di Gabriele Bonafede
Dopo l’orrenda strage di Orlando, e tra i gravi incendi e il ballottaggio delle comunali, il 18 giugno 2016 si è svolta a Palermo l’annuale parata del Gay Pride in concomitanza con le manifestazioni in tutto il mondo. È sempre un’esperienza unica. Perché Palermo è una città che ha un rapporto speciale con questa manifestazione, aldilà delle motivazioni quest’anno più tragiche e sentite, non ultima quella delle migrazioni.

La galleria di foto di Anna Fici, che qui proponiamo, chiarisce il perché. Innata è l’ironia e l’accettazione dell’“intorno” sociale e ambientale del palermitano, in tutti gli strati sociali.
Innato è anche il senso dello spettacolo, del mostrarsi, del dire la propria attraverso sguardi, gesti, parole, o con accostamenti tra se stessi e la realtà, sia essa ipotetica o fattuale. Non a caso Palermo ha fornito numerosi artisti, attrici e attori, registi e persone dello spettacolo apprezzati in tutta Italia e oltre. Innato è il senso della ribellione, dell’individualismo, della libertà anche fine a se stessa e, in questo caso, con l’obiettivo di accettare le diversità di ogni individuo per come sono e non per come sono imposte.
Ogni siciliano si sente un dio, scrisse qualcuno una volta. Niente di più vero, ed è una connotazione percepita come negativa. Ma non sempre: sentendosi un dio a volte libera un’energia senza pari, un’autoironia e un’autonomia totale e proclamata, una certezza del proprio valore anche quando si mangia un cibo di strada o si mostrano orgogliosamente le proprie “pezze al culo” come faceva Ciccio Tumeo a caccia insieme all’irraggiungibile Gattopardo.
Percorrendo gli scatti di Anna in questa speciale occasione, esce fuori l’anima particolare di Palermo e della sua straordinaria popolazione. C’è qualcosa che rimane sospesa nell’aria, tra il compiaciuto e il divertito per una parata che scorre tra l’osservare e l’essere osservati.
Anna sceglie di pubblicare le sue foto in bianco e nero, eppure si evince lo stesso il forte colore del Gay Pride evidenziando così anche il ritratto, il segno della colorata umanità nella più alta concentrazione di spettacolo giornaliero quale è Palermo contemporaneo.
Al maschile: forse non tutti sanno che Palermo, benché pronunziata di solito al femminile, è pronunciabile anche al maschile soprattutto se si parla di “Palermo antico”, ovvero del centro storico. Nulla di più appropriato in questo caso.
Il Gay Pride del 2016 è partito dalla piazza più rappresentativa di Palermo antico in quanto a intolleranza nei secoli passati: quella Piazza Marina dove esisteva il tribunale dell’inquisizione e avvenivano gli atroci autodafé fino alla fine del secolo XVIII. Si è snodata per la Via Roma, realizzata in epoca fascista e anch’essa emblematica dell’intolleranza, in una giornata particolare. Per risalire fino al Politeama, scendere da Via Ruggero Settimo, apparire all’angolo del magnifico Teatro Massimo e ridiscendere per via Cavour fino al Castello a Mare, non addobbato più di cannoni come una volta, ma di bandiere della Pace.
In un mondo in cui intolleranza, guerre, femminicidi, omofobia, violenza verbale e fisica sembrano non finire mai, queste immagini commuovono e riconciliano con la sciagurata “umanità” dell’oggi.





























































































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