Salvare il faro di Capo Zafferano

di Maria Luce Schillaci

Il faro di Capo Zafferano, una magia che non deve morire. È inserito in uno dei luoghi più belli e affascinanti d’Italia: Santa Flavia, Porticello e il piccolo borgo di Sant’Elia. Siamo in Sicilia, nel Palermitano. Sono luoghi straordinari che rappresentano l’Isola in tutto il suo splendore naturale. È incantevole la stradina che conduce al faro di Capo Zafferano, a strapiombo sul mare.

Da lì si può godere un panorama mozzafiato. Il faro, una suggestiva torre bianca che spicca dal promontorio, fa ancora il suo dovere. La lanterna è funzionante, automatizzata negli anni Settanta, da quando i guardiani del faro sono andati in pensione.

La strada di accesso al faro di Capo Zafferano. Foto di Mimmo schillaci

La strada di accesso al faro di Capo Zafferano. Foto di Mimmo Schillaci

Da allora però la torre è stata abbandonata e il magico splendore della zona ora mostra uno stridente contrasto fatto di degrado e incuria.

Da anni ormai è stato chiesto ripetutamente, ma invano, di poterne fare un centro di osservazione marina. Nel 1997 la giunta comunale di Santa Flavia, approvò un progetto per realizzare un parco di 44 ettari compreso tra Monte Catalfano e Capo Zafferano, finalizzato anche al recupero del faro. L’intenzione era quella di farne una stazione di osservazione e studio della fauna marina e della flora tipica del luogo.

Ancora oggi il progetto resta solo sulla carta mentre il faro cade a pezzi sprofondando nel degrado. Così come resta sulla carta la proposta di un bando d’interesse redatto tempo fa da Legambiente e varie associazioni pubblico/private per garantirne l’uso e la gestione. Il bene era di proprietà dell’Agenzia del Demanio che si era detta disponibile a cederlo al Comune di Santa Flavia a condizione che fosse stilato un progetto di recupero.

Il progetto dell'ing. Guudo Nicastro per il restauro del Faro di Capo Zafferano

Il progetto dell’ing. Guido Nicastro per il restauro del faro di Capo Zafferano

Nonostante il progetto sia già pronto, con tanto di preliminare d’intesa sottoscritto nel 2002 dai Comuni di Bagheria e Santa Flavia, con l’Azienda Foreste Demaniali della Regione e la Provincia di Palermo, nulla ancora è stato fatto. Orazio Amenta, segretario Pd, Comune di Bagheria, insieme a molti altri appassionati e innamorati del luogo, lotta da tempo per salvare il faro: “Tra i tanti problemi – spiega – c’è anche quello dei fondi, servono tanti soldi, non meno di un milione di euro, per ripristinare l’area e metterla in sicurezza”.

C’è poi la questione burocratica e, di fatto, l’assenza di una reale chiarezza. Ne sa qualcosa Giusi Gerratana, assessore del Comune di Santa Flavia da pochi giorni, altra grande battagliera per la salvezza del faro: “Devo verificare se il faro sia già un bene culturale – dice – se così fosse sarebbe già un vantaggio, tra l’altro l’area è zona SIC, sito di interesse comunitario, per la sua valenza naturalistica e la biodiversità.

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Foto di Mimmo Schillaci

Questa area non deve finire in mano ai privati, ma bisogna individuare una forma di tutela e gestione che porti anche al recupero del faro. Devo però anche verificare a che punto è lo status di acquisizione Demanio/Comune, a oggi non sembra tutto così chiaro e scontato.

Mi serve tempo e collaborazione, ma ci sto provando”. Luigi Tanghetti, capo di Legambiente di Bagheria e dintorni, è un altro “paladino” del faro: “Il bando d’interesse per la gestione dell’area è pronto da tempo – afferma – potrebbe già essere pubblicato, ma il Comune di Santa Flavia ancora non dà risposta, per questo crediamo che l’acquisizione del bene non sia ancora concreta. Anche l’Università di Palermo si è detta interessata ma servono soldi, per cui stiamo cercando fondi europei per finanziare il tutto. Un parco del genere, con immense potenzialità turistiche e di ricerca, avrebbe un enorme ritorno a livello economico per tutti. Inoltre, il ripristino dell’impianto edilizio del faro consentirà la creazione di un osservatorio naturalistico dove svolgere attività legate sia alla terra che al mare, con laboratori didattici di botanica e biologia marina. Di certo, destinazioni d’uso coerenti con lo straordinario valore paesaggistico del luogo”.

Dunque la battaglia prosegue. Il percorso non appare facile, ma finché ci saranno persone cariche di forza di volontà e di interesse, quel luogo magico potrà ancora avere speranza di tornare a risplendere come tanti, tanti anni fa.

 

In copertina, il Faro di Capo Zafferano. Foto di Mimmo Schillaci.

 

 


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