I creativi conquistano le prime pagine. È finita la stagione dell’odio? Il punto è un altro. I fatti sono in rotta ovunque (o quasi)
di Salvatore Parlagreco
I più creativi si trovano nella redazione di Libero, del Giornale, La Verità, Il Manifesto, seppure con stile diverso. Sono loro pionieri del titolo affidato alle “emozioni”. Una rivoluzione.

Libero vede “Di Maio sotto il treno” (8.8.19), “Zingarate e Dimaialate” (25.8.19), per Il Giornale “Di Maio dà di matto” (31.8.19), “Salvini sevizia Di Maio” (8.8.19).
Su Libero scopriamo “Conte e la corte dei miracoli”(31.8.19), “Il Conte senza l’oste”( 9.9.19), “Il Conte Dracula” (3.9.19), L’Avvocato del popolo africano” (8.9.19). Sul Manifesto Di Maio diventa “La palla al piede (1.9.19), “Conte è ‘Pentastressato’” (31.8.19), o un “Conto corrente” (30.8.19).
Mentre Il Manifesto invoca: “Fate la cosa giusta” (27-8-19), per Libero è in atto una metamorfosi nel M5S “Grillini da vergini a escort” (28.8.19), tanto da suscitare “La rivolta dei giusti” (9.9.19).
Il Tempo fa una rivelazione impegnativa: “Cari italiani voi non contate nulla” (27.8.19), si ispira a Quasimodo e Ungaretti per informarci che “Conte vede la luce. E si fa subito buio” (3.9.19).
La Repubblica si chiede “A che gioco gioca Di Maio” (31.8.19), scopre “La crisi di un governo mai nato” (27.8.19), segnala la “Fumata nera, il futuro grigio (26.8.19), ma il 29.8.19 ha un impeto di solidarietà: “Coraggio Conte, sarà dura”.
Ancora titoli…
Su Libero “Gli immigrati (sono) in festa”, i ministri (giurano) di farcela pagare…” (6.9.19), “Il PD cala le braghe” (26.8.19), “La frittata è pronta” (27.8.19), sul Giornale invece “La truffa è servita” (29.8.19) e “Il governo (è) al cimitero” (9.8.19), durante il tragitto però assesta uno “Schiaffo al Nord” (5.9.19).
È finita la stagione dell’odio? Il punto è un altro. I fatti sono in rotta ovunque (o quasi): sono scappati anche dai titoli di prima pagina, l’ultima trincea. Le notizie non ne hanno più bisogno, sono esse stesse “fatti”. La civiltà della carta si è arresa alla civiltà dell’elettronica, la imita, la surroga, si appropria del suo pensiero debole.
Scrivere una mail invece che una lettera, parlare con amici e parenti attraverso i cellulari o Face time, abbandonare i fatti sono segnali inequivocabili. Se il messaggio è il mezzo e la notizia è il fatto, perché meravigliarsi che si preferisca abbaiare, invece che informare, per farsi leggere?
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