Lettera su Palermo e Orlando

di Mila Spicola (*)

Procedono le consultazioni per le alleanze alle prossime comunali. Ritengo necessario proporre alcune riflessioni da porgere direttamente al Sindaco. Sono una cittadina palermitana ma, ancor più, sono una delle tre dirigenti nazionali che ha espresso il PD Sicilia in Direzione Nazionale (le altre due sono Teresa Piccione e Concetta Raia) per cui ho il diritto, da cittadina, e il dovere, da dirigente e militante, di esprimere qualche opinione. E allora, con la stima e il rispetto immenso per il sindaco ho qualche appunto da fargli.

Ma guarda un po'

Un’altra lettera…

Primo, il simbolo. Io sono tra i fondatori del PD, credo nella democrazia attraverso i partiti e nel mio partito. Il simbolo non è un vezzo, è l’espressione visibile dei valori di un partito, come corpo intermedio necessario nella democrazia, ed è espressione del mio partito, primo partito di centro sinistra per numero d’iscritti in Europa, cioè in Occidente, primo partito di centro sinistra in Italia. Aggiungo: unico partito, con tutti i se e i ma, definibile come tale in Italia adesso.

Difendere il simbolo non è un vezzo del segretario cittadino Carmelo Miceli, di alcuni dirigenti, o di posizionamenti vari. È affermare la difesa necessaria della politica in un tempo di antipolitica. E tutti sappiamo cosa significa, irta è la strada contro demagogie e populismi, irta, scomoda e a volte indigesta. Ma va percorsa.

Orlando non sempre la percorre, anzi. Ed è una pecca, non un valore aggiunto. Personalmente sono per una politica popolare, del popolo, e per il popolo, ma mai populista.

Secondo: sempre il simbolo. È convinto, il sindaco Orlando, di proseguire in questa sua scelta? Con il 40% da raggiungere e l’effetto trascinamento quell’8-10% che il simbolo del PD rappresenterebbe a Palermo, io non sarei così sicura di vincere al posto suo. Specialmente in concomitanza di elezioni politiche nazionali.

Essere o non essere

Essere o non essere

Terzo: il simbolo ancora. È compito mio preoccuparmene: sono un dirigente nazionale del PD, rientra nei miei compiti. È compito del segretario cittadino, dei dirigenti locali e anche degli iscritti. Non so se agli elettori interessi granché, ma per chi milita e ci crede le forme della democrazia vanno difese e sempre, insieme ai bisogni dei cittadini e alle idee, proprio per tutti gli elettori. Ma, mi chiedo, è motivo di ostruzionismo per un sindaco che non ha tessere? Dovrebbe occuparsi per prima cosa del programma non dei simboli e delle liste. Questa è la mia umilissima opinione.

Cioè, io non mi appendo a una tenda per il simbolo ma per quel che rappresenta: i valori che reca con se. Se a Orlando non stanno bene quei valori allora è concesso il beneficio del dubbio, a noi, militanti del PD.

Quarto: il rispetto dei ruoli. Non ho condiviso e non condivido la dirigenza nazionale quando ha accettato di spostare a Roma il confronto sulle comunali di Palermo. C’è una segreteria cittadina. C’è un segretario. È giovane, è dinamico, e ha un ruolo. È vero, ha fatto opposizione proprio all’amministrazione Orlando, ma incarna un ruolo e la politica non si pratica con le simpatie o le antipatie ma, con le proprie convinzioni e proposte politiche. Vale per entrambi. Forse Orlando non riconosce quel ruolo? Forse Orlando discute solo con gli alti notabilati? Forse è troppo giovane? Forse non è alla sua altezza? No, non ci voglio credere.

Orlando deve finalmente iniziare a dare fiducia, o almeno ruolo e dialogo, a una nuova generazione, a una nuova classe dirigente. Anche per dire apertamente in cosa sbaglia quella classe dirigente. Questo sarebbe, e l’ho già detto, il suo lascito più grande, dopo aver annullato nella culla, in 30 anni, più di uno o una possibile erede in politica. Il segretario cittadino va rispettato nel suo ruolo.

Cambiamenti

Cambiamenti

Quinto: troppa melina. Troppi tatticismi. Troppe strategie. Palermo non lo merita. Orlando è un grandissimo uomo politico, perché si sta piegando a tutta questa melina? Anzi: perché la sta alimentando?

Sesto, ribadisco quello che ho detto altrove. È preferibile guardare e lavorare nel mio partito e col mio partito alla costruzione di un progetto, alla formulazione di un metodo e a un’organizzazione conseguente. Ma sembra non interessi e dunque quel vuoto appare come riempito dalle discussioni sui nomi, sulle liste, sui simboli. Questa è la strada più breve per passare dall’8 al 5% o meno. Nessuno me ne abbia, è così. A prescindere dall’ottima attività dei singoli.

Settimo: se le mie riflessioni, ripeto, opinabilissime, per carità, trovano interesse in più d’uno, come credo sia, sindaco Orlando, riflettici bene. E nel PD, riflettiamo altrettanto. Perché le liste del PD ci saranno, o a sostegno di Orlando o a sostegno di un candidato del PD. Ma ci saranno e con nome e cognome: Partito Democratico.

(*) Mila Spicola, cittadina palermitana, componente della Direzione Nazionale del PD

 

 

Foto in copertina di Gabriele Bonafede. Foto nel testo con il Sindaco Leoluca Orlando che gioca a cricket, di Anna Fici. Collage “politico-shakespeariano” nel testo, di Gabriele Bonafede. Foto di Davide Faraone alla presentazione della sede di Palermo di “Cambiamenti”, di Giovanni Rosciglione.

 


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