I cinquecento anni di Orlando Furioso a Palermo

di Gabriele Bonafede

I cinquecento anni di Orlando Furioso (prima edizione dell’Ariosto pubblicata nel 1516) si chiudono con un mese di eventi degni del plurisecolare anniversario. Naturalmente a Palermo. Una Palermo tanto mitica quanto artigiana, tanto accogliente quanto tagliente. Come la Durlindana, eroica, povera e ricca allo stesso tempo, viaggiatrice, sognatrice, folle, furiosa.

Via Bara all'Olivella Opera dei Pupi a Palermo. che ospiterà le rappresentazioni di Orlando Furioso. Foto di Giusi Andolina

Via Bara all’Olivella con l’Opera dei Pupi a Palermo. Insieme a Palazzo Riso, ospiterà le rappresentazioni di Orlando Furioso. Foto di Giusi Andolina

L’Orlando tracimerà furia dall’Olivella al piano dei Bologni, dalla casa dell’Opera dei Pupi, quella dei Cuticchio, alla casa signorile per eccellenza: il Palazzo Riso. Che si affaccia sulla più spagnola delle statue cittadine: Carlo V, regnante sui due mondi, da Palermo a Mexico, ai tempi dell’Ariosto.

Crollano imperi, s’innalzano città, fioriscono e spariscono letterature, nascono e soccombono grandi e piccoli, si recano e si disperdono glorie, ma Orlando Furioso rimane. Soprattutto a Palermo, come tradizione all’uopo, del pupo e del puparo. E quest’anno è cosa grande, in coincidenza, come lo scorso anno, delle feste natalizie.

Dall’8 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017 si prospetta un magico susseguirsi d’eventi all’insegna della Durlindana e dell’arte immateriale come di quella materiale. Saranno in due spazi, aperti e chiusi, tra i più incantati di Palermo: la stradina di fronte al Teatro Massimo, ovvero via Bara all’Olivella, e quel palazzo una volta perduto e ritornato sontuoso che fu dei baroni Riso. E che oggi è tra quelli di cui può fregiarsi la criticata Regione Siciliana.

Il percorso spaziotemporale ha come titolo “Il palazzo incantato – Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori… Orlando Furioso 1516 – 2016”. Con la direzione artistica di Mimmo Cuticchio, ovvero: l’Opera dei Pupi per antonomasia, per lo meno a Palermo e nel mondo.

La rassegna, la sarabanda di eventi, o come la si vuol chiamare con furia o meno, si è aperta ieri giovedì 8 dicembre alle 18, al museo regionale di Arte Contemporanea di Palazzo Riso con la mostra “I furiosinnamorati” di Tania Giordano.

Il teatro-laboratorio dei pupi siciliani di Cuticchio, in via Bara all'Olivella a Palermo. Foto di Giusi Andolina

Il teatro-laboratorio dei pupi siciliani di Cuticchio, in via Bara all’Olivella a Palermo. Foto di Giusi Andolina

“Folli d’amore, pazzi furiosi a suon di ferri: sono i personaggi dell’Orlando furioso, straordinariamente vitali, animati da sentimenti che a volte li fanno tracimare; in loro abitano passioni complesse, dall’amore al coraggio, al desiderio di vittoria; oppure sono magici, leggeri, naturalmente sentimentali.”, così presenta la mostra Tania Giordano, che è stata ed è tuttora la principale collaboratrice di Mimmo Cuticchio, e da anni ne cura scenografie e costumi negli spettacoli, oltre ad animare i pupi e vederli crescere.

Perché, forse qualcuno non lo sa, ma i pupi crescono. Che si chiamino Pinocchio o Orlando, Pulcinella o Rinaldo, oppure Angelica. I pupi crescono culturalmente grazie a chi ne ha mantenuto e poi sviluppato l’arte e l’esistenza. Dal 2001 Patrimonio Immateriale dell’umanità, i pupi siciliani non possono che integrarsi con il più recente dei patrimoni Unesco dichiarati in città: il percorso arabo-normanno che passa proprio davanti a Palazzo Riso lungo il pedonalizzato corso Vittorio Emanuele, ovvero il glorioso Cassaro.

