Partito repubblicano a pezzi. Democratici a un passo dalla conquista del Senato

I Democratici vincono almeno un seggio nello Stato della Georgia e probabilmente un altro mentre Trump conduce il GOP alla pubblica umiliazione

 

di Gabriele Bonafede

Come era prevedibile, il vantaggio del partito democratico Usa in Georgia già espresso nelle elezioni presidenziali vinte da Biden lo scorso novembre, si è ampliato. Portando un nuovo seggio democratico al Senato e probabilmente un altro.



Warnock e Ossoff, due poltrone per due

Ciò provocherebbe il ribaltamento della maggioranza al Senato da repubblicana a democratica. Biden avrebbe dunque il vantaggio di governare con il controllo del Congresso nei due rami: Camera, dove aveva già una maggioranza solida, e Senato.

Al Senato la maggioranza democratica sarebbe minima: 50 a 50, con il voto della nuova vicepresidente, Kamala Harris, a fare da ago della bilancia a favore dei democratici. Infatti, in Georgia, Raphael Warnock è ormai considerato quale candidato democratico eletto al Senato.

L’altro candidato democratico, Jon Ossoff, ha già “chiamato” la vittoria (video alla fine di questo articolo) che però non è ancora certificata. Al momento, circa il 98% dei voti sono stati conteggiati nella sua competizione. Il suo vantaggio, comunque, è tale che difficilmente l’avversario repubblicano potrà recuperare nel restante 2% di conteggio.




La realtà è che il GOP, il partito repubblicano, è diviso. Più precisamente è profondamente lacerato, tagliato in tronconi, a pezzi. Tutto ciò, compresa la sconfitta di oggi in Georgia, è opera della competenza e di una politica migliore da parte dei candidati democratici: Raphael Warnock (primo senatore afroamericano mai eletto in Georgia) e Jon Ossoff e tanti altri. Ed è certamente frutto della resilienza del partito democratico, della scelta di candidati seri, credibili e vincenti, per lo meno a partire dal 2016, compresi, ovviamente Biden e la Harris.

Così come è il frutto del lavoro di Stacey Abrams che ha aperto la via quando alle elezioni del 2018 per il posto di governatore della Georgia perse di un soffio in uno Stato tradizionalmente repubblicano. Continuando a lavorare in questi due anni per ampliare la base elettorale democratica e renderla consapevole di una possibile vittoria. Se anche l’elezione di Ossoff sarà confermata, la sconfitta de GOP sarà totale. Lo sapremo nei prossimi giorni dopo l’inevitabile serie di conteggi e ri-conteggi.

Ma la sconfitta del GOP in Georgia, alle presidenziali e al  Congresso, è anche il risultato della follia di Trump e dei suoi “fedelissimi”. Ciò è stato evidenziato da diversi  esponenti del GOP stesso negli ultimi giorni, prima e dopo le elezioni in Georgia.



Partito repubblicano a pezzi: una questione di valori

Anche se l’elezione di Ossoff non è ancora ufficiale, è tuttavia evidente il crollo del partito repubblicano in Georgia, sia alle presidenziali sia alle elezioni per il Senato.

Quattro anni di presidenza impegnata a distruggere i valori basilari della democrazia americana e segnatamente quelli del suo stesso partito, hanno finito per distruggere il GOP. Oggi stesso, con un Senato a un passo dalla maggioranza democratica, ci sarà un voto epocale. Fino a poco tempo fa mera constatazione di chi abbia vinto le elezioni presidenziali, quest’anno la ratifica, “certificazione” o conteggio formale, dei voti espressi dai grandi elettori per la presidenza, è diventato un vero e proprio karakiri del partito repubblicano, il GOP.

E lo è nel cuore stesso dell’idea repubblicana. Nei suoi valori fondanti, una volta veri propulsori del partito che fu di Abraham Lincoln: il rispetto del voto, la Costituzione americana, la difesa della libertà, la libertà di stampa, per citarne solo alcuni.

Tutti valori fondanti, condivisi da repubblicani e democratici americani, messi in discussione e persino attaccati da Trump. Ma anche da quei politici repubblicani che hanno preferito calpestare la loro stessa storia, il loro stesso cemento fondante, pur di accodarsi a un candidato popolare e popolarizzato dalla menzogna elevata ad arte del raggiro.



