Palermo città in ginocchio

di Gabriele Bonafede

Palermo, una delle città più belle d’Italia e potenzialmente più floride. Eppure in questi primi mesi del 2016 è una città in ginocchio: migliaia di lavoratori a rischio, aziende che continuano a chiudere, scelte balorde dell’amministrazione che aumentano le difficoltà finanziarie soprattutto per la gestione dei trasporti e delle partecipate.

Almaviva, la notte della vertenza continua: quasi 3000 licenziamenti previsti in tutta Italia, 1670 dei quali a Palermo.

Almaviva, la notte della vertenza continua: quasi 3000 licenziamenti previsti in tutta Italia, 1670 dei quali a Palermo.

Considerando le emergenze del lavoro più importanti, sono da registrare migliaia di posti a rischio per le seguenti imprese: Almaviva (1700 a rischio licenziamento), Cantieri Navali (più di 700 compresa la gestione-mensa), Giornale di Sicilia, Amat, Cedi-Carini, Mediaworld (ex Max-Living), Immobiliare Virga, giusto per citare le vertenze più conosciute.

Alle difficoltà per il mantenimento del lavoro in queste e altre aziende, si aggiungono i numerosi lavoratori di quelle già chiuse per i quali stanno scadendo gli ammortizzatori a suo tempo stabiliti, come Mazzara, Li Vorsi, Migliore, e tante altre.

Si tratta di una mazzata al potere d’acquisto a Palermo che rischia di far sprofondare l’economia del capoluogo isolano ancora più giù, con una spirale d’impatto negativo che potrebbe uscire fuori controllo. Non a caso l’emigrazione di giovani laureati prosegue, privando la città delle migliori risorse umane in cerca di un impego altrove.

A tutto questo si aggiungono le scelte scriteriate nell’ambito dei trasporti urbani. Con la realizzazione del tram, infatti, l’amministrazione comunale si trova con un ulteriore peso economico derivante soprattutto dalla mancanza di linee di tram laddove queste avrebbero fatto il pieno di clienti e di biglietti pagati, ossia nella parte centrale della città.

ZTL approvate Comune

ZTL approvate dal Comune e poi “sospese” dal TAR. In tutta quest’area non passa una sola linea di tram, eppure sarebbe la zona dove si venderebbero 5-10 volte più biglietti che altrove.

Il tram di Palermo assomiglia così a un ristorante che chiude nel weekend, o a un negozio di giocattoli che chiude i battenti per Natale: è destinato a fallire economicamente perché privo delle entrate cicliche più consistenti nella fornitura dei propri servizi.

La gestione caotica e incoerente delle ZTL, con conseguente stop decretato dal TAR, ha acuito il problema. La decisione del TAR era comunque prevedibile, visto l’impianto amministrativo con le quali sono state organizzate le ZTL.

In questo quadro il futuro economico e sociale di una città già in grandi difficoltà, è a forte rischio. Non sembra che l’amministrazione locale e quella nazionale abbiano ancora capito quali siano le implicazioni sociali ed economiche di un tale disastro.

La vertenza Almaviva è emblematica. Si è perso molto tempo senza motivo e, come paventato, gli incontri tra sindacati e azienda non hanno dato ancora risultati: si corre verso i licenziamenti di massa ormai dietro l’angolo.

Ma il problema non è solo Almaviva, che di per se è una  mazzata non ancora capita da chi amministra Palermo e l’Italia. Il problema di Palermo è l’assenza totale di un progetto di sviluppo, che non siano i soliti lavori precari e di ripiego, poi magari trasformati in lavoro stabile dalle grandi capacità di adattamento e dedizione al lavoro ad esempio nelle migliaia di palermitani impiegati in Almaviva e oggi a rischio-futuro.

Lavoratori di Almaviva espongono lo striscione "Siamo tutti Almaviva"

Lavoratori di Almaviva espongono lo striscione “Siamo tutti Almaviva”. Niente di più vero: con questo volume di licenziamenti ci sarebbe un impatto spaventoso sull’economia della città.

Palermo è una città in ginocchio in troppi settori. E ciò che serve adesso non è solo una soluzione senza licenziamenti per Almaviva.

Serve anche, e soprattutto, un progetto condiviso con aziende, popolazione, lavoratori, sindacati. Serve quello che non è mai stato fatto: far fruttificare le occasioni di sviluppo.

Serve cambiare rotta rispetto al passato, evitando di perdere le occasioni spesso fornite anche dai fondi europei ma che le amministrazioni regionale e locale non hanno saputo cogliere.

Serve un interessamento nazionale, vero e non solo per creare posti di lavoro precari e voti alle prossime elezioni. Serve una svolta fatta di respondabilità e non fatta da nastri d’inaugurazione tagliati nel cantiere inutile di turno e per giunta eseguito in ritardo, magari conditi di “passerelle” in quartieri sempre diseredati ma ripuliti per l’occasione.

Serve che Palermo si rialzi dalle sue ginocchia, e soprattutto con le proprie gambe.

 

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