Di fronte al Teatro Massimo addobbato per Natale...

Di fronte al Teatro Massimo addobbato per Natale…

I pupi siciliani crescono, perché sono vivi: non solo resi vivi dal puparo in scena, ma perché hanno ognuno una loro personalità, un corpo, una loro macchina materiale che si evolve nel tempo, che va rinnovata, ricolorata, ricostruita, trasformata, riscaldata. E quando appaiono trasmettono energia, storia come storie, esperienza come infanzia. Che siano Orlando o Virticchio, che vadano in battaglia, in furia o in amore, oppure in farsa.

Gioco e rappresentazione, serietà e burla per bambini e più grandi, cementano un sentire di palermitanitudine che è bene conoscere per bene. Non solo per noi palermitani, ma per tutte le genti che visitano e transitano, o che vivono per scelta o per virtù nel centro terrifico e catartico della Conca d’Oro.

In copertina: Pupi all’interno del Laboratorio-Teatro Cuticchio in via Bara all’Olivella a Palermo. Foto di Gabriele Bonafede.

 

Ecco il programma di “Il palazzo incantato – Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori… Orlando Furioso 1516 – 2016”. Non è necessario leggerlo per intero, basta consultarlo di volta in volta, per avere introduzioni agli eventi, segnarsi date, luoghi e orari. E scorrere su foto di pupi, luoghi e pupari: una piccola anteprima d’immagini.

 

 

GLI SPETTACOLI

 

Museo Riso – Sala Kounellis venerdì 9 dicembre, ore 21. Ingresso libero

E anche gli alberi io canto

Giuseppe Barbera commenta alcuni brani dell’Orlando furioso

Consuelo Lupo legge i versi di Ariosto

Palazzo Riso

Palazzo Riso

È un paesaggio di foresta, di piante secolari e boschi vetusti quello che domina il libro di Ariosto. Luoghi disposti alle battaglie, dove ogni tanto si innalzano castelli, radure fiorite, campagne fertili e giardini magnifici che ne interrompono l’intrico e si dispongono a magie e ad amori. Ovunque alberi di tante specie, disponibili ad accogliere elmi, a fornire le aste per le lance, a cuocere con il proprio legno pozioni, a offrire fiori e frutti come simboli di castità e bellezza femminile. Oppure a offrire foglie per le immense chiome dei numerosi eserciti. Alberi differenti come i paesaggi del mondo: faggi e abeti in continente, allori, palme e lecci nel Sud. Alberi a cui si marita la vite, che disegnano giardini pensili, che nascondono i paladini. Alcuni magici, come il mirto in cui è trasformato Astolfo, o come gli aranci, che tali dovevano sembrare in un mondo medievale che li conosceva appena. Sono le parole incise su alcuni di essi che portano Orlando alla consapevolezza del tradimento di Angelica, a una pazzia che si rivela come un bosco dal quale non si sfugge. Non a caso contro di essi si accanisce quando il dolore essa diviene insopportabile. Contro gli alberi silvestri ma soprattutto contro quelli della campagna. Come avviene oggi, ribadendo una follia che è ancora nostra e che si manifesta nella distruzione dei boschi, nella cancellazione dei paesaggi.

 

PIANO NOBILE. Mercoledì 14 dicembre, ore 21. Ingresso libero

Quaderno di danze e battaglie

Giacomo Cuticchio Ensemble

Giacomo Cuticchio

Giacomo Cuticchio

I cinque musicisti del gruppo combinano i suoni di fiati, archi e tastiera su armonie e melodie composte da Giacomo Cuticchio e ispirate al Teatro dei Pupi. Nel concerto sono scanditi ritmi e atmosfere del mondo epico-cavalleresco: marce, galoppi e battaglie vengono eseguiti simultaneamente alla proiezione di un video di Chiara Andrich sull’Opera dei pupi. Nel laboratorio nasce un pupo, si assemblano ossatura, testa e armatura. Ecco Orlando pronto a incontrare i personaggi che popolano l’universo cavalleresco: i paladini, le dame, i cavalli… Musica e immagini procedono per temi che rievocano il mondo del Teatro dei pupi: la battaglia, l’amore, la magia, la morte, il fantastico. Il video – fatto di gesti, colori e ritmi – e la musica del Giacomo Cuticchio Ensemble sono un omaggio al lavoro degli opranti pupari e alle loro creature che, come fossero evocate dalla musica, si animano sullo schermo.

