Il mezzo secolo del Sessantotto

Il Sessantotto compie 50 anni. E io c’ero. Mi pensavo salvo, non avrei mai pensato che sarei finito Salvini

di Daniele Billitteri

Quello che posso dire è che avevo quasi 17 anni. Andavo al liceo dove alla fine delle lezioni suonavano due campane: la prima per le femmine, la seconda per noi giovani appitanzati. La variante era che il Cannizzaro, in un certo senso, era la casa del fascio e io ero iscritto alla federazione giovanile del Pci, la Fgci, e avevo sempre il mio bel da fare per spiegare che non c’entravo un beneamato con la Figc, Federazione italiana gioco calcio.

Il Sessantotto a scuola

Le notizie da Parigi, in quel maggio di mezzo secolo fa, ce le dava al Tg delle otto di sera Piero Angela, corrispondente della Rai, gentile, corretto, compassato. Il problema era la posizione delle notizie nella scaletta del telegiornale. Dopo tutto erano quattro figli di papà che facevano scruscio. Se ne parlò con una curiosità da ragazzino allo zoo. “Non è che il debutto. Continuiamo a combattere”, dicevano. Ma la buona borghesia replicava: macché, dureranno tre settimane.

Io avevo già ricevuto il battesimo del fuoco da militante comunista partecipando nell’ottobre dell’anno precedente alle manifestazioni dopo l’uccisione di Che Guevara in Bolivia. Stavo studiando i sacri testi, leggevo (e diffondevo) la stampa comunista la domenica.




E quelle notizie dalla Francia io le pesavo in un altro modo. Avevo la valigia aperta e non chiedevo di meglio se non metterci dentro più cose possibili: una biglia di vetro, Stato e Rivoluzione di Lenin, un Diabolik e un Tex Willer. Una copia dell’Unità, una di Rinascita e una di Nuova Generazione. Non mancava una discreta presenza di Playmen che era uscito l’anno prima. Insomma, ero tutto seghe e politica. Le femmine, compagne comprese, col binocolo.

Da noi nel maggio 68 successe qualcosa solo all’università, facoltà di Lettere e di Architettura. Legge era il feudo del fascio e la via Maqueda era la terra di nessuno tra le trincee rosse degli architetti e quelle nere dei legulei. Il 68 dei ragazzini, diciamo così, qui a Palermo arrivò alla fine dell’anno quando furono occupati tutti gli istituti superiori,. Ma proprio tutti. La richiesta era una riforma che cominciasse con la concessione del diritto di assemblea degli studenti.

Il Sessantotto a Roma

Il 68 fu un lavoraccio. Il 69 peggio ancora. C’era il movimento studentesco, la questione della Cina e di Mao, i “cinesi” nostrani dogmatici e crozzoni, poi il “manifesto”, poi Lotta Continua con Rostagno, Vincino, Giuseppe Barbera. Simpatizzava pure Micciché, si proprio lui. E c’era stata Praga ma c’pera pure il Vietnam di Ho Chi Min, Giap Giap Giap. Mi mandarono perfino (bontà loro) in quella che veniva considerata la “nostra” università di scienze politiche, il leggendario Istituto di Studi Comunisti delle Frattocchie, quello dove c’è il quadro di Guttuso della Battaglia del Ponte Ammiraglio.

I docenti: Giorgio Amendola, Pietro Ingrao, Giorgio Napolitano. Ma ogni tanto arrivava Giancarlo Pajetta o Enrico Berlinguer. Insomma, quattro cose che non erano sui libri le imparammo.

C’era stato il sangue dell’8 luglio 1960 (quattro morti a Palermo, sette a Reggio Emilia), ci sarebbe stata piazza Fontana, la strategia della tensione, i tentativi di golpe, il terrorismo. Ma arrivò anche la Febbre del sabato sera che svuotò i collettivi e riempì le discoteche e come andò lo sappiamo.




Dopo tutto, quest’anno il leggendario Sessantotto compie 50 anni. E io c’ero. Non avevo neanche 17 anni ma ero lì a “vivre para contarla”. Mi pensavo salvo. Non avrei mai pensato che sarei finito Salvini.

Ma cosa mi è rimasto di allora? Il pensiero che anche oggi non ho neanche 17 anni e ho conservato tutta intera la capacità di indignarmi che avevo allora. Anche se non serve a niente. E conserverò la sana consapevolezza che quando c’è un tramonto è perché da qualche parte, di sicuro, sta spuntando il sole. Pure quello “dell’avvenir”.

Buon mezzo secolo Sessantotto.

 

 

In copertina, il Maggio Francese del ’68 al Teatro Odeon di Parigi, foto tratta da Wikipedia (in francese). Par Eric Koch / Anefo — http://www.gahetna.nl/collectie/afbeeldingen/fotocollectie/zoeken/weergave/detail/start/1/tstart/0/q/zoekterm/CC-BY-SA/f/Geografisch_trefwoord/Frankrijk, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=27264502  Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/ Immagine modificata con filtro “sunscreen”.