21 Aprile 2021

2 thoughts on “Dal progresso al regresso, ovvero l’Europa dei nazionalismi

  1. Mi dispiace sempre dovere aggiungere elementi che contraddicono il senso di questo articolo totalmente orientato e parziale. Innanzitutto l’Europa non sarebbe mai esistita senza la decisiva opera degli Stati Uniti e del piano del Gen George Marshall. Fu solo grazie a quel piano che l’Europa poté crescere e diventare un luogo civile. I nomi da lei citati, furono grandi personalità ma sempre relative all’egemonia politica statunitense. Omettere gli USA e celebrare sono quelle star dell’europeismo è ingrato verso i veri creatori dell’Europa moderna. Noi europei però siamo così ingrati che dimentichiamo di omettere sempre che l’Italia è un paese democratico principalmente grazie a loro. Sul nazionalismo mi sembra si ripeta a tamburo battente sempre lo stesso mantra ovvero che nacque per egoismo. Se aprisse qualsiasi quotidiano europeo dai primi del 900 in poi, si accorgerebbe che la paura principale delle democrazie liberali fu il comunismo. Dal 1917 in poi questo fenomeno divenne una costante di tutti i paesi liberali. Ciò che il mondo vide nella Mosca del 1917 era realmente temuto da tutte le cancellerie d’Europa. Vittorio Emanuele III e l’establishment italiano dell’epoca gradirono proteggersi e consegnare l’Italia al fascismo piuttosto che venire fucilati in piazza come il cugino zar. D’altronde quasi tutto l’arco costituzionale appoggiò Mussolini nel 1922. Non minimizzi la paura anticomunista e sopratutto, a conti fatti, sia meno duro verso il nazionalismo poiché ci salvò da decenni di ateismo forzato, pianificazione della fame, assoggettamento alle decisioni di Mosca e ci salvò dalla privazione di qualsiasi libertà individuale. Il nazismo fu un grande male che visse 12 anni ma assai meglio di quel male senza fine che albergò in Europa (NB la Russia è Europa )fino al 1989.

  2. L’idea di un’Europa libera e unita ispiratrice del Manifesto di Ventotene stilato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann fra l’inverno 1940 e la primavera 1941, mediata dal Governo De Gasperi, persuase i ministri degli Esteri di Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi che elaborarono, agli inizi degli anni ’50, una bozza di trattato costitutivo della Comunità Politica Europea (CPE) e della Comunità Europea di Difesa (CED), che prevedeva un Consiglio Esecutivo Europeo espresso da un Parlamento bicamerale eletto a suffragio universale diretto, una Corte di Giustizia e un Consiglio Economico e Sociale.
    Il progetto fallì nel 1953 a causa della mancata ratifica della CED da parte dell’Assemblea nazionale francese.
    Nelle more, il trattato stipulato da quei paesi a Parigi il 18 aprile 1951, previde la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) cui furono affiancate, con i Trattati di Roma del 25 marzo 1957, la Comunità Economica Europea (CEE) e la Comunità Europea dell’Energia Atomica (Euratom), costituendo il Mercato Comune Europeo (MEC).
    Dopo un quarantennale percorso di integrazione esclusivamente economica, le tre comunità vennero fuse nell’Unione Europea (UE) con il trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992.
    Gli iniziali ideali politici furono del tutto decantati e sbaglia o mente chi vuol farci credere che l’attuale Unione sia quella proposta da Altiero Spinelli e sodali.
    Altrettanto per l’ideale europeista di Churchill, l’unico tra gli statisti citati nell’articolo che nel 1946 propose una federazione europea di regioni e non di stati e che, rimasto inascoltato, si defilò, come dimostrano il fatto che la Gran Bretagna non è stata tra i paesi fondatori di “questa” Unione e la Brexit del 23 giugno scorso.
    Troppo facile dire, quando gli elettori non si esprimono come noi vorremmo, che erano disinformati e che non hanno capito per cosa si votasse. Qualunque parte vinca al referendum sulla deforma costituzionale di Matteo & Maria Elena, l’altra spiegherà in questo modo la propria sconfitta!

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