Scienza, etica e società

di Franco Maria Romano (*)

Se la scienza deve proteggere il proprio imperativo “conoscere per conoscere”, qualunque ripercussione morale, politica, religiosa, di per sé opera la disgiunzione tra sapere ed etica. È stato molto difficile arrivare a capire come la scienza, identificata con la ragione, il progresso, il bene, potesse essere profondamente ambivalente nella sua stessa natura.

Robot, foto di Franck V da unsplash (zoom)

Basta pensare come le due grandi catastrofi che minacciano l’umanità, la catastrofe ecologica e la catastrofe nucleare, sarebbero state entrambe inconcepibili senza gli sviluppi della scienza.

Ora, possiamo mettere dei limiti all’onnipresenza della scienza e al suo sviluppo incontrollato, se in atto vengono concepiti ed effettuati esperimenti già ai margini della persona umana?

Una recente notizia (qui su Ansa e qui su Repubblica) ha sollevato una discussione mondiale in ambito scientifico e non solo.

“(ANSA) – HONG KONG 26 NOV – Uno scienziato cinese, He Jiankui di Shenzhen, sostiene di aver creato i primi esseri umani geneticamente modificati al mondo. Si tratterebbe di due gemelle nate lo scorso mese (…). Se fosse vero, si tratterebbe di un profondo salto sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista etico. Alcuni scienziati hanno denunciato l’esperimento cinese come sperimentazione umana. (…). Non c’è però alcuna conferma indipendente della ricerca”.




Questa notizia, in atto da verificare e confermare, ha creato il dovuto allarme della comunità scientifica che nel suo complesso ritiene immorale ed altamente pericoloso creare essere umani con patrimonio genetico modificato.

Inoltre pone una domanda di fondo: fino a che punto possiamo modificare la nostra stessa costituzione di esseri umani? In realtà la ricerca scientifica costituisce una delle sfide più importanti a cui noi siamo messi di fronte, un problema antico come il mondo.

Incisione in rame da Jacob Rueff “de conceptu et generatione hominis” (1587)

Da un lato la tensione, il desiderio che ci spinge a conoscere, a sperimentare a diventare in qualche modo padroni della natura e quindi anche di noi stessi e dall’altro le conseguenze etiche che da queste derivano. Molto spesso pensiamo che sia la stessa cosa: che conoscere ci metta in condizione di fare bene. Ma in realtà esiste una tensione tra il nostro desiderio di conoscere, tra la filosofia e la scienza e le conseguenze etiche. Questi sono i momenti in cui il problema diventa più grave.

Si comincia con l’eliminare nell’uovo le deficienze genetiche e poi si tenta di eliminare i devianti potenziali arrivando ad immaginare la procreazione di OUGM, organismi umani geneticamente modificati. I genitori di nuovo tipo potrebbero comprare, sul catalogo di aziende come Monsanto, i caratteri desiderati per i loro figli. (In realtà questo già oggi, seppure in modo parziale, avviene!).

Fortunosamente, gli scienziati non sono solo scienziati: hanno una doppia, una tripla vita. Sono anche persone con una vita privata, sono anche cittadini, sono ugualmente esseri con concezioni metafisiche o religiose.  Dopo aver dominato la materia e cominciato a dominare la vita, la scienza comincia a dominare l’umano e da lì ci pone nuovi e fondamentali problemi antropologici che sono, nello stesso tempo, giganteschi problemi etici.




Ma esistono e “resistono” (ancora per quanto?) momenti della vita come la gravidanza, il parto, l’allattamento che, oltre che eventi biologici e psicologici, rimangono portatori di una forte componente sociale e culturale.

Nella storia dell’umanità il momento della nascita, superando il confine dell’esperienza individuale, assume una ricchezza simbolica, un significato pubblico e una valenza politica.

Da Eucharius Rosslin “Der RosengartenIl Giardino delle rose” (1470)

Affrontare argomenti che ruotano attorno a tali temi (gravidanza, nascita, filiazione, etc.) e proporre nello specifico una riflessione intorno alla nascita non è cosa da poco e riconosco e confesso alcune personali perplessità di fondo sull’opportunità di esaminarli. Ma ritengo utile, quasi doveroso, soffermarmi su alcuni aspetti indispensabili e direi fondamentali, in modo particolare sull’evento “nascita”.

