popolare che elegge il presidente Usa, ma la maggioranza dei delegati del collegio elettorale. Può accadere che un candidato vinca il voto popolare ma non sia eletto. Come è accaduto a Hillary Clinton nelle scorse elezioni del 2016.



Presidenziali Usa, per capirne qualcosa è necessaria un’analisi Stato per Stato

Ogni Stato elegge un numero di delegati per il collegio elettorale proporzionale al numero degli abitanti, ma sempre garantendo gli Stati più piccoli in termini di abitanti. Un meccanismo simile a quello dell’Unione Europea dove il Lussemburgo, Malta, Cipro, gli stati baltici e tutti Paesi più piccoli dell’Unione hanno una maggiore rappresentatività per elettore.

Solo con un’analisi dei trend per ogni Stato è dunque possibile farsi un’idea delle probabilità di successo di un candidato o l’altro nelle elezioni presidenziali Usa 2020. Nella mappa che proponiamo sono evidenziate le tendenze per ogni Stato. Lo abbiamo fatto con criteri rigorosi che fotografano la situazione attuale, al 10 ottobre 2020. Che ovviamente può cambiare di qui al voto, sia per un cambiamento di opinione, sia perché i sondaggi non sono sempre precisi, anche se quelli realizzati negli Usa si sono sempre rivelati molto più precisi di quelli, ad esempio, italiani.



Una mappa di previsione in base ai sondaggi con criteri chiari

La mappa la abbiamo creata con i criteri esposti più avanti. Lo può fare chiunque in vari siti di informazione. Qui abbiamo utilizzato il sito “270toWin”, ovvero “270 per vincere” che permette di variare le previsioni in base ai propri criteri. Anche con criteri assolutamente arbitrari, e solo per vedere chi vincerà conquistando uno Stato o l’altro. Si devono infatti conquistare almeno 270 delegati su 538 (almeno la metà) per essere eletti. Sotto la sigla di ogni Stato è segnalato il numero dei delegati, ovvero il “peso” nel risultato finale.



Elezioni presidenziali Usa 2020. Situazione stato per stato al 10 ottobre 2020. Elaborata sul sito https://www.270towin.com/ . Nebraska e Maine hanno un sistema di assegnazione di delegati con ripartizioni, per questo sono segnati a strisce di probabilità e non a tinta unica.

Innanzitutto abbiamo indicato gli Stati considerati come “safe” o “solidi” per l’uno o l’altro candidato: in blu per Biden, in rosso scuro per Trump. Questi sono Stati dove uno dei due candidati ha almeno il 10% di vantaggio nella media attuale ponderata di tutti i sondaggi finora effettuati. Ponderata, nel senso che i sondaggi più recenti hanno un peso maggiore, così come calcolato dal sito “FiveThirtyEight”. In molti degli Stati “solidi” si tratta di percentuali di vantaggio assolutamente non recuperabili, ad esempio il 30% circa di vantaggio per Biden in California o nello Stato di New York.




Poi sono segnalati gli Stati “likely” o “probabili”, ossia con un vantaggio che va dal 5% al 10%. In azzurro per Biden e in rosso meno intenso per Trump. Qui appare difficile che si possa ribaltare il trend, ma è tuttavia possibile soprattutto negli Stati con determinate caratteristiche, ovvero gli “swing”, dove più volte gli elettori hanno scelto un candidato di segno opposto nel corso della storia relativamente recente delle elezioni americane.



Presidenziali Usa 2020, i “battleground”

Nella mappa sono segnalati anche gli Stati “leaning”, ovvero dove uno dei due candidati ha al momento un vantaggio compreso tra il 3% e il 5%. In azzurro chiaro quelli per Biden e in rosa quelli per Trump (solo l’Alaska). Sono in effetti da considerare dei “battleground”, ovvero con qualche probabilità di essere ribaltati di segno da qui al voto effettivo.

Infine gli stati “toss-up” o “incerti”. Che probabilmente saranno incerti fino all’”election day” il martedì 3 novembre 2020. Qui il candidato che è in testa lo è per meno del 3%. Sono segnalati in grigio, con una leggera coloritura in azzurro chiaro (Biden) o rosa (Trump) per far notare chi è comunque in testa al momento, sia pure di poco (“tilt”). Difficilmente gli Stati in queste due categorie opteranno tutti, ma proprio tutti, per uno dei due candidati quale che sia. Probabilmente in qualcuno di questi vincerà Trump e in altri vincerà Biden. E comunque è più probabile che li vinca tutti Biden, compreso il Texas dove i repubblicani tremano.



Quali probabilità di vittoria?