 

SALA KOUNELLIS. Giovedì 15 e venerdì 16 dicembre, ore 17,30  

domenica 18 dicembre, ore 11. Ingresso libero

C’era una volta Astolfino…

Teatro degli Spiriti

Nel mondo dei burattini, dove le principesse sbadate sono prigioniere di maghi pasticcioni e le streghette

Teatro Cuticchio a Palermo, in via Bara all'Olivella. Foto di Giusi Andolina

Teatro Cuticchio a Palermo, in via Bara all’Olivella. Foto di Giusi Andolina

fanno incantesimi con pozioni strampalate, si racconta del paladino Astolfo e di come il valoroso cavaliere abbia dileguato incantesimi e salvato fanciulle da una fine certa. Succede che la principessa Angelina, figlia del Re Gigetto, burattina di rara bellezza (se lo dice da sola ovviamente) viene rapita da un demone spaventoso, che la pretende in sposa e la porta giù negli inferi. La poverina è costretta a vivere insieme ai dannati, che si lamentano dalla mattina alla sera (in realtà dalla sera alla sera perché all’inferno non c’è mattina) per il caldo e per le penose condizioni di vita (se di vita si può parlare). La principessa Angelina non ce la fa più e invoca un salvatore. Intanto Re Gigetto emana un bando per cercare un eroe che possa salvare Angelina; la voce si diffonde, oltrepassa il regno dei burattini e arriva a quello dei Pupi Paladini. Il primo Pupo Paladino a venire a sapere di Angelina è Astolfo, che si precipita a salvarla: oltrepassando i confini del teatrino dei pupi ed entrando in quello dei burattini si trasforma in Astolfino, il paladino burattino. Riuscirà Astolfino a sconfiggere il demone e a riportare Angelina fra le braccia di suo padre? Sarà sconfitto o si innamorerà di Angelina?

 

SALA KOUNELLIS Venerdì 16 dicembre, ore 21. Ingresso libero

Nelle stanze della fantasia

Piero Longo

Lettura dal canto XXXIV dell’Orlando Furioso: Astolfo sulla luna

Una sottile ironia domina tutto il poema ariostesco, che nelle sue stanze allegre e corrosive mostra, come

A pochi passi da Palazzo Riso ci sono anche altri tesori: Piazza Pretoria e Municipio di Palermo. Foto di Giusi Andolina

A pochi passi da Palazzo Riso ci sono anche altri tesori: Piazza Pretoria e Municipio di Palermo. Foto di Giusi Andolina

nel cuore e nella mente degli uomini, saggezza e follia; e che si confrontino continuamente in relazione ai desideri che guidano l’istinto alla vita e all’affermazione di sé. Il cupio dissolvi che sottende questa belligeranza perpetua, tipica dei poemi epici, è come un continuum di sottofondo sorretto, appunto, dall’ironia, la quale, tra desiderio e passione, guerra e pace, amore e morte, attraversa tutte le stanze del poema e legge il mondo e la società cavalleresca superando i limiti del tempo e della stessa rivoluzione rinascimentale, perché tenta di penetrare negli abissi della coscienza per conoscerne i limiti e sorriderne.