All’inizio una piccola vita si forma nel corpo della donna, non uguale, simile ma diversa. Un allotrapianto ben tollerato: viene coccolato, organizzato, nutrito, monitorato e “fotografato”, e poi arriva il momento in cui non viene più riconosciuto dall’organismo materno, deve nascere, rigettato, deve “venire al mondo”.

Ancora oggi possiamo dire che il parto, il momento del parto, l’inizio delle contrazioni restano un enigma. Perché dopo mesi di “dolce attesa” arriva il momento del travaglio?




La biologia del parto è questa: dopo nove mesi, a termine della gravidanza, l’utero comincia a contrarsi ed il bambino viene alla luce. La ricerca di “un” fattore del parto, che abbia ruolo “primitivo” e determinante per l’insorgenza del travaglio rappresenta una delle esigenze che si è sempre posta l’ostetricia. Si può dire che non si tratta dell’entrata in azione di un fattore nuovo, materno o fetale che sia, quanto della diretta “evoluzione” gravidica dell’attività contrattile del muscolo uterino che perviene ad un certo punto a superare completamente il meccanismo di “blocco” fino a quel punto esercitato da equilibri ormonali.

Ospedale Giglio Cefalù. Foto tratta dalla pagina FB della struttura ospedaliera.

Ma, a parte queste argomentazioni di fisiopatologia della gravidanza, ancora per molti aspetti controversi, il partorire porta in sé profonde impronte culturali.

La nascita resta un evento cruciale del ciclo vitale. Trasforma una donna in madre, un uomo in padre, una coppia in una famiglia. Ed in questo evento viene sempre più coinvolto il partner dal momento che la mutua dipendenza della coppia viene costantemente ribadita. Il parto viene fatto “assieme”.

L’epoca in cui viviamo ha portato prepotentemente, e giustamente, la donna nel mondo del lavoro per cui entrambi i genitori sono pronti in eguale misura a prendersi cura dei figli.

Ora, la cultura o le culture della nascita ? Vorrei esplicitare meglio il mio intervento. Perché farlo ?

In atto siamo consapevoli di assistere ad una trasformazione della società in cui viviamo  ed ad una modifica di valori quali famiglia, coppia, genere , genitorialità e quindi avere la capacità dinamica di “rivisitare” continuamente alcuni valori di vita pre-costruiti, ma, in ogni caso,  alcuni eventi straordinari restano indissolubili; primi fra tutti  il fenomeno della gravidanza, il parto e la nascita di un nuovo essere.




Il progressivo controllo della riproduzione umana – dalla contraccezione degli anni sessanta, alla legge sull’aborto degli anni settanta, alle tecnologie riproduttive degli anni ottanta, alla possibile clonazione dei nostri giorni – ci ha permesso di scindere la sessualità dalla fertilità e la procreazione dalla sessualità, ponendo innegabili difficoltà di elaborazione sociale.

L’embrione fuori dal corpo materno, la generazione senza partner non solo in senso sociale ma anche biologico, l’ipotetica genitorialità tra due partner dello stesso sesso, la maternità surrogata, la maternità in età avanzata, la moltiplicazione delle figure genitoriali per uno stesso bambino attraverso la fecondazione eterologa, la potenziale manipolazione di gameti  con materiale genetico proveniente da più individui per cui si avranno molti padri e molte madri biologici per uno stesso figlio, sono concetti difficili da interiorizzare e da elaborare psicologicamente e moralmente.




Dopo anni di professione medica ed invecchiato nella istituzione sanitaria, mi vado sempre più convincendo e non solo per quanto riguarda il problema della nascita, della grande difficoltà di capire e di cogliere le novità se queste veramente presenti e soprattutto accettarle.  Le “novità” mettono a dura prova le proprie convinzioni ponendo dei problemi piuttosto seri perché investono tutte le enormi responsabilità di cui dobbiamo farci.

La nascita resta un momento fondamentale per riflettere sul passato, presente e futuro, resta e continua ad essere un evento importante per i singoli individui così come per tutta la collettività. Il modo di definirla e di organizzarla è altamente significativo di più ampi e articolati arrangiamenti simbolici e pratici.

 

(*) Prof. Franco Maria Romano, già docente di Clinica Ostetrica e Ginecologica della Università di Palermo. 

 

In copertina, foto di Bonnie Kittle tratta da unsplash.

 

 


DIVENTA FAN DI MAREDOLCE SU FACEBOOK: Clicca QUI. Ti aspettiamo!