Dalla mappa appare chiaro che Trump, al momento, non potrebbe vincere nemmeno se conquistasse tutti gli Stati “incerti” e anche tutti quelli “leaning”. Considerando solo gli Stati “solidi” e “probabili”, Biden avrebbe comunque più di 270 delegati. Al momento, i “battleground”, quelli delle categorie meno solide, non sarebbero sufficienti a Trump per recuperare lo svantaggio. Il candidato del GOP (il partito repubblicano) dovrebbe infatti conquistare almeno un paio degli Stati al momento dati per “probabili” per Biden. Considerando le previsioni attuali, compresi gli Stati incerti, Biden otterrebbe ben 376 delegati e Trump solo 162. Di contro, a Biden basterebbe conquistare il solo Texas, oltre agli altri quattro Stati “toss-up” dove è già in testa, per umiliare pesantemente Trump e il GOP.

Ma non è finita qui. Gli Stati al momento “probabili” per Biden comprendono al momento tre dei sette inclusi nella cosiddetta rust belt, più la Pennsylvania. Qui, in Michigan, Minnesota, Wisconsin e Pennsylvania si gioca gran parte della partita. E proprio qui gli Stati “probabili” per Biden sono tutti a un passo o comunque più vicini allo status di “solidi”.

In Minnesota Biden è in vantaggio del 9% e negli altri tre lo è tra il 7 e l’8%. Va aggiunto che il vantaggio si è particolarmente accentuato per Biden a partire dal 29 settembre, giorno del dibattito in TV tra i due candidati (foto di copertina). Un’impennata che si è ulteriormente intensificata con la malattia di Trump da Covid-19 e di molti suoi collaboratori nel quadro di una campagna repubblicana vicina ai “negazionisti” e tendente a minimizzare la pericolosità della malattia. D’altronde, con un modello molto più sofisticato, il The Economist al momento stima le probabilità di vittoria di Biden al 92% e quelle di Trump all’8%.



Presidenziali Usa 2020, i repubblicani paventano un crollo delle loro roccaforti

Parimenti, in quasi tutti gli altri Stati dove Trump era in vantaggio, questo si è assottigliato. Negli Stati incerti dove Trump era in vantaggio (Ohio, Iowa e Georgia), Biden è passato in testa sia pure di poco. In Carolina del Nord, Biden ha consolidato il sia pur limitato vantaggio dei giorni scorsi che è a un passo dal diventare del 3% o più. Tra i cinque stati toss-up, Trump rimane al momento in testa solo nel Texas, ma anche qui il suo vantaggio si è assottigliato negli ultimi giorni, passando dal 2,6% all’1,6%.

Il Texas, come l’Arizona, è uno dei casi emblematici della possibile umiliazione per Trump. Si tratta di uno Stato che vota per il candidato repubblicano dal lontano 1976, quando optò per Jimmy Carter. Ma anche altri Stati tradizionalmente repubblicani mostrano chiari segni di assottigliamento dell’elettorato favorevole a Trump, magari rimanendo di idee conservatrici e repubblicane. D’altronde, molti elettori e molti politici repubblicani di spicco, compreso l’ex-presidente George Bush, hanno già dichiarato pubblicamente di sostenere Biden in queste elezioni, proprio perché Trump è “invotabile” per chi ha sani principi repubblicani e costituzionali. Importanti esponenti repubblicani si sono riuniti nel “Lincoln Project” (Lincoln era repubblicano) e hanno intrapreso una campagna elettorale contro Trump e a favore di Biden in queste elezioni.

L’elettorato che si dichiara a favore di Trump si assottiglia sempre più anche in stati testardamente repubblicani, come la Carolina del Sud, l’Alaska e persino il Missouri, il Montana e il Kansas. Stati che Trump ha vinto con valanghe di voti nel 2016 e che erano considerati solidi fino alla scorsa primavera-estate ma che adesso potrebbero anche loro essere terreno di conquista per Biden.



Tutto può ancora cambiare ma è meglio che vinca Biden, anche per l’Italia

Certo, ancora tutto può cambiare. Trump ha vinto con incredibili colpi di coda e operazioni sui social tanto furbe quanto scorrette. La pandemia è in continuo evolversi e giocherà un ruolo fondamentale, così come le possibili intrusioni di nazioni estere, principalmente Russia e Cina, e altri fattori più o meno prevedibili.

Ma, al momento, analizzando la situazione Stato per Stato, le presidenziali Usa 2020 sembrano dirigersi verso una valanga di voti per il duo Biden-Harris e una umiliazione senza precedenti per Trump-Pence. Al momento ci sono persino buone probabilità che Biden sia eletto con oltre 400 delegati. Il che sarebbe una grande vittoria per democrazia e diritti umani in tutto il mondo, oltre che una ventata di ottimismo nel riuscire a combattere finalmente la pandemia, e non solo negli Usa.

 

 

 


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