In questa immensa fantasia, che sa affondare le sue indagini dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande (se consideriamo la scienza e le conoscenze scientifiche del primo Rinascimento e quindi dell’Ariosto), microcosmo e macrocosmo, attraverso l’intelligenza che li intuisce, si fanno oggetto e soggetto dell’avventura umana che prende spunto dalla follia del paladino Orlando e si dirama in mille rivoli e storie di uomini ed eventi, per tutte le vie del mondo e di quell’universo che l’uomo vuole conoscere e vivere. Così dalle città e dalle foreste terrestri si può anche volare fino a quelle lunari e non è un semplice gioco quello di usare tutta la cultura del passato e tutta la mitologia pagana e cristiana necessarie per l’invenzione fantastica, dato che, per esempio, quello di far volare sull’Ippogrifo (già guardiano di Ruggero per ordine del mago Atlante) il duca Astolfo perché vada a recuperare il senno perduto di Orlando, è un che si lega al biblico carro di Elia e ai viaggi nel mondo metafisico, da Ulisse a Enea a San Paolo. E il fatto che il duca si incontri con Giovanni l’Evangelista, che diviene la sua guida iperuranea, si deve considerare come una profezia per la scienza del futuro. Un mondo tra follia e saggezza, che distrugge e costruisce come fa la natura intrecciando vita e morte, gioia e dolore, illusione e disperazione tra quotidiano e immaginario. Nella pars destruens Ariosto scrive la scena della follia distruttiva di Orlando, per quella costruens egli immagina il mirabolante volo attraverso il quale si pone il recupero della saggezza e il trionfo della virtus. La grande metafora del poema, nel passaggio dalle foreste terrestri a quelle lunari, dalla follia alla saggezza, si fa vissuto della ricerca della felice armonia cui tutti gli uomini, tra malizia e ingenuità, aspirano ed è perciò una infinita variazione sul tema che, non solo musicalmente, sa trovare ogni autore impegnato nella ricerca della poesia della vita.

Piero Longo

 

SALA KOUNELLIS. Giovedì 22 e venerdì 23 dicembre, ore 17,30

domenica 25 dicembre, ore 11. Ingresso libero.

La fuga di Angelica in tre movimenti

Atelier La Lucciola

liberamente tratto da Orlando furioso di Ludovico Ariosto

Pupi saraceni

Pupi saraceni

La fuga di Angelica rappresenta la metafora della vita umana, durante la quale siamo tutti in affannosa ricerca di qualcosa a cui aneliamo ma che non riusciamo a trovare. Lo spettacolo analizza l’idea del viaggio, gli spostamenti fisici e mentali, la consapevolezza di cosa siamo e di quello che vogliamo essere. Angelica è un personaggio che stimola, stuzzica, fa nascere amori e disamori, ma è anche un’attenta osservatrice di ciò che accade attorno a lei. Principessa del Catai, Angelica proviene dall’Oriente, dalle lontane e leggendarie Indie, è la straniera per eccellenza, il diverso che attrae, il sogno erotico di tutti, paladini e saraceni. Arriva in Occidente creando scompiglio tra i paladini, soprattutto tra i cugini Orlando e Rinaldo, che si sfidano in duello per lei. Re Carlo, per dirimere la questione, affida la principessa al Duca Namo, designandola come ricompensa per chi avesse ucciso più nemici. Nello spettacolo, le immagini e le marionette di carta manovrate a vista su un tavolo di scena, rendono chiare le fughe della protagonista, scandite in tre movimenti. Le avventure e gli scenari appaiono e scompaiono davanti agli sguardi attenti del pubblico, che ascolta una storia destinata a imprimersi nella memoria.

 

SALA KOUNELLIS. venerdì 23 dicembre, ore 21. Ingresso libero.

Paolo Panaro

La follia di Orlando

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Cuticchio lavora al Macbeth, spettacolo del 2015. Foto di Gabriele Bonafede

Tra le numerose storie che s’intrecciano nel poema, gli episodi che raccontano dello sfortunato amore di

Olimpia, duchessa di Olanda, per il suo amante, l’infedele Bireno, si incrociano con la dolorosa vicenda del non corrisposto amore di Orlando per la fuggitiva Angelica, regina del Catai. Ma mentre Olimpia, abbandonata da Bireno, dopo aver rischiato di morire divorata da un’orca marina, troverà finalmente l’amore sposando Oberto, re di Irlanda, l’infelice Orlando perderà completamente il senno quando scoprirà che Angelica si è data ad un umile fante saraceno, il bellissimo Medoro. Compito di Astolfo sarà quello di recuperare il senno perduto di Orlando: in groppa a un Ippogrifo, mitico destriero alato, volerà fino in cima al paradiso terrestre e di lì, scortato da San Giovanni, raggiungerà la luna, dove si accumula tutto ciò che gli uomini perdono sulla terra.

