Premio Unesco a Giusi Nicolini: “Lo dedico a tutti coloro che il mare non sono riusciti ad attraversarlo e a Gabriele Del Grande”

di Gabriele Bonafede

La notizia del premio Unesco per la pace al sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini è circolata ieri. Per la precisione è il Premio Houphouet-Boigny per la ricerca della pace dell’Unesco, quest’anno attribuito al Sindaco di Lampedusa e anche all’Ong francese SOS Méditerranée. La motivazione: “per aver salvato la vita a numerosi rifugiati e migranti e averli accolti con dignità”.

Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa

Ma forse, non è stato messo abbastanza in evidenza il significato di questo premio, in questo momento, a un sindaco esemplare per quanto riguarda una serie di valori laici europei. Valori nei quali si è fondata la pace e la cooperazione dei popoli e che vanno dall’accoglienza alla difesa dei diritti umani, dalla solidarietà alla ricerca della pace. I veri valori fondanti dell’Unione Europea, purtroppo traditi e sempre più messi in discussione da leader politici privi di valori umani.

Con la sensibilità che ha più volte dimostrato nel sintetizzare grandi valori e sentimenti, impegno e costanza, è proprio lei stessa, Giusi Nicolini, a mettere in evidenza l’aspetto principale di questo riconoscimento nel contesto attuale:

“Questo premio è un grande onore per me, per Lampedusa e per i lampedusani. Ma soprattutto è un tributo alla memoria delle tante vittime della tratta di esseri umani nel Mediterraneo“.

E ancora, in riferimento a un’Europa che sembra cedere alla deriva del razzismo e della chiusura in se stessa attraverso le follie “sovraniste”, il sindaco di Lampedusa puntualizza:




“In un momento in cui c’è chi chiude le frontiere e alza muri parlando di una invasione che non c’è, essere premiati con questa motivazione ci fa sperare in una Europa solidale, dove l’umanità non è sparita.  È su questi valori, su questi principi che si fonda l’Europa. Diversamente rischiamo di naufragare anche noi insieme a profughi e migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo”.

Gabriele Del Grande

Su questo punto, Giusi Nicolini è ancora più chiara, nel rispondere ai soliti sciacalli che cercano voti sulla paura dell’altro:

“Si preoccupano dei vivi e non dei morti. Parlano del numero di persone che arrivano e ignorano chi non ce l’ha fatta inseguendo il sogno di un futuro migliore. Come si può essere così disumani verso questi nostri fratelli?”.

Riprendendo l’invito all’accoglienza lanciato da Papa Bergoglio in occasione della sua prima visita pastorale avvenuta a Lampedusa nel luglio del 2013, il sindaco di Lampedusa ribadisce che Papa Francesco: “è l’unico che ha le idee veramente chiare. Speriamo che il suo insegnamento illumini anche le menti dei governanti e degli europei che nei prossimi mesi andranno a votare“.

Infine, una dedica annunciata a Radio Rai 1 che è di fondamentale importanza:

Dedico questo premio a tutti coloro che il mare non sono riusciti ad attraversarlo perché ci sono rimasti dentro e in questo momento mi sento proprio di dedicarlo a Gabriele Del Grande. Lui è stato il primo attraverso un sito a contare i morti nel mediterraneo, quando ancora nessuno sapeva che si moriva nel mediterraneo. Adesso è prigioniero in Turchia, pretendo che il governo del nostro paese riporti a casa presto Gabriele”.




Le parole di Giusi Nicolini sono un richiamo che dovremmo seguire tutti. Un richiamo per evitare l’affermazione dell’Europa dell’ognun per se e satana per tutti. Sono un invito, invece, a riprendere il vero percorso fondato dai padri dell’Unione Europea, nata all’indomani di tragedie che provocarono decine di milioni di morti e decine di milioni di rifugiati attraverso l’Europa e il mondo.

Sono parole che ricordano come, oggi, l’Europa vada rifondata su quei principi che permisero di tornare a vivere e prosperare partendo dall’accoglienza di tutti i rifugiati, per lo meno nella parte occidentale del continente europeo e in molti Paesi d’oltreoceano.

Sono indicazioni sull’esigenza di evitare muri e divisioni e costruire invece accoglienza e progresso.

 

 

In copertina “Mediterraneo e Lampedusa” (2014), di Gabriele Bonafede, Olio su tela.

 

 


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