Sì, no, accozzaglia e vocabolario

di Giovanni Rosciglione

Premetto che sono completamente d’accordo ad evitare che il dibattito (sacrosanto) tra i sostenitori del SI e quelli del NO al Referendum debba finire in caciara.

O, peggio, nei prodromi di una futura guerra civile, come alcuni catastrofistici maître à penser si divertono a prefigurare e che vedrebbe i fronti opposti imbracciare i mitra e spararsi addosso – che so -tra via Notarbartolo e Piazza Politeama per difendersi dalla Dittatura di Renzi o di Grillo o per la mancata abolizione del Senato.

Qualcuno preferisce il NI.

Qualcuno preferisce il NI.

Chi insulta, chi prevede guerre civili, chi rompe amicizie, chi inventa terribili complotti plutocratici, chi dal risultato fa discendere l’espulsione dell’Italia dall’Europa, chi fa questo non ha argomenti veri.

Il nostro populista italiano – credo – grida, scalcia e insulta come quei bambini che si sentono trascurati dai genitori.

E, per uscire di metafora, ritengo vero che larghe fette della nostra popolazione ha disagi (dalla incombente povertà, al non riconoscimento di un nuovo ceto medio) molto gravi. E non trovo ingiustificata la sua rabbia anche espressa in termini forti.

Tanto più che i fenomeni di arricchimento per corruzione sono di tale numero e gravità da accendere i toni di quella protesta. Anche osservando che questa piaga morale percorre tutta intera la nostra società: Burocrazia, Politica, Clero, Imprenditoria e giù giù sino a diventare rassegnato costume quotidiano di una società che alle volte sembra rassegnarsi essa stessa.

E però (ripromettendomi di essere coerente a questa mia premessa) voglio fare notare una recente surreale diatriba.

Vedete, alle volte, in problemi complessi e incombenti, in operazioni apparentemente insolubili, avviene che un piccolo particolare ti fa afferrare il bandolo della matassa.

Insieme disordinato di cose o persone. Deriva da accozzare: mettere insieme persone o cose (colori, parole); incontrarsi, mettere insieme persone o cose; accordarsi.

Insieme disordinato di cose o persone. Deriva da accozzare: mettere insieme persone o cose (colori, parole); incontrarsi, mettere insieme persone o cose; accordarsi.

Da qualche giorno infatti Giornali, Web, Talk show, Manifestazioni hanno alzato i toni rispetto al problema che ho illustrato da quando il Presidente del Consiglio, che è anche Segretario del PD, in una manifestazione a sostegno della riforma che il Governo ha presentato ha fatto esporre una grande foto che mette insieme i volti di tutti i leader politici e culturali che sostengono fieramente il NO al referendum con toni “virili” ed argomenti molto simili.

E sopra questo collage c’era scritta a grandi caratteri la parola ACCOZZAGLIA!

 Apriti cielo!

“Un capo del Governo non può insultare le opposizioni”. “Ormai tutti insultano tutti: Scrofa ferita, Serial Killer, Fascista, Venduto alle Banche, Accozzaglia”. E via cantando.

Sino alle callide prese di posizione dei Soloni di turno che sostengono che a questo punto sarebbe meglio per la Patria rinviare il Referendum, magari a dopo l’approvazione della nuova legge elettorale (sono gli eredi dei governi estivi, delle larghe intese, dei compromessi da birreria, della fusione delle …  Ditte).

Qui c’è la foto di una pagina di un qualsiasi buon dizionario.

Alla parola accozzaglia recita testualmente: “insieme disordinato di cose o persone. Deriva da accozzare: mettere insieme persone o cose (colori, parole); incontrarsi, mettere insieme persone o cose; accordarsi”

Faccio seguire la foto del cartellone che stava alle spalle di Matteo Renzi. Non c’è bisogno che faccia i nomi dei politici rappresentati. Solo che al posto di La Russa e Civati mi sentirei trascurato.

Per il resto c’è qualcuno che definirebbe quella foto con quelle persone con un termine più appropriato di accozzaglia? E, soprattutto, perché offendersi a equiparare quel termine a Serial Killer?

Picciotti, d’accordo a non insultarsi, ma “mancu a pigghiarini pì fissa!”

 

 

Una piccola chicca: i cavalieri del “Vaffa” secondo i Monty Python. Profetici. Anche con un doppiaggio scarsino.

 

 

… e quindi qui c’è la versione originale in inglese, con sottotitoli in francese.

 

 

 

 


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