Ius soli, un fatto di civiltà

di Benita Licata

Lo ius soli non è solo un problema che deve riguardare la sinistra: è un problema di civiltà e non è più rinviabile perché non siamo più nel medioevo: siamo nel 2017 e viviamo in un mondo globalizzato.




Peraltro, la legge in discussione riprende e migliora la legge Martelli che nel 1992 aveva già stabilito che chi è nato in Italia può a diciotto anni optare per la cittadinanza italiana e chi è nato all’estero può farlo dopo 10 anni di residenza ininterrotta. La nuova legge accorcia solo i tempi di attesa e ci allinea con la legislazione di diversi paesi europei. Questi bambini parlano la nostra lingua, frequentano le nostre scuole e definirli italiani è giusto non solo nei loro confronti ma anche nei confronti dei loro compagni di classe.

Ballarò a Palermo: dove lo ius soli passa dalla parola “turco”. Foto di Giulio Azzarello

Quando la scuola che dirigevo a Palermo fu trasferita al difficile quartiere Noce, uno dei primi problemi che ho dovuto affrontare è stato vincere il pregiudizio che i ragazzini di quel quartiere, forse come molti di altri difficili quartieri, avevano nei confronti di quelli che chiamavano ” i turchi”. A Palermo, infatti, ua persona di colore è chiamata “turco”.

Sembrerebbe ovvio, ma purtroppo pare che non lo sia: ci ha aiutato lo studio. Lo studio della geografia e della storia con lo studio del quartiere, lo studio di Palermo, lo studio delle città di origine  di ogni singolo alunno. Ci ha aiutato studiare la storia delle nostre migrazioni.

Con una velocità sorprendente, la scuola ha accorciato qualunque differenza, ha amalgamato tutti i colori della pelle e ogni ragazzino e ragazzina ha dato il meglio di se sotto un ‘unica bandiera, orgogliosamente sventolante sopra la scuola: la bandiera italiana. Ricordo che facemmo anche un convegno dal titolo: “diversi come noi”

Alla fine regalammo ai convegnisti una litografia che rappresentava i nostri emigranti che cercavano in America la loro fortuna su una nave, questa nave aveva tre ciminiere e veniva chiamata “tre tubi”.




Leggenda vuole che si dica “ragionare a tre tubi ” in ricordo di quelle attraversate difficili e dall’esito incerto. Ho l’impressione che nel transatlantico della politica ci stiano salendo troppi che “ragionano a tre tubi “. Facciamoli scendere e approviamo una legge che non è né di destra né di sinistra ma che è di noi e dei nostri figli.

 

In copertina, la Nave Gallia. Foto tratta dal sito: http://www.paesiteramani.it/Nonno/NaviDEFGHIK.htm

Nel testo, foto di Giulio Azzarello. Tutti i diritti riservati.

 

 


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