Incarico a Fico, cavallo di razza che corre nell’autobus

di Gabriele Bonafede

È un evento anticipato da un pezzo. Dopo il supposto “trionfo” di Cinque Stelle e Lega alle elezioni del 4 marzo, in realtà più una supposta che un trionfo, i due clinici trionfatori, Di Maio e Salvini, non sono stati in grado di formare uno straccio di governo.

Quale premier per l’Italia?

Passate le settimane nelle quali si sono spartite le poltrone istituzionali con metodo stalinista, siamo al dunque in un perfetto buco nell’acqua. E si passa alla fase delle cariche istituzionali scaturite dalla spartizione dell’Italia.

Prima alla Maria Elisabetta Alberti Casellati Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, che ha varato in pompa magna il fallimento “accettato” da tutti, dito mozzato compreso.

E adesso un cavallo di razza, di quelli veri. Che anche è fico, molto Fico. È una data storica, questo 23 aprile 2018. Per la prima volta un politico del Movimento Cinque Stelle, con carica istituzionale, è incaricato di formare un governo, sia pure a carattere “esplorativo”.

D’altronde, gli esploratori sono sempre a cavallo. Il cavallo di razza lo si vede dalle prerogative, dalle precedenti mirabilie, dalle capacità di correre più degli altri.




Cosa farà Fico? Busserà alla porta del Pd? Andrà al galoppo verso il taglio del traguardo, accetta o non accetta? Come farà a varare un governo che non ha i numeri nemmeno dopo un supposto trionfo?

E chi lo sa. Una sola cosa è certa: i numeri per formare un governo non ci sono, anche perché in politica si devono trovare accordi, numeri o non numeri. E blaterando campagne elettorale basate sull’odio, la divisione, l’insulto e la demonizzazione di avversari politici, gli spazi di dialogo si restringono. Molto. Fino a diventare più piccoli della cruna di un ago. Il “paradiso” è là, a portata di mano dopo cotante vittorie. Ma non è facile arrivarci, manco per niente. Meno che mai passarci attraverso, che sia un cammello o un cavallo. E anche un cavallino di legno.

Questo matrimonio s’ha da fare. O no?

Anche perché, se ci si serve delle fake news e degli insulti per fare politica, se si tagliano i ponti, si allunga il percorso. E anche un “cavallo di razza”, finisce per diventare un cavallo a dondolo: che resta fermo sul posto. Un cavallo-giocattolo, insomma.

Eppure Roberto Fico è certamente cavallo di razza. Ha corso molto dal nulla ai trionfi. Appena eletto Presidente della Camera dal Parlamento, ha subito preso l’autobus per recarsi a lavoro. Beninteso, un autobus ben fornito di fotografi e giornalisti, pronti a saltare sull’autobus del vincitore. Sport prediletto degli italiani, molto più del calcio e del pettegolezzo.

Poi ha permesso la formazione di un gruppo parlamentarie sotto la soglia minima di seggi, operazione da lui stesso definita “buttare i soldi nel cesso”, quando altri avevano fatto lo stesso nella sua carica istituzionale.

Tirato lo sciacquone, viene incaricato di formare il governo di un Paese sviluppato di 60 milioni di persone, con un debito pubblico pari al 130% del PIL.




Ecco il CV di Roberto Fico, tratto dal suo stesso sito web, prima di entrare in politica   :

“Nato a Napoli il 10 ottobre 1974.

Fico

Dopo il diploma al Liceo classico Umberto I, si trasferisce a Trieste, dove si laurea con lode in Scienze della Comunicazione. Con il programma Erasmus, frequenta la Facoltà di Scienze Sociali di Helsinki e lavora per l’ufficio universitario dedicato agli studenti provenienti dall’estero.

Successivamente segue il Corso di alta formazione Multimedia Skill con specializzazione in Knowledge Management, promosso da Poliedra – Politecnico di Milano in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università degli Studi di Palermo e Academy 365.

Si è occupato di comunicazione in diversi ambiti: turismo, formazione aziendale, ristorazione.

Ha lavorato nel call center di un operatore telefonico e come redattore in una casa editrice. Ha poi intrapreso attività in proprio, sviluppando progetti nel settore del turismo e del commercio.”

Da cavallo a dondolo a cavallo di razza il passo è stato breve. Galoppata d’andata e ritorno? Chissà.

Nel frattempo, godiamoci il remake del mirabile varo governativo realizzato dalla Maria Elisabetta Alberti Casellati Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare.