Dumbo, un elefante che vola e poco altro

di Maria Teresa de Sanctis

Al giorno d’oggi molto è stato detto in ambito artistico ed essere originali ed innovativi non è certo cosa facile. Non di rado quindi capita di dover fare i conti con qualcosa di già noto e per questo irrimediabilmente banale, a meno che non ci si trovi davanti all’opera di grandi maestri capaci di reinventare qualsiasi cosa.

Michael Keaton e Danny DeVito in Dumbo (2019) di Tim Burton

E quello della banalità, è senza dubbio un rischio nel quale si può incorrere qualora un film voglia raccontare, pur se con un linguaggio diverso, come nel caso che ora tratteremo, e con le dovute differenze, una storia che è già mito.

Stiamo parlando dell’ultimo film di Tim Burton, “Dumbo”, remake del film d’animazione di Walt Disney del 1941 “Dumbo – L’elefante volante”. Tanti ottimi attori nella pellicola: Colin Farrell, Michael Keaton, Danny DeVito, Eva Green, Alan Arkin, Finley Hobbins.




Nonostante l’eccellente cast, scenografie molto belle e immagini che catturano lo spettatore, il film appare piatto e scontato. Tutto avviene perché deve avvenire e sono poche le sorprese. E non solo perché si tratta di una storia già nota.

Manca quella cattiveria impertinente alla quale Tim Burton ci aveva abituato con alcune sue opere del passato, quali l’intelligente “Edward Mani di Forbice” o la divertentissima invasione dei cattivi alieni di “Mars Attacks!”, o ancora l’inquietante “Il mistero di Sleepy Hollow”.

Michael Keaton con Eva Green (che cavalcherà Dumbo, foto in copertina)

Se prima riusciva ad essere cattivo con gusto, con impertinenza appunto, adesso invece qui i personaggi da lui descritti ci appaiono abbastanza scontati, soprattutto “i cattivi”. E neppure il film può dirsi per bambini perché manca dell’imprescindibile, divertente e leggiadra comicità che un film di argomento circense rivolto all’infanzia dovrebbe avere.

Certo, il film affascina visivamente con la grandiosità di alcune sue scene nelle quali, fra sfarzose coreografie multicolori, riconosciamo l’omaggio di Tim Burton al nostro maestro Federico Fellini.




Uno sfoggio di spettacolari immagini che ad un certo punto induce anche a chiedersi a che cosa debba servire. E a quel punto arriva la risposta, con un chiaro messaggio (che non anticipiamo) proprio sul finire del film.

Ma non basta, soprattutto per chi sperava in personaggi più imprevedibili, cattivi non a tutto tondo ovvero buoni impensabilmente buoni. Ma siamo in tempi nei quali spesso l’obiettivo è proprio quello di non far pensare troppo la gente, non sia mai si possa capire di più la realtà che ci circonda e, nel caso non piaccia quel che si capisce, cercare di cambiare le cose. Meglio tanta banalità e sogni tranquilli per tutti.




Ecco il trailer ufficiale in ittaliano:

 

 

 


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