Novità sui ticket, ma in Sicilia la sanità rimane a terra

di Tonino Frisina

Novità in materia di ticket sanitari, annunciate dal ministro della salute Roberto Speranza. Il governo impegnato ad eliminare il super-ticket sulle prestazioni specialistiche ed ambulatoriali.

Ospedale Civico a Palermo

Anche il ticket sanitario cambierà. Si pagherà sulla base del reddito ovvero secondo un criterio di progressività.

Per cui «chi ha di più paga di più e chi ha di meno paga di meno», fermo restando le esenzioni dovute a patologie croniche, maternità, invalidità e malattie rare o soggetti vulnerabili privi di reddito.

Ma in Sicilia non basta diminuire i ticket, anche togliendoli non miglioreranno le prestazioni sanitarie.




Occorrerebbe un assessore regionale alla salute che non utilizzi la sanità come merce di scambio elettorale. Occorre rimuovere i dirigenti incapaci e ce ne sono molti, tagliare gli sprechi, i privilegi e razionalizzare le risorse umane e strutturali.

Quello che sta succedendo in Sicilia è la mancanza della Politica, quella con la “P” maiuscola che sa volare alto, che fa progetti per il futuro di tutta la collettività e non soltanto per i soliti amici e clientes.



Per il ticket, dove?

La Sanità in Sicilia oggi è come un palazzo le cui fondamenta sono compromesse e i cui pilastri sono ormai obsoleti e inadeguati a reggere il peso della struttura “Sanità”.

Per cui occorrerebbe rifondarlo azzerando tutti gli incarichi, iniziando dagli uffici dell’Assessorato Regionale della Salute per continuare con le Aziende sanitarie. Dove spesso occupano incarichi di responsabilità dirigenti che non hanno esperienza per fare nulla e non hanno l’autonomia di fare nulla.

Come dice il nostro amico Giovanni Rosciglione: “il problema della Sanità in Sicilia e nel Mezzogiorno non è il ticket troppo caro, ma il fatto che non funziona. Se hai una polmonite vai all’aeroporto.”



Cioè per andare altrove a farsi curare con un sistema che funziona molto meglio. E quando c’è di mezzo la salute, si finisce per non badare a spese pur di avere la speranza.

 

 


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