Perché la scelta di Matteo Renzi era inevitabile

di Vincenzo Pino

Avevamo declinato ieri su Maredolce alcune delle ragioni della separazione di Matteo Renzi, perché chiamarla scissione,  mi sembra del tutto improprio. Anche i toni morbidi di Renzi e Rosato confermano questa notazione, privi come sono di pathos e polemica. Tanto sono chiari e risaputi.

Matteo Renzi al Lingotto

La sostanza del ragionamento che loro fanno è che si è tentato in permanenza di delegittimare l’azione politica di Renzi dentro il Pd quando ha governato e quando si è votato alle politiche del 2018.

Occorreva cancellare la memoria di tutto quello che d’innovativo e di riformatore aveva rappresentato Renzi nel panorama politico italiano e non sono mancati nell’ultima fase tentativi di silenziarne l’azione anche quando, come nella recente contrapposizione a Salvini, la sua azione si era rivelata particolarmente efficace e produttiva.




Se Renzi non ha potuto dispiegare pienamente questa sua azione per le gelosie interne al Pd, è chiaro che non esista più uno spazio per lui.

Diciamo che il Pd ha preferito privarsi di una risorsa preziosa ed efficace in questa fase politica per evitare che si evidenziasse l’assoluta mancanza di leadership di Zingaretti.

Che per l’appunto in quest’ultimo mese è andato a rimorchio delle scelte prima di Matteo Renzi, ma senza mai riconoscerlo e poi di Veltroni, Prodi, D’Alema e di Franceschini che è assurto a dominus dell’azione politica del Pd.



Matteo Renzi: un’altra strada

Renzi ha deciso di intraprendere un’altra strada perciò. Perché le sue capacità di leader e di trascinatore del popolo Pd venivano regolarmente tarpate dal politicismo, dalla mancanza di un riconoscimento minimo alle sue intuizioni politiche ed alla sua capacità di trascinare una fetta importante della pubblica opinione alle sue ragioni.

Un’altra strada

I tentennamenti di Zingaretti e i tentativi in una prima fase di bloccare la formazione del nuovo governo stanno tutti nell’ossessivo richiamo al votoanticipato. Nella stanca proposizione di una pregiudiziale nei confronti di Conte. Nella voglia di imporre una discontinuità nella stessa composizione di governo.

Tutta la nenia che i suoi aficionados Orlando, Boccia e la De Micheli ci hanno riproposto per qualche settimana. Operazioni fallite se ci ritroviamo Conte, Di Maio, la Castelli a presidiare una continuità di governo penta stellata così evidente.

Ma Renzi ha fatto la scelta di un progetto politico per il quale, a differenza degli scissionisti alla Bersani, non rivolgerà i motivi di polemica e di contrapposizione all’interno del Pd. Non è nel suo interesse. La sua ambizione è di contrapporsi a Salvini in maniera diretta per sottrarre fasce di elettorato e di consensi allo stesso, cosa che per l’appunto le gelosie interne del Pd gli hanno impedito.



Salvini, la preda

Si sa come l’avesse tallonato per il dibattito al Russiagate. Si sa come l’avesse inchiodato nel dibattito sulla fiducia, si sa di come l’avesse accusato di aver utilizzato i 49 milioni per finanziare la “bestia“. Si sa come gli avesse imputato la responsabilità di un aumento dell’Iva, qualora la sua manovra delle elezioni anticipate fosse passata.

Governo Italia M5S-PD giuramento 5 set 2019

Un attacco a 360 gradi che passa ancora attraverso la richiesta, fatta ieri sera a Porta a Porta di avere una sfida diretta con lui nei talk show televisivi.

Renzi vuole intestarsi questa battaglia per prosciugare il consenso elettorale di Salvini e offrire una sponda a quegli elettori che in questo momento lo seguono in assenza di un’alternativa, quali ad esempio, i ceti produttivi del centro nord.

E offrire una scelta, un riferimento, ai delusi di Forza Italia ai riformatori ed a coloro che vedono nella crescita il motore di sviluppo del Paese.

Perché paradossalmente Renzi ha quasi maggiori estimatori fuori che dentro questo Pd, come uscito dalle recenti primarie.

Una scelta rischiosa per lui, ma Renzi ha sempre dimostrato di essere non solo un valoroso combattente ma anche un vincente.



Il curriculum di Matteo Renzi

Ha cominciato sfidando gli apparati fiorentini del Pd e vincendo le primarie. per le elezioni locali. Ha continuato ridimensionando con il suo diniego peso e iattanza dei cinque stelle in quest’anno.

Selfie a Tel Aviv

Ora l’obiettivo è Salvini e per dispiegare in pieno tutto il suo potenziale e poterlo battere, ha dovuto liberarsi del peso di una parte del Pd. Quello che ha continuato per un tempo lungo ad attaccare il Matteo sbagliato. E per questo la sua attenzione non è rivolta prioritariamente a conquistare voti nel Pd.

Ha solo bisogno, al momento, di una pattuglia di parlamentari coesa e determinata che porti in Parlamento quelle istanze di sviluppo che al momento sembrano trascurate dai programmi di governo.

E il governo non ha niente da temere sulla sua tenuta, anzi con gli approdi esterni annunciati la maggioranza numerica sarà più solida.

E poi il disegno renziano ha bisogno di un tempo non breve per potersi dispiegare. Per questo le circostanze sono oggi così favorevoli a questa operazione. Tutta la mia solidarietà a chi resta nel Pd, ma questa nuova sfida di Renzi mi affascina.

 

 


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