Venezia affonda. I leghini e Zaia scappano

di Gabriele Bonafede

L’Italia e il mondo si accorgono che Venezia affonda. A una velocità molto più grande di quella che si era immaginata negli anni ’80, quando fu concepito e progettato il Mose.



Poltrone lasciate vuote a Venezia, mentre imperversa l’acqua alta

Tutto ciò mette in difficoltà i negazionisti del riscaldamento globale: quelli dei “500 scienziati”, quelli de Il Giornale, Libero, e compagnia nuotante.

La verità è che l’equilibrio tra uomo e natura nella laguna di Venezia è gravemente danneggiato, sia da fattori locali che da aspetti globali. E la situazione si è aggravata notevolmente negli ultimi tre decenni.

Le trasformazioni e la pressione antropica su Venezia e la sua laguna si sono moltiplicate senza tenere conto minimamente di questo equilibrio. Gigantesche navi passano a due passi da calle e campi, con alterazioni della laguna per farle arrivare fin lì, con rischi giornalieri, con tutto ciò che ne consegue.




Milioni di turisti affollano la città ben oltre i limiti massimi. Venezia affonda anche senza il riscaldamento globale che in realtà sta dando il colpo di grazia. I mari s’innalzano. È innegabile. E questo è diventato il problema più grande per Venezia, dal momento che le peggiori crisi di acqua alta si sono verificate negli ultimi decenni. I dati parlano chiaro: la media è sempre più alta, con un trend crescente e picchi sempre più elevati.

In tutto ciò, il sistema-Italia è lungi dal dare risposte concrete, per lo meno finora. Anzi. Il Mose, che comunque non è ancora ultimato anche se Zaia fa finta di non saperlo, potrebbe esser persino superato prima ancora che entri in funzione.




Venezia affonda, malata di una malattia che supera le condizioni locali. Tutto ciò aggravato da una gestione del problema assolutamente inadeguata. Con responsabilità di molti, a partire dalla triste vicenda della realizzazione del Mose.

Ma ciò che fa rimanere di stucco è l’atteggiamento odierno. Oltre a non riconoscere la vastità del problema di Venezia, i leghisti, o più precisamente i leghini. si voltano dall’altro lato. E scappano. Non solo con argomenti risibili, per i quali loro stessi sono politicamente responsabili in quanto amministratori regionali e locali, ma anche fisicamente: ieri Zaia è scappato altrove, mentre una nuova marea investe Venezia.

Dopo avere bellamente dato la colpa “agli altri” sulla spaventosa situazione nella Laguna, il governatore del Veneto è andato a fare campagna elettorale a Bologna. Lasciando i veneziani ad affondare nella melma dell’acqua alta per fatti loro.





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