La Lega passa dal capitano a Capitanio. E #SalviniPrometteCose

di Vincenzo Pino

Si erano convinti nella Lega che piazze e manifestazioni fossero “cosa loro”. Un anno di forsennata campagna elettorale fatta da chi, invece, doveva rappresentare le istituzioni e il paese tutto li aveva esaltati.



Bologna non si lega

Selfie, concorsi a premi, lotterie varie il cursus esagitato che aveva accompagnato la crescita social di Salvini. Il capitano.

Esaltazione che arrivò alla massima potenza nel proclama del Papeete quando la marcia trionfale contornata da cubiste subì il primo fermo.

Ma il delirio aveva ripreso il sopravvento dopo l’esaltante vittoria umbra di cui quella in Emilia-Romagna doveva rappresentare l’ovvio seguito.

Adesso Salvini promette ovvietà, come gli ospedali aperti la domenica. E forse anche le chiese.



Lega flop a Bologna. E #SalviniPrometteCose

E però qualcosa sta andando sempre più storto alla Lega. Tra l’impresentabile Borgonzoni che non conosce i confini dell’Emilia-Romagna e Salvini che lancia l’operazione “ospedali aperti” dopo quella dei “porti chiusi”, qualcosa si è inceppato nel meccanismo. Come dimostra il semiflop leghista di PalaDozza. Location che avevano preferito prudentemente al comizio in Piazza Maggiore dove magari il flop di partecipazione sarebbe stato ancora più evidente. Mentre invece la piazza é stata riempita per l’occasione da una folla gioiosa corredata da sardine cartonate che manifestava contro di lui.



Ridiamoci su erano le 22,30 e magari non ci stava con la testa. Tanto altro su Twitter con l’hashtag #SalviniPrometteCose

E la rabbia per i leghisti deve essere stata tanta per questo esito imprevisto.

Così non è restato per qualche truce scudiero leghista che assimilare Bologna ad un covo di simil brigatisti rossi. Con un post sui social in cui compare la cronaca dell’assassinio di Marco Biagi.

Proposizione esposta non più dal Capitano ma da un certo Massimiliano Capitanio, parlamentare lombardo che ha avuto così il suo quarto d’ora di orrida celebrità.

Ed anche se smentisce di aver assimilato i manifestanti di Piazza Maggiore a quelli dei centri sociali che hanno tentato di boicottare l’evento del  PalaDozza, nel suo post non c’è traccia di tutto questo. Visto che il riferimento del post è Bologna senza specificazione alcuna.




Ma anche qualcun altro era incorso nell’equivoco sulla identità di quella piazza, come Formigli nella trasmissione Piazzapulita, definendola un raduno dei centri sociali. Cosa che Bonaccini ha provveduto subito a demolire. Infatti, i centri sociali erano impegnati in un’azione di guerriglia dalla parti del PalaDozza e non certo a Piazza Maggiore.

Ma certi commentari hanno bisogno di etichettare ancor prima di capire. La realtà è una terra straniera per molti di quelli che pretendono di discettare politicamente sulle cose senza minimamente informarsi.

E qui intendiamo riferirci, oltre a Formigli, a gente come Padellaro che descrive Bonaccini isolato nel combattere Salvini perché i vari Di  Maio, Zingaretti, Speranza e Conte non sono in servizio permanente effettivo in Emilia-Romagna, come il padano. Magari sorvolando sul fatto che Bonaccini é in testa nei sondaggi.



Soloni immemori

Lui immemore della foto di Narni che si sa quali risultati ha dato. Ma sono fatti così loro. Parlano a prescindere. E non hanno capito una cosa di fondo. Il fatto che in Emilia-Romagna è scattato un meccanismo che Achille Occhetto con felice espressione ha definito a Propaganda live la “democrazia militante”.

Elezioni in Emilia-Romagna, finirà come in Umbria? Non è detto

Questo avviene quando un popolo sente minacciate le proprie conquiste realizzate con sacrificio e impegno e si mobilita.

Il canto che ha accompagnato la manifestazione bolognese è stato Bella Ciao, infatti. L’inno della Resistenza italiana e della Liberazione dall’oppressione nazifascista e adesso dal tentativo di occupazione della Lega.

A Piazza Maggiore ha trionfato la democrazia che si è dimostrata di valore inossidabile. E che spontaneamente e allegramente ha fatto bella mostra di sé, avvertendo il pericolo di chi vuole costruire con la vittoria in Emilia-Romagna un regime da “pieni poteri”.




E come non c’è stato bisogno del richiamo dei leader nazionali per riempire quella piazza, così non ne è essenziale la presenza.

Questo il ruolo dei governi e dei leader, non certo quello degli agit prop alla Salvini. Tra l’altro, in questi giorni Zingaretti sarà a Bologna per raccordare l’azione di governo con le necessità dei corpi intermedi di quella regione. Cosa su cui a Piazzapulita i “distratti” commentatori hanno sorvolato ancora. Persino quando Bonaccini l’ha annunciata lì stesso.

In definitiva la democrazia è in buone mani a Bologna. Grazie ai partecipanti e ai ragazzi che l’hanno pensata. Senza bisogno di numi tutelari.




 


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