La mamma dei partiti è sempre incinta

di Giovanni Rosciglione

 

Ieri a Piazza Santi Apostoli, nel “mondo” dei partiti, si è celebrato quello che ormai è diventato uno dei riti più popolari della politica italiana: la nascita di un nuovo soggetto politico.

La mamma dei partiti è sempre incinta…

È nato Insieme, l’ultimo dei frutti di uno dei ventri più fertili dell’umanità politica.

L’ultimo sino a domani, perché tutto fa pensare che – sino a quando non ci sarà il partito del CERN: il bosone di Dio – quella folkloristica comunità che usa chiamarsi Sinistra Italiana partorirà un altro vispo neonato.

Fare c’è già, infatti non è detto che Marco Rizzo domani partorisca Dire e, tra qualche giorno, la Camusso e la Boldrini battezzino Baciare, magari eterologo…

Eppure sto Pisapia sembrava un ometto saggio. Vero che Milano non è difficile da amministrare (se lo hanno fatto la Moratti, Pellitteri ed Albertini, non mi meraviglio che ci sia riuscito pure lui).

Sarà saggio – non lo nego -, ma privo di sense of humor: come ha fatto a non scoppiare a ridere quando ha pronunciato la frase fatale: “oggi è nato un Nuovo Soggetto Politico, destinato a durare!”.




NSP, potrebbe essere l’acronimo della nuova, vincente Confederazione dei Nuovi Soggetti Politici Italiani di Sinistra. Partiti!

Tutto qui? Solo satira e giochi di parole? Ma non sono superficiale e ingeneroso verso quel “popolo” che vuole un Centrosinistra de sinistra?

Partiti. I nuovi nati

Non sento anch’io il bisogno di una sinistra vera che riesca entrare in sintonia con i bisogni degli ultimi? Non voglio io ricominciare a sognare una nuova rivoluzione socialista?

Beh, io qualcosa di nuovo in politica la vorrei. Pensate solo che io abito e vivo a Palermo dove la parola “nuovo” in politica è una bestemmia, un grido eversivo e blasfemo.

Si, capisco dunque.

Ma è quel “popolo”, anzi quegli arruffapopoli , che non lo vogliono. Non vogliono null’altro che riacciuffare un cadreghino, riprendere a tessere trame di tranelli e inciuci, riempire il buio delle loro idee con il sogno del “sol dell’avvenire”.

I veri rappresentanti di questa sinistra sinistra sono gli Stumpo, i Migliavacca, gli Zoggia, i Migliore, i Fratojanni. La mediocrità al servizio di un apparato che ha galleggiato sino ad oggi e come salvagente si aggrappa alla legittima scontentezza dei più deboli.

Non sono la Sinistra, questi. E non sanno neanche più cosa sia una vera politica di cambiamento e progresso. State certi.

A questo punto il Politofilo dovrebbe pure dire qualcosa su cosa è secondo lui la sinistra.

Potreste pretendere una qualche riflessione profonda, la citazione di un illustre palermitano come Gaetano Mosca. O qualche rigo dei Quaderni di Gramsci. La citazione di un discorso di Pertini.

Farò un’altra cosa per darvi un’idea.




Citerò una pagina di Ian Mc Ewan, che ho trovato nell’appendice a margine del suo romanzo “Cani Neri” (1992 Edizioni Einaudi Super ET). Mc Ewan, uno dei più grandi romanzieri viventi, è stato anche deputato dei Labour ed è un fervente europeista.

Il romanzo ha come personaggi principali una coppia di intellettuali (la moglie che sino al 1989 è rimasta comunista e il marito che invece è laburista e liberale) che insieme vanno a Berlino per assistere in diretta alla caduta del Muro.

Una spiegazione del forcipe è valida sempre. Anche per i nuovi partiti.

Il testo che segue è del 1991.

Ma che senso ha oggi definirsi un intellettuale di sinistra? Non certo un significato perdente” (da noi invece perdere è il marchio della sinistra).

“Penso che essere degli intellettuali è di nuovo interessante. Bisogna ripensare tutto, cominciare dalla base e fondare una nuova democrazia. Fino a qualche tempo fa essere comunista voleva dire (almeno in Inghilterra) non poter criticare il comunismo reale, non poter denunciare la grande menzogna del marxismo applicato. E invece, finalmente, si è capito che essere di sinistra è prima di tutto essere critici. Il Muro è crollato e ora dobbiamo affrontare lo shock, l’enorme paura. Mica solo i comunisti sono chiamati a farlo. Tutti. Non è il comunismo che va ripensato” (nel senso che il comunismo era sepolto), “è il sistema capitalistico, l’organizzazione profondamente ingiusta della nostra società che non ha più per discolparsi il terrore dell’Est, la scusa della guerra fredda”.

Ecco: essere di sinistra è essere critico. Perché crisi è crescita. Anche la fatica del cambiamento. L’Ignoto, il nuovo che non conosciamo. Essere critico equivale a non temere il vero cambiamento.

In questo – per una coincidenza che solo nel nostro giornaletto online può accadere – mi aiutano le intelligenti considerazioni di Giusi Andolina nel suo articolo Il limite come possibilità 

Dunque essere di sinistra è essere critici oltre ogni limite. E comunque tutti questi neonati sono venuti fuori a colpi di forcipe.

 

 


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