Il Teatro Biondo e i Cavalli del Monsignore

di Gabriele Bonafede

C’è una storia antica tramandata dai nonni di mia bisnonna a mia nonna e da lei a mia madre e, infine, a me: è la storia dei “Cavalli del Monsignore”. Una storia che, come tante storie antiche, sono oggi, a torto, dimenticate. E di conseguenza ignorate dai più. Soprattutto a Palermo.

Qualche fiore è arrivato sul palco del Biondo anche per i Cavalli del Monsignore

Qualche fiore è arrivato sul palco del Biondo anche per i Cavalli del Monsignore. Qui il Biondo ospitava lo spettacolo “In mio onore”, di Elisa Parrinello.

Si narrava, fin dal secolo XVIII, che un Monsignore, noto per saper tagliare a fondo le spese, ovvero capace di operare quella che oggi viene chiamata “spending review”, avesse ricevuto in gestione un palazzo di campagna da un ricco nobile d’epoca lontana, ormai trasferitosi gattopardianamente in città. E che questo palazzo contenesse tante cose belle, tra le quali una grande stalla dove vivevano stupendi cavalli di razza pura. Ai cavalli venivano date otto balle di fieno alla settimana.

Il Monsignore vide i conti di gestione del palazzo e considerò eccessivo il costo di ben otto balle di fieno alla settimana. Operò con una spending review e ridusse della metà: quattro balle alla settimana. Dopo un mese, rivide i conti e considerò di tagliare ulteriormente della metà: due balle alla settimana. La spending review andava a gonfie vele. Stessa cosa il mese dopo: una balla sola sarebbe stata più che sufficiente. E, vista l’amabile riduzione dei costi, il mese seguente trovò necessario ridurre a mezza balla di fieno.

Uncavallo di razza è sul palco: Ernesto Tomasini al Biondo. Foto di Magnus Arrevad

Un cavallo di razza è sul palco: Ernesto Tomasini al Biondo. Ma da tempo non vive a Palermo. Foto di Magnus Arrevad

Passò un mese ancora e, leggendo il bilancio, il Monsignore si accorse che il soprastante, nonostante la mezza balla conferita, reclamò “zero” nella voce “balle di fieno ai cavalli”. Il mago della spending review settecentesca chiese dunque riscontro. “I cavalli sono morti”, riferì il soprastante, “quindi non abbiamo più comprato balle di fieno per loro”. “Peccato! Rispose il Monsignore, “proprio adesso che si erano abituati a non mangiare!”

La storia assomiglia molto a quella del Teatro Biondo di Palermo dal 2013 al 2016. Basta sostituire “Monsignore” con “Sindaco” e “soprastante” con “Direttore del Teatro Biondo”.

C’è solo una piccola differenza: il soprastante di oggi se n’è andato prima di consegnare la triste notizia al Monsignore, rassegnando le dimissioni. Forse conosceva la storia dei Cavalli del Monsignore e ha capito in tempo come sarebbe finita.

Va da se che, anche con una balla di fieno o forse anche mezza, Roberto Alajmo, direttore del Teatro Biondo di Palermo dal 2013 al 2016, ha saputo mantenere i cavalli. E, se non in grado di vincere tornei internazionali, li ha mantenuti per lo meno vivi e persino in bellezza. E qualche riconoscenza l’ha pure ottenuta, anche tra quelli che non ricordano le storie antiche. Che a Palermo sono tanti, troppi.

 

 

 


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