I sondaggi, la politica, i media e gli italiani

di Vincenzo Pino

I sondaggi occorre prenderli con le molle. Occorrerebbe sapere sempre chi li commissiona, quale è l’abbinamento con l’uso televisivo e gli editori ed infine occorrerebbe valutare l’efficacia e la precisione degli stessi ad elezioni avvenute. In Francia l’accuratezza dei sondaggi arriva oggi quasi al decimo di punto percentuale mentre in Italia non è così.

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L’indipendenza del settore francese è tale che nessuno penserebbe che gli stessi servino in molti casi ad orientare la pubblica opinione e per questo lì non vengono oscurati nei 15 giorni precedenti l’appuntamento elettorale.

Fatta questa premessa è però possibile registrare con una certa precisione le tendenze di medio periodo per le forze elettorali registrate nei sondaggi stessi che ci permettono di verificarne in qualche modo affidabilità e precisione.

Mi soffermerò in questa occasione ad esaminare nel medio periodo la tendenza relativa alla formazione politica più recente, nata dalla scissione di circa 8 mesi fa, MdP. All’inizio della sua avventura ed in forza della novità era valutata attorno al 4% di consistenza, la cui provenienza era data dal 2% di Pd, dall’1% dell’ex Sel, e dall’1% di provenienza indefinita. A distanza di 9 mesi la consistenza passa al 3% ed è presumibile quindi che non sia riuscita a conquistare un voto in più, rispetto al campo di nascita determinato dalle scissioni di Pd e Sel.




Eppure la nuova formazione ha goduto di una visibilità e di un supporto mediatico inimmaginabile per una forza di quella (scarsa) consistenza. La ragione, se si vanno a guardare i flussi sondaggistici, è che di fronte al conflitto che MdP cerca di agitare nei confronti del Pd, condotto in genere con argomenti analoghi e con la stessa collocazione parlamentare del M5S, MdP perde voti a favore del M5S.

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È come quello che scrolla l’albero mentre i frutti li raccoglie qualcun altro. Vi è qui un’arretratezza culturale di Mdp che pensa che l’adesione elettorale sia un dato identitario e definito per sempre, il cui corollario sarebbe il sistema elettorale proporzionale. Questa forza politica non riesce a comprendere il valore che i Partiti assumono se hanno una qualche chance di governare e che lo schema della prima Repubblica di un Pci molto forte ma condannato all’opposizione non regge più.

Sono anni luce dall’aver compreso che un nuovo corollario si è aggiunto al valore della governabilità. Che è quello di un sistema maggioritario a sostegno. Per queste ragioni io credo che MdP non arriverà in questa connotazione neanche alla soglia di sbarramento ed il suo agitarsi servirà ulteriormente a rafforzare il M5S come è avvenuto in questi nove mesi se si guardano gli andamenti delle rilevazioni.




Insomma un Partito che nasce per far perdere Renzi è segno di una incapacità a comprendere tutto quello che è maturato dal 2007 in poi. Dalla nascita del Partito democratico, cioè. E non ha capito che già nel 2008 e nel 2013 il tentativo di recuperare una rappresentatività per quest’area, al di fuori di una prospettiva di governo, è una missione storicamente impossibile.

 

In copertina, facciata principale del Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS)