Salvini e il rapporto tra polizia e cittadini

Larghe zone blindate, giornalisti pestati, striscioni innocui rimossi, ragazzini perquisiti e tanto altro persino a Palermo. Le forze di Polizia guidate da questo Ministro dell’Interno perdono di simpatia tra i cittadini democratici e antifascisti. Tutto ciò è da evitare

di Vincenzo Pino e Gabriele Bonafede

Con le sue provocazioni continue dal palco, rivolte ai contestatori, e con l’incitamento continuo e diretto ai poliziotti nel difenderlo, Salvini sta riuscendo nella operazione di incrinare il rapporto tra il popolo democratico del Paese e le forze dell’ordine. È doloroso dirlo, ma è così.

Tradizionalmente umani

La sua presenza, ormai, determina la blindatura di spazi impressionanti attorno agli eventi ai quali partecipa. Ieri mattina, ad esempio, volevamo andare all’aula bunker dell’Ucciardone, che è a soli 200 metri dalla via Libertà a Palermo. Per vedere l’atmosfera che si respirava da quelle parti.

Negli anni passati si potevano vedere gli stand, parlare coi volontari, ed il blocco assoluto di ingresso riguardava, giustamente, solo l’accesso all’aula dove si svolgevano i lavori.




C’era un’atmosfera di vicinanza, di partecipazione, di comunità, all’evento. In modo particolare, c’era una sensazione di sostegno alle forze della Polizia. Anche per chi non faceva parte dell’establishment istituzionale. E non è mai, dico mai, in venticinque anni, successo qualcosa che avesse turbato quella ricorrenza.

Ieri invece tutte le vie di accesso alla piazza che ospita l’Ucciardone erano chiuse, transennate, e sorvegliate da poliziotti in assetto di guerriglia quasi a segnare una distanza tra l’evento e la città.




Insomma da quando c’è questo governo, la Polizia rischia di essere rivista come un corpo estraneo. Persino a Palermo dove c’è stata sempre una particolare simpatia e vicinanza cui hanno contribuito, non solo la solidarietà rispetto agli episodi dolorosi in cui sono incorsi questi servitori dello Stato, ma anche la compartecipazione alla narrazione di questi anni. In cui le epopee dei talk show televisivi, delle fiction e tanto altro, ci hanno fatto rivivere l’impegno ed i grandi successi delle forze dell’ordine nella nostra terra. Soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata.

All’albero Falcone il 23 maggio 2016

Una presenza importante anche nel cuore della città, quella della Polizia. Tutti ricordiamo i set televisivi e cinematografici. Come una mattina nella primavera del 2016, quando si è rimasti basiti perché sotto casa era pieno di blindati con carabinieri che correvano da una parte e dall’altra. Non si poteva uscire dal portone e il motivo era che si stava girando una scena della squadra “Catturandi” per Rai1.

Insomma c’è una osmosi importante tra froze di Polizia e cittadini per questa città, Palermo. Che oggi si rischia di incrinare. Basti pensare che si organizzavano, nel periodo delle riprese televisive, anche seminari all’ Università cui partecipavano gli stessi protagonisti. Oggi, invece, si assiste ai ragazzini del 23 maggio perquisiti per leggere cosa scrivono negli striscioni.




E cosa dovevano scrivere? Sconcezze? Ovviamente no. Avevano scritto frasi di solidarietà alle Istituzioni, allo Stato, alla Polizia, alla Magistratura. Avevano scritto frasi di condanna alla criminalità organizzata, alla mafia e alla corruzione. Anche qui, c’è stato un autogol delle forze dell’ordine, guidate da Salvini, semplicemente pazzesco e dannoso, oltre che gratuito e inutile.

Ma non è stato solo a Palermo che si è vissuta quest’atmosfera blindata. Anche a Genova ci sono situazioni a dir poco inquietanti. Sono state blindate tutte le quattro vie di accesso dalle parti di Piazza Corvetto per consentire un raduno di una trentina di neonazisti di Casa Pound. Si è trattato di una sproporzione innaturale ed uno spiegamento di forze degno di un summit mondiale per consentire una manifestazione, che nella città medaglia d’oro della Resistenza è suonata come una provocazione.




Il comizio di Casa Pound è stata, di fatto, una provocazione organizzata, visto che non vi era accesso al comizio neanche per chi avesse voluto partecipare. Insomma, si è creata una fortezza blindata da parte delle forze di polizia per consentire e permettere che alcune decine di neofascisti, ripetessero quello che avevano fatto a Milano qualche settimana prima, una bella srotolata di striscioni inneggianti al ventennio, la solita esibizione di braccia alzate nel saluto romano. Per questo, si è quasi impedito l’accesso ai residenti di quella zona che hanno avuto difficoltà nel rientrare a casa.

I ragazzini hanno portato la speranza verso l’alto, ma gli hanno controllato le parole

Vogliamo ricordare ora che c’è una legge che impedisce l’apologia del fascismo e che le autorità istituzionali dovrebbero essere impegnate nel farla rispettare anche con divieti preventivi.

Tral’altro , il fallimento nel far rispettare questa Legge è stato ulteriormente aggravato con l’incresciosa vicenda del giornalista di Repubblica, pestato e costretto al ricovero in ospedale. Un episodio di gravità inaudita.

Per difendere lo sdoganamento del fascismo perpetrato da Salvini, che non fa mistero nel volerlo realizzare con gli ammiccamenti, le frequenze, le scelte editoriali, si sappia che si rischia di ricreare un’atmosfera da luglio 1960, cioè al tempo del governo Tambroni sostenuto dall’MSI. Un’esperienza di cui nessuno, crediamo, soffra la nostalgia.




E meno che mai, crediamo, ne abbia nostalgia la Polizia di Stato. Che ha bisogno invece di un rapporto sereno con la popolazione e coi suoi valori. Tra questi valori c’è prima di tutto l’antifascismo, che è sancito dalla Costituzione. Invece, oggi, con queste evitabili vicende, la Digos rischia di apparire come un corpo di pretoriani del potere costituito, o comunque distaccato nei valori dalla maggioranza della popolazione. Come fu purtroppo nel luglio 1960 a Palermo e altrove, o in anni più recenti al G7 di Genova.

Per fortuna, la fiducia nella Polizia rimane solida. Ma queste crepe o distanze sono sempre da evitare. E un Ministro dell’Interno dovrebbe fare di tutto per evitarle, anziché fomentarle. E se non è in grado di evitarle, dovrebbe dimettersi per palese incapacità a costruire o mantenere un rapporto di piena fiducia tra liberi cittadini e istituzioni importantissime dello Stato come le forze dell’ordine.

 

 


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