di Giovanni Burgio
Se lo Zen o Brancaccio sono quartieri di Palermo conosciuti in tutta Italia, un po’ meno lo è Borgo Vecchio. Tutti i palermitani sanno cosa sia e cosa rappresenti. Non in periferia, ma esattamente al centro del centro di Palermo, si trova a pochi metri da piazza Politeama, tra il “salotto” del passeggio e il porto.

È tristemente famoso per essere una specie di “periferia della legalità”, pur estendendosi fino a pochi metri dalla Prefettura di via Cavour, da un lato, e al palazzo del Dipartimento della Programmazione della Regione Siciliana, dall’altro lato.
Praticamente un mercato con alcuni negozi da sempre aperti 24 ore su 24 e sette giorni alla settimana, comprese tutte le feste comandate, che contiene di tutto: dai palazzi nobiliari di gattopardesca memoria alla bettola, dall’ufficio di noti professionisti al panellaro.
Fondamentalmente variegato nella colorita presenza umana e commerciale, rimane, ancora oggi, un ambito di lavoro per il recupero della dispersione scolastica e altre marginalità, grazie anche a frati comboniani della parrocchia di Santa Lucia.
Programmare e attuare la raccolta differenziata a Borgo Vecchio a Palermo, costituisce quindi una vera e propria sfida. Un punto d’arrivo, più che di partenza, per estendere pratiche ecologiche che a Palermo sarebbero state inimmaginabili solo un paio di decenni fa.
Purtroppo, ma c’era d’aspettarselo, la raccolta differenziata dei rifiuti a Borgo Vecchio è partita male. Anzi malissimo. Paradossalmente, non per inedia o eventuale “inciviltà” dei residenti, ma per motivi organizzativi, imputabili più all’amministrazione che alla eventuale marginalità sociale e culturale del quartiere.

Da un giorno all’altro, di punto in bianco, via i cassonetti e via il deposito serale. E dove si butta l’immondizia? Dove si mette il sacchetto sporco? Nessuno lo sa, nessuno è stato informato. Neanche un foglietto di carta appeso al portone, come quelli che lascia l’ENEL quando deve interrompere l’erogazione della luce.
Martedì 4 dicembre c’erano le ronde dei “legalisti” pronti a insultare e indicare “I palermitani” come incivili, retrogradi, sporchi e cattivi. Ma dove si butta il sacchetto? In quale contenitore? E come sarà ritirato?
A migliaia di famiglie non è stato detto niente: né le istruzioni su come differenziare i materiali, né i vari giorni del ritiro. Tantomeno è stato dato alcunché: non i bidoni per il condominio, non gli specifici sacchetti, non i piccoli contenitori domestici. Anche chi voleva fare la differenziata è rimasto sconvolto e disorientato. Insomma, caos e disinformazione assoluti.
Chiedendo in giro si viene a sapere solo che la RAP darà le opportune informazioni, ed eventualmente distribuire i contenitori, nella Chiesa di S. Lucia o nei locali RAP di via Resuttana.
Risultato di questa terribile disorganizzazione è che la sera i cittadini depositano il proprio sacchetto dell’immondizia accanto al portone, cioè sul marciapiede. E il mattino dopo, o non c’è più nulla perché tutto è stato ritirato, o si trova una piccola montagna di rifiuti.

Ma anche nelle zone limitrofe il Borgo Vecchio, dove già la raccolta differenziata si faceva da anni, qualcosa è cambiato. In peggio. Bidoni di tutti i colori e destinazione sono sui marciapiedi, a tutte le ore e in tutti i giorni; alcuni pieni, altri vuoti. E sacchetti grandi e piccoli vengono ora lasciati all’aperto, sempre sui marciapiedi, esposti all’indignazione dei passanti.
Se questi sono i fatti, senz’altro si può affermare che il cambio alla presidenza della RAP non abbia sortito alcun effetto. Anzi, nel caso di Borgo Vecchio ha deluso e creato sconforto.
Se non si crea un legame, una comunicazione, fra utenti e municipalizzata, come ci si possono aspettare comportamenti adeguati e corretti? Se non si forniscono mezzi e strutture opportuni, come si può pretendere che faccia tutto il cittadino? Quest’ultimo, infatti, come deve differenziare i rifiuti? E quando metterli in strada per farli ritirare?
Abbiamo sempre difeso Orlando e il suo lavoro; e non c’è il minimo paragone con il decennio di centrodestra di Cammarata che, paradossalmente, proprio con l’allora AMIA andava a Dubai a insegnare agli altri come fare la raccolta differenziata. Ma il pressapochismo e l’arrangiarsi sembrano un costume amministrativo costante e pervicace. Precisione e serietà, qualità sconosciute e non praticate.
Speriamo che nei prossini giorni ci siano informazioni e chiarimenti, distribuzione di materiali e buoni comportamenti. Altrimenti prevarranno disillusione e scetticismo, rassegnazione e pessimismo.
In copertina, Borgo Vecchio, la piazza principale (largo Edoardo Alfano).
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