Insalatona Crocetta in salsa stella

di Gabriele Bonafede

A partire dal simbolo, sembra che Crocetta abbia fatto un’insalatona di cipolle, arance, prezzemolo, mandarini, finocchietto di montagna, gerani, ulivi, olive, pititttuna, lape, citofoni, lattughino, rucola, ricotta, cacoccioli, giocattoli, megafoni, microfoni, macrofoni, cicirelli, cannoli e patatine. Tutto condito con salsa-stella e le mandorle abbrustolite spolverate sopra. Di rito, s’intende.

Alla base della Insalata Crocetta.

Alla base della Insalatona Crocetta.

Il mal di stomaco, oltre che il voltastomaco, è assicurato. Anzi, altro che voltastomaco. Acitu. Manco la biochetasi ci può potere. Manco il Plasil. Direttamente il Toradol.

Tutto nella vera tradizione siciliana. Ma stavolta forse si sta esagerando. Si possono capire le lape e il citofono, ma la salsa-stella non va né con i cicirelli e nemmeno con i microfoni. Lo sappiamo tutti. Ci potrebbero stare persino i cannoli, benché a tutto ci sarà pure un limite. E forse riguardo ai cannoli o altro pasticcino non ce n’è nemmeno l’ombra. Per carità.

La cosa che più stupisce è che, tra tanti ingredienti, per lo meno nel simbolo, manchi quello teoricamente più consono: Crocetta. Nel simbolo del 2012 c’era. Adesso, in quello circolato ultimamente, non c’è. Perché? Non si sa. E forse è una domanda retorica.

Per caso il governo Crocetta ha deluso? Per molti sì. Persino oltre le delusioni reali. Va concesso il beneficio d’inventario, certo, perché molte volte sono stati addebitati a Crocetta errori non suoi. Ma nel complesso, i governi Crocetta sono stati poco apprezzati. È un dato inoppugnabile.

Anche da una ìinsalata può sempre nascere un discorso serio. Basta avere ispirazione. Qui Franklin Delano Roosevelt.

Anche da una ìnsalatona può sempre nascere un discorso serio. Basta avere ispirazione. Qui Franklin Delano Roosevelt.

Eppure, in un mondo che si affida a truculenti dittatori dal Mediterraneo agli Urali, passando per le follie di nuovi populisti nelle terre poste tra oceani Atlantico e Pacifico, il piccolo governicchio di Crocetta sembra persino gigantesco in quanto a democrazia, per quanto parolaia e gattopardesca. Perché, finora, non è caduto nella trappola del populismo in salsa-odio.

E qui sta il punto. Nelle insalatone politiche di oggi, un ingrediente sembra sempre presente: il lattosio, o per dirla tutta, l’intolleranza. Che, per fortuna, finore non c’è nell’insalatona di Crocetta. Anzi.

Ecco, forse bisognerebbe partire da qui. Dall’evitare d’immettere l’intolleranza nelle insalatone di sedicenti piattaforme politiche, simboliche o meno.

Siamo infatti alla battaglia di retroguardia: siamo in guerra per difendere la democrazia. Da difendere partendo dalla coalizione di un mondo politico civile e che difenda dalla barbarie.

Scrisse Franklin Delano Roosevelt nel dicembre 1940: “Dobbiamo scrupolosamente custodire i diritti civili e le libertà civili di tutti i cittadini, qualunque sia il loro background. Dobbiamo ricordare che ogni oppressione, ogni ingiustizia, ogni odio, è un cuneo progettato per attaccare la nostra civiltà.”

Era vero. Ed è vero anche oggi.



In copertina, collage Ballo del Gattopardo-Crocetta (foto di Crocetta di Gabriele Bonafede, applicata maldestramente su una delle più belle scene del film di Luchino Visconti “Il Gattopardo”).

Foto di Franklin Delano Roosevelt tratta da Wikipedia. Di FDR Presidential Library & Museum – CT 09-109(1), CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47600299

 

 

 


DIVENTA FAN DI MAREDOLCE SU FACEBOOK: Clicca QUI. Ti aspettiamo!