 

SALA KOUNELLIS. Mercoledì 28 dicembre, ore 16 – 20

Gesta di voci e canti di legno

Incontro – dibattito sui rapporti, in diversi periodi e diverse arti, tra epica cavalleresca, forme di canto in musica e Opera dei pupi

La statua di Carlo V su Piazza Bologni a Palermo, vista dall'interno di Palazzo Riso. Foto di Giusi Andolina

La statua di Carlo V su Piazza Bologni a Palermo, vista dall’interno di Palazzo Riso. Foto di Giusi Andolina

L’incontro vuole essere l’inizio di un viaggio in cui si cercherà di accostare, per la prima volta, il Teatro dei pupi alle fonti epiche e alla musica. Da Monteverdi a Vivaldi, analizzando – con l’ausilio di materiali sonori e filmati – il rapporto fra l’opera lirica e i fatti epici legati alla figura di Orlando, di Tancredi e Clorinda, passando per alcuni primi esperimenti filmici degli anni ’40, fino agli sceneggiati televisivi, le canzoni di Modugno, gli spettacoli musicali e le operette, e poi l’epoca contemporanea col musical, le traduzioni cinematografiche di Pasolini, le composizioni di Giacomo Cuticchio, l’omaggio dei cantautori, la videoarte e i video musicali come D’amurusu paisi, nato dalla collaborazione tra i musicisti ennesi Giuseppe Di Bella ed Enrico Coppola, i registi Antonella Barbera e Fabio Leone e l’Associazione Figli d’Arte Cuticchio.

 

Sabato 30 dicembre, ore 21. Ingresso libero.

Mimmo Cuticchio

La follia di Orlando

Il ritmo sincopato del cunto, di origine misteriosa e antichissima, scandisce l’epopea per voce sola che Mimmo Cuticchio, il maggiore puparo e cuntastorie del nostro tempo, porta nelle piazze e nei teatri del mondo. Un colpo di piede sulla pedana, un gesto imperioso della spada, ricevuta come eredità iniziatica dal maestro Peppino Celano, e la voce possente di Cuticchio chiamano a raccolta intorno alle avventure cavalleresche di Orlando e dei Paladini di Francia, che per secoli i giullari cantarono lungo le strade d’Europa, tessendo un tappeto coloritissimo di immagini con le scarne formule della tradizione orale. Un fastoso teatro della memoria si spalanca nel breve recinto del cunto, in cui «ricordare» significa di nuovo, secondo l’etimologia cara al Medio Evo, «rimpatriare nel cuore».

 

Laboratorio – sala SACS

12 – 14 dicembre ore 16 – 18

Pupi, marionette e burattini

Atelier La Lucciola

I bambini, da sempre, animano le bambole, i soldatini, gli “omini” del Lego, i pupazzi dei loro eroi preferiti… li fanno camminare, lottare, parlare durante i loro giochi. Ma il teatro non è forse anch’esso un gioco? La capacità dei bambini di materializzare la propria immaginazione è straordinaria, essi possiedono un dono prezioso: riescono a rendere concreti i soggetti, gli oggetti e le ambientazioni della loro fantasia. Ci siamo chiesti allora cosa potrebbero disegnare dopo l’ascolto di una fiaba. Una tavolozza di colori e un foglio bianco sono gli elementi per mezzo da cui nasceranno i personaggi. Creati e animati dai bambini, diventeranno soggetto di narrazioni ed elementi di gioco, sulla scia dell’esperienza vissuta.