Partito repubblicano a pezzi su una questione persa in partenza

Adesso il partito repubblicano, il Grand Old Party, è lacerato su una questione che ha dell’incredibile. Si ritrova diviso nelle “mozioni d’obiezione” che presenterà il senatore Hawley, giovane senatore eletto quale repubblicano in Missouri. Hawley ha dichiarato nei giorni scorsi di volere presentare una mozione di obiezione al Congresso nella riunione di oggi per la ratifica dell’elezione presidenziale. Lo ha fatto raccogliendo sostegno e dividendo ulteriormente il GOP sull’obiezione all’elezione di Biden.

Si tratta di una questione persa in partenza e che comunque non cambierà nulla, tranne ritardare la certificazione dell’elezione di Biden di qualche ora. Una “last stand line”, ultima resistenza, simile a quella di Custer a Little Big Horn.

Un’elezione ottenuta con ben 7 milioni di voti in più, 306 delegati su 540, e il 4,5% di vantaggio su Trump non può essere ribaltata con una mozione di obiezione. Mozione che, oltretutto, apre solamente a un dibattitto, poi votato in seduta plenaria. Nei fatti, è utile quanto il due di coppe con la briscola a denari. Inoltre, tutto ciò arriva dopo ben 60 tentativi di portare il caso in tribunale. Tutti falliti per evidente mancanza di uno straccio di prova a favore dei vaneggiamenti di Trump e del mondo complottista alimentato nell’internet dalle stesse dichiarazioni di Trump.

Ma l’autoconvinzione e l’autolesionismo di Trump e i suoi fedelissimi nel GOP sono continuate e continuano tuttora.




Hawley non si è fermato, finora, nemmeno dopo l’infame telefonata di Trump, preso in flagrante nel malcelato tentativo di convincere esponenti istituzionali a realizzare una frode elettorale.

Quella telefonata, ma soprattutto la folle e sediziosa campagna di disconoscimento del voto da parte di Trump, ha convinto gli ultimi indecisi ad assegnare una valanga di voti ai democratici in Georgia e a dissuadere molti repubblicani dall’andare a votare.

Non basta. Nella giornata di oggi anche il senatore Roger Marshal del Kansas ha dichiarato di volere presentare una mozione di obiezione per l’elezione di Biden negli stati della Pennsylvania, Arizona e Georgia. E potrebbero esserci altre mozioni, su singoli o multipli stati. Prolungando così il calvario del GOP.



Il GOP si espone a un teatrino evitabile

Tutto ciò non fa che peggiorare le cose in casa repubblicana perché oggi vedremo una discussione al Senato dove i rappresentanti del GOP si accapiglieranno tra loro su una questione superata dagli eventi e che renderà evidente la loro divisione.

Da un lato chi vuole attaccare a tutti costi le istituzioni degli Usa pur di andare appresso a Trump. Dall’altro chi, compreso il vice di Trump (Pence), considera la difesa dei valori basilari degli Usa di fronte alle assurdità del Donald. I parlamentari democratici (la riunione è plenaria, Senato e Camera assieme) e tutti gli osservatori americani e del mondo, potranno così deliziarsi a vedere i repubblicani litigare ferocemente tra di loro in un teatrino degno di ben altra scena. I parlamentari del GOP rischiano nfatti di trovarsi a discutere, in buona sostanza, su basi complottiste che potranno avere risvolti semplicemente ridicoli. Ridicolizzandosi, così, a vicenda. E tutto ciò per non ottenere il resto di nulla. Non è escluso che voleranno gli stracci sotto gli occhi esterrefatti di tutto il mondo.

Nel frattempo, con l’elezione di Biden e adesso di Raphael Warnock, e probabilmente di Jon Ossoff, inizia una nuova era a guida democratica negli Usa.

Mentre il partito repubblicano sprofonda in un’annunciata ed epocale crisi d’identità.




 

In questo video, le prime dichiarazioni di Raphael Warnock dopo la vittoria elettorale: all’insegna della riconciliazione e della lotta alla pandemia.

 

Qui il messaggio di Jon Ossoff (già diffuso dal suo account twitter sulla sua elezione), con temi simili. https://twitter.com/ossoff/status/1346803590489206784

 




Nel testo: foto di Raphael Warnock e Jon Ossoff circolata per la campagna elettorale al Senato 2021.

 

In copertina, Congresso Usa a Washngton: Photo by Louis Velazquez on Unsplash


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