Renzi a Milano. Il Pd deve uscire dal letargo e imporre l’agenda politica

L’ex segretario incita a ricompattare il centrosinistra, lanciando la battaglia contro calunnie e fakes. Le linee guida per tornare maggioranza

 

di Vincenzo Pino

Impietoso Renzi sulla fase che vive il Pd dalla sconfitta del referendum in poi.

Renzi a Milano 12 luglio 2019

Per sintetizzare il suo pensiero, dopo quella sconfitta, il Pd non ha saputo continuare un’azione di governo efficace, subendo un arretramento non solo dai propri obiettivi ma anche dalle acquisizioni realizzate in passato.

Titubante sulla buona scuola, sul jobs act, sul tema dello ius soli, ha permesso agli avversari una narrazione del tutto falsa della sua azione. Cancellando anche i voucher per imposizione Cgil.

Gli avversari facevano  riferimento  alla limitata crescita del paese, quando gli indici di crescita erano a  +1,6%, al non avere tutelato gli strati più bisognosi della società. Mentre con gli 80 Euro si sono privilegiate le retribuzioni più basse, alla condizione dei pensionati e si sono aumentate significativamente le pensioni, grazie all’accordo tra governo Gentiloni e Cisl ed Uil con la Cgil si era sfilata. Ed ora questi benefici sono stati bloccati in parte dal governo gialloverde.




E si è intervenuti nella fascia del bisogno vero, quello della condizione di svantaggio, con la legge sull’autismo e quella sul dopo di noi, con una particolare attenzione alla regolamentazione ed al rilancio del terzo settore.

Come pure sulla condizione di povertà, attraverso il Rei, e la rete di protezione costruita assieme alle autonomie locali, ai sindacati ed alle associazioni che operano su questo terreno.

E si è operato un deciso sostegno al lavoro stabile, attraverso l’incentivazione delle assunzioni, che hanno permesso non solo di avere un milione di occupati in più ma di trasformare mezzo milione di occupati già precari in lavoratori stabili.



Il voto alle politiche del 2018, l’analisi di Renzi

Eppure di fronte a tutte queste realizzazioni, l’elettorato ha voltato le spalle al Pd e non parliamo solo delle forze tradizionalmente di opposizione ma anche di pezzi del centro sinistra. Che attraverso la scissione ed il sostegno della Cgil hanno dato fiato ad una narrazione per la quale il Pd era “il riferimento degli strati sociali privilegiati” e che trascurava periferie, precari e povera gente.

Nicola Zingaretti a Rep-Idee Bologna 2019

Ha provveduto il governo gialloverde a mettere a tacere questo ordito dopo il suo insediamento. Jobs act confermato, voucher reimmessi nel silenzio della Cgil, piano per le periferie abolito.

Reddito di cittadinanza che è risultato un fallimento per quanto si proponeva in termini di rilancio lavorativo e per il quale non si è riusciti a spendere le limitate somme stanziate nel bilancio 2019 per la limitata partecipazione degli aspiranti a questo beneficio.

Oggi il Pd non sa da dove riprendere il bandolo della matassa, essendo stato incapace di difendere quanto di positivo aveva fatto in passato. Così la nuova dirigenza propone solo qualche aggiustamento statutario solo per bloccare il rilancio della sua vocazione maggioritaria e di governo.

E sul piano strategico non ha una programma o proposte in grado di incalzare questo governo fallimentare che è vissuto solo di inadempienze, di stop alle realizzazioni e di alibi. Imputando ai governi precedenti le responsabilità per non essere riusciti a fare quanto si proponevano tra Ilva, Tap ed anche Tap.



La narrazione grillina oggi

Significativo quanto detto ieri da Di Maio, ai suo adepti grillini, a Torino: “Non possiamo bloccare la Tav per le responsabilità dei governi precedenti”. Una bufala senza pari visto che chi è per la Tav,è il suo principale alleato di governo.

Di Maio può ancora contare su cinque arance

Ma su questo il grillino mette la sordina sperando ancora di speculare sulla ignoranza e la incomprensione del suo elettorato educato al ritmo di “ha stato il Pd”.

Certo che se il Pd riuscisse a offrire la narrazione vera delle cose ed a prospettare un programma di governo degno di questo nome, sarebbe tutta un’altra musica.

E’ quello che tenta di fare quotidianamente Renzi attraverso una battaglia politico culturale che permetta lo sviluppo della capacità interpretativa degli avvenimenti

E non di rimanere affascinati dalla narrazione falsa e post veritiera che si è sviluppata incontrastata in questi anni, specie nella rete.



Renzi e la battaglia contro calunnie e fakes

Battaglia legale anche da condurre per denunciare nella rete chi calunnia, attraverso ricorsi legali e procedure risarcitorie.

Come pure un più deciso controllo della rete per i profili falsi che, nascosti dietro l’anonimato, fanno i leoni da tastiera. Come per la vicenda Mattarella e la richiesta di impeachment. Renzi indica una più decisa attenzione per i fenomeni di robotizzazione dei messaggi quando questi hanno contenuti eversivi.

Questa la consegna che Renzi ha affidato ai mille comitati civici sparsi nel territorio. Con l’impegno a farli diventare duemila entro la celebrazione della Leopolda.




“Riconquistiamo la rete alla democrazia e costruiamo una vera narrazione delle cose” questo il messaggio della iniziativa di Milano.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala e Matteo Renzi

E chi non riesce a capire quale capacità diffusiva abbia la rete, sappia che a Milano erano presenti circa mille persone ma in rete il discorso di Matteo Renzi è stato già visualizzato da più di centoventimila persone.

E molti di questi si attiveranno per realizzare quanto proposto. Chi pensa che la rete sia soltanto ricettacolo delle fakes e non le combatte ha deciso di consegnare almeno il 30% dell’elettorato al duo Salvini Di Maio.

Questa è la battaglia. Una narrazione vera delle cose e la imposizione dell’agenda politica da parte del centrosinistra. Renzi afferma che si può fare e c’è il tempo.  Non sembra esserci, infatti, nell’immediato una prospettiva di elezioni anticipate.

 

 


DIVENTA FAN DI MAREDOLCE SU FACEBOOK: Clicca QUI. Ti aspettiamo!