Palermo, una proposta per traffico e piste ciclabili alla Favorita

di Umberto Signa

Vorrei inserirmi nel dibattito che si è riacceso in questi giorni a proposito della circolazione automobilistica all’interno del parco della Favorita. L’ultima proposta che ha riscosso notevoli consensi è venuta nei giorni scorsi da Riccardo Agnello che suggerisce sostanzialmente di introdurre un paio di divieti di svolta al fine di eliminare il traffico di attraversamento che utilizza il parco come scorciatoia. La proposta, in effetti, diminuirebbe il numero delle auto che transitano nel parco ma congestionerebbe ulteriormente la piazza Leoni e la via Imperatore Federico che, certo, non sono in grado di reggere ulteriori carichi.

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Parco della Favorita a Palermo. Situazione attuale

Così come la prospettiva, di cui a volte si sente parlare, di chiusura totale del Parco alle auto, che comporterebbe una insostenibile congestione delle borgate marine e di tutte le vie di comunicazione con le zone di Mondello e dell’Addaura.

In attesa di altisonanti, quanto improbabili, progetti di nuovi collegamenti alternativi con Mondello – si riparla di metropolitana automatica leggera (ma non si doveva fare in via Lanza di Scalea?) – mi sembra che si debba provare, da subito, ad allontanare il grosso del traffico dalla parte centrale del parco, senza creare ripercussioni sul traffico di altre zone e, possibilmente senza spese.

In questa direzione si muove la proposta con cui vorrei inserirmi nel dibattito. Credo, per altro, che non sia del tutto nuova o che si avvicini a qualcuno degli esperimenti tentati in passato e subito accantonati.

Il Parco è caratterizzato da una parte centrale lunga circa 2600 metri e larga da 500 a 200 metri. Delle due principali strade che lo attraversano, il viale Diana taglia a metà il Parco nel senso della lunghezza, mentre il viale d’Ercole corre lungo un margine del Parco (se si eccettua la parte legata a Villa Niscemi e Palazzina Cinese). Confina infatti con stalle e altri edifici comunali e con le attrezzature sportive (stadio delle Palme, stadio Barbera e Ippodromo).  Anche il viale di ingresso da Piazza Leoni, stretto tra la Villa Ajroldi e l’Ippodromo, è a margine del Parco. Ciò che più ostacola la libera fruizione del Parco, sono le auto che lo attraversano in senso longitudinale. Introdurre sovrappassi o semafori, sarebbe solo un palliativo, per altro discutibile dal punto di vista dell’impatto paesaggistico.

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Parco della Favorita a Palermo. Proposta.

La mia proposta prevede invece  di chiudere del tutto il viale Diana alle auto, lasciandolo alle bici, ai pedoni, agli sportivi e consentendo l’accesso solo ai mezzi diretti verso le strutture comunali esistenti, al campo ostacoli oltre che alle auto delle forze dell’ordine, della manutenzione del parco e alle emergenze.

Il viale d’Ercole dovrebbe diventare, invece, a doppio senso di marcia con doppia striscia continua e divieto di sorpasso (cosa che eviterebbe il frequente attuale superamento del limite di velocità). Niente di drammatico, nell’ottica del “traffic calming”, come sarebbe opportuno dentro un parco.  Per altro oggi, alla velocità di 50 km l’ora, il viale d’Ercole, dal cancello Giusino fino al cancello dei Leoni, si percorre in quattro minuti. Non sarà un dramma non poter effettuare sorpassi per quattro minuti.

Il viale d’Ercole è largo, in atto, quasi otto metri, tanto da contenere la corsia di marcia, quella di sorpasso e la pista ciclabile. Nella mia proposta le corsie per le auto si potrebbero allargare (senza effettuare lavori) in quanto la pista ciclabile si sposterebbe in viale Diana. Inoltre, potando più a fondo i margini del viale, si potrebbero ricavare spazi per la sosta di emergenza.

Le due planimetrie allegate mostrano la differenza tra lo stato attuale e la proposta di modifica. Il vantaggio per il parco sembra evidente in quanto tutta la parte centrale del Parco sarebbe quasi privo di auto, essendo queste presenti solo nelle due strade lungo i confini. In pratica è come se il Parco fosse privo di auto ma solo lambito marginalmente da queste.

In copertina, Monte Pellegrino visto dal Parco della Favorita. Foto di Marco Landolina.

 

 

 

 


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