Strani reperti nel deserto terrestre. La relazione degli archeologi

di Francesco Randazzo

Relazione degli archeologi

Spedizione del Dipartimento Archeologico di Marte, anno 4753 della IV Era Gwartamia

Gli scavi del bacino desertico della Mediaterra hanno rivelato numerosi elementi che pongono molti interrogativi ai quali abbiamo tentato di dare delle risposte. Le nostre conclusioni ribaltano completamente le teorie che in campo archeologico erano finora ritenute valide.

Verosimile ricostruzione tecnologica visiva della zona terrestre in cui sono stati trovati i reperti

Ad una profondità di circa centodiciotto unità spazio, sotto la sabbia è stato rilevato un fondo roccioso.

Tra la sabbia e la roccia sono stati rinvenuti numerosi oggetti di piccola, media e grande fattura.

La maggioranza dei relitti sembra essere macchine scivolanti su fondo fluido.

Un certo numero di esse è di grande tonnellaggio, costruite in metallo e all’apparenza sembrano equipaggiate da attrezzature atte alla guerra, prevalentemente rudimentali armi da fuoco che, probabilmente, avevano una consistente potenza offensiva.




Qualche endoscheletro umano, tra i resti a brandelli di vestimenti che supponiamo militari, con cinture alle quali sono agganciati piccoli dispositivi esplosivi, armi da fuoco portatili che confermano le supposizioni del professor Ayamanta Klutygh dell’Università di Nuova Sparta nello Stato marziano di Armstronia.

Le attrezzature di grandi dimensioni sono però affatto differenti da quanto finora ipotizzato, essendo agganciate alle strutture su perni rotanti, che probabilmente permettevano un’agevole rotazione di 280° per una copertura di ampio raggio nel colpire i bersagli prescelti.



Macchine scivolanti nel deserto insieme ai reperti

Molto più numerose sono le macchine scivolanti di piccole dimensioni, sparse si può dire dappertutto, rudimentali, di legno o gomma vulcanizzata in uso alcuni millenni fa; abbiamo inviato dei campioni di materiali ai laboratori satellitari per una più precisa datazione.

Reperti: macchine scivolanti

Queste piccole strutture sono per lo più vuote, spezzate in due o più parti.

Qualche endoscheletro umano, però, è ancora incastrato tra i frammenti dei relitti.

A livello del fondo roccioso, abbiamo ritrovato numerosi endoscheletri umani di varie dimensioni, parecchi sono molto piccoli, poco sviluppati, spesso aggrappati a endoscheletri più grandi.

Probabilmente le creature più piccole cercavano protezione dalle più grandi.



 

Innumerevoli endoscheletri

Innumerevoli sono anche degli endoscheletri piccolissimi o molto grandi, non umani, supponiamo di animali ormai sconosciuti, i quali spesso sono ritratti sulle sponde lignee di alcune piccole strutture.

Considerando la zona da noi esplorata, di circa un chilometro quadrato e facendo una proiezione su tutto il bacino desertico della Mediaterra, abbiamo ottenuto un numero elevatissimo di endoscheletri umani che supponiamo ricoprano tutto il fondale roccioso.

Il calcolo, con una approssimazione per difetto, risulta dare: 1.347.937 unità. Calcolando il numero di quelli ritrovati nell’area esplorata, con lo stesso calcolo di proiezione, di questi, il 39% sono endoscheletri umani piccoli.




Dal calcolo stimato con una percentuale d’errore dello 0,3%, risulterebbero essere 525.695,43.

Colpisce il numero elevatissimo di endoscheletri umani sul fondo, in contrasto con quello degli endoscheletri militari ritrovati sulle grandi strutture di fattura bellica. Evidentemente gli umani sul fondo erano disarmati e inermi, quindi per colpirli bastava un numero relativamente basso di umani militari.

Le ragioni di questa spietata caccia, restano per noi ancora ignote.

La curva di intensità numerica degli endoscheletri vittime cresce da sud a nord. Anche in questo caso non conosciamo ancora le ragioni di questo incremento.



Interpretazione dei reperti

Al momento sono allo studio dei nostri linguisti archeologi, numerosi oggetti ricoperti da segni di antiche scritture e tavolette tecniche ormai spente che stiamo cercando di riattivare per interpretarne il contenuto.

Finora pochi indizi che possano spiegare questo strano e immotivato genocidio.

I reperti sono stati ritrovati anche sotto montagne di sabbia simili a questa immagine

Dalle suddette scritture risulterebbe che il bacino desertico della Mediaterra, era in tempi lontanissimi un bacino chiamato Mare Mediterraneo. La parola “Mare” è a noi sconosciuta; speriamo di trovarne qualche spiegazione nella decifrazione dei testi ritrovati.

Forse questa parola nasconde la ragione o una delle ragioni che ha causato la morte delle vittime. La nostra geobiologa Amfrinaw Yualliqrtak ha ipotizzato che si possa trattare di un fluido sul quale scivolavano le macchine ritrovate.

Stiamo ancora in una prima fase degli scavi e dell’intepretazione di quanto ritrovato.

Le nostre deduzioni, fino a questo momento, sono le seguenti: per motivi che non riusciamo a immaginare, una piccola parte di umani armati ha sterminato un numero più che considerevole di umani i quali supponiamo si spostassero da sud a nord. Molti di loro erano piccoli, supponiamo fossero cuccioli umani di svariati stadi d’età.

Ci colpisce e sconcerta la sproporzione dei rapporti di forza tra i due gruppi. È evidente che un piccolo numero di armati abbia avuto la meglio contro una massa inerme.



Conclusioni preliminari

Il professor Gaywo Markintow antichista emerito di grande erudizione ha ipotizzato che potremmo essere di fronte ai resti di un genocidio narrato in alcuni testi rari conservati nella Biblioteca Arcaica del Qwiscong nello stato marziano di Fruityax, da lui tradotti e interpretati. Questo genocidio umano è in questi testi chiamato: “La strage degli innocenti”.

È per noi inesplicabile la ragione per la quale si debbano sterminare degli innocenti.




Il genere umano, ormai estinto, ci riserva questioni e interrogativi per noi lontanissimi e oscuri.

Sarà materia di molti anni di scavi e interpretazioni per noi studiosi. Null’altro al momento ci è dato sapere e comprendere. Ma tutti noi partecipanti alla spedizione, avvertiamo un brivido e un’emozione, molto intensi, durante il nostro lavoro. Molti di noi prefigurano che quando capiremo il perché di ciò che abbiamo scoperto, resteremo sconcertati ma anche delusi dal leggendario periodo storico in cui il genere umano abitava il pianeta Aerthus, da loro chiamato Terra.

Siamo certi però che qualsiasi spiegazione troveremo essa sarà d’esempio per noi esseri marziani, un monito che ci preservi dalla sopraffazione e dalla violenza che quanto abbiamo scoperto ci suggerisce. Sconcertandoci.




Foto in copertina: Photo by Jacob Campbell on Unsplash

Foto deserto nel testo: Photo by Fabian Struwe on Unsplash

Seconda foto nel testo: Photo by Andreas Dress on Unsplash (particolare)

Seconda foto nel testo: Photo by Claudia Gschwend on Unsplash

 

 


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