 

VIA BARA ALL’OLIVELLA

Teatrino dei Pupi

Il progetto Le donne, i cavalier, l’armi e gli amori… Orlando furioso 1516-2016 si innesta nella festa più bella dell’anno, coinvolgendo le botteghe artigiane di Via Bara all’Olivella, che dall’8 dicembre al 6 gennaio esporranno nei propri laboratori opere inedite dedicate all’Orlando furioso. In strada, una particolare luminaria riproporrà la quartina che apre il poema ariostesco, richiamando lo spettacolo dei pupi ed evocando in tal modo l’antica tradizione popolare e illustre che ancora oggi incanta grandi e piccini.

Via Bara all'Olivella, Palermo. Foto di Giusi Andolina

Via Bara all’Olivella, Palermo. Foto di Giusi Andolina

I quattro episodi dell’Opera dei pupi, diretti da Giacomo Cuticchio racchiudono l’essenza dell’Orlando Furioso. Raccontano la vicenda dall’arrivo della bellissima principessa Angelica alla corte di Carlo Magno, che provoca grande scompiglio tra i paladini del Re, fino alla pazzia di Orlando, che costringe Astolfo a raggiungere la luna in groppa all’Ippogrifo per recuperare il senno perduto. I quattro episodi si fondano su regole sceniche antichissime. Ripropongono un piccolo ciclo nel quale si possono individuare alcuni elementi caratterizzanti, che legano la struttura narrativa dell’Opra al poema di Ariosto: l’amore, l’amicizia, il coraggio, la pazzia.

Programma

Sabato 10 e domenica 11 dicembre, ore 18,30  Arrivo di Angelica a Parigi  Sabato 17 e domenica 18 dicembre, ore 18,30   Duello di Orlando e Ferraù di Spagna Sabato 24 e domenica 25 dicembre, ore 18,30   Ruggiero libera Angelica dall’orca marina Sabato 30 e domenica 31 dicembre, ore 18,30 La pazzia di Orlando  Il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla luna Venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 gennaio Ore 18,30 L’infanzia di Orlando 

Venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 gennaio, ore 17,30.  AADA – Associazione Arsenale delle Arti e delle Apparizioni  Della… avventura del Furioso Orlando  spettacolo di marionette e ombre liberamente tratto da Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, curato da Elisabetta Giacone con la collaborazione di Claudia Puglisi, attori /animatori: Elisabetta Giacone e Vito Savalli.

Pupo Orlando e Vegliandino

Pupo Orlando e Vegliandino

Come può Orlando, cavaliere coraggioso, integro, diligente, immune dalle passioni e da ogni tentazione, virtuoso sopra ogni misura, cadere nella bestialità più cieca, perder l’elmo e l’armatura, diventar uomo nudo che sradica querce, olmi e vecchi faggi come fossero giunchi, stoppie e umili ortiche? Cosa può aver provocato in lui una tale mutazione che gli fa perdere il senno? È per conoscere la ragione di tutto questo che, con l’aiuto di immagini, ombre e marionette, narreremo le imprese del valoroso cavaliere di Re Carlo, «che per amor venne in furore e matto».

 

Gli artigiani di via Bara all’Olivella e le loro opere in mostra sul tema “Orlando Furioso”

Rosi Di Gaetano (lavori in vetro) Angelica e Medoro, Gianfranco Di Miceli (strumenti musicali) Al tempo di Ariosto, Alfio Ferlito (miniature) Le lacrime e i sospiri degli amanti…, Marco Guttilla (statue presepiali) Busto di Ludovico Ariosto, Roberto Intorre (gioielli) Sulle ali dell’ippogrifo, Salvo Napolitano (pittore) Di vento e fuoco – Rabicano, Angelo Puccio (intarsio)  Ludovico Ariosto all’Opera dei Pupi, Enzo Scerrino (ceramista) Busto di Astolfo Pietro Sciortino (pittore) Pinocchio in visita alle furiose miniere, Giuseppe Vitrano (tornio) Orlando incontra Pinocchio.

 

 

 


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