“Parlami di te”: quando le parole cambiano

di Maria Teresa de Sanctis

La perfezione non esiste, questo lo sappiamo, e, ci sentiamo di aggiungere, non è detto che sia del tutto necessaria nel linguaggio affinché si possa comunicare. Se ne rende conto il protagonista del delizioso film francese “Parlami di te” del regista Hervé Mimran, ispirato alla storia vera del manager Christian Streiff, raccontata nella sua autobiografia.

Parlami di te (Un homme pressé), Leila Bekhti e Fabrice Luchini

Il film, il cui titolo originale è “Un homme pressé” (traducibile in “Un uomo di fretta”), narra di un uomo di successo, amministratore delegato di una casa automobilistica, abituato dal potere che gli conferisce il suo ruolo a non curarsi troppo degli altri, compresa fra questi la propria figlia.

Un manager che raccoglie trionfi persino nelle aule universitarie grazie alla brillante intelligenza e alla spigliata loquela. Un individuo che non riposa mai, sempre di corsa, finché un ictus non lo costringe a fermarsi.




Tutto all’inizio sembrerebbe essere una tragedia e invece, pur se inevitabilmente drammatiche, le difficoltà verso le quali va incontro porteranno Alain Wapler, questo il nome del protagonista, alla scoperta di nuovi valori.

Bravissimo il grande attore francese Fabrice Luchini che, dalla sicumera del manager che non ringrazia mai, passa con grande capacità espressiva al totale disorientamento di un uomo che si ritrova improvvisamente incapace di parlare correttamente.

Parlami di te, locandina versione italiana

E mentre le sillabe si intrecciano in maniera inappropriata nelle sue parole, ecco però che il nostro Alain scopre gli altri, dall’autista all’ortofonista (interpretata dalla brava Leila Bekhti), dal cane alla figlia, fino a quel momento del tutto trascurata.

È un mondo nuovo quello che si presenta adesso ad Alain, un mondo nel quale riesce finalmente a vedere chi gli sta intorno, riesce persino a ringraziare. Un mondo ricco di sorrisi e di persone con le quali finalmente comunica.

La malattia costringe Alain ad una lenta risalita verso la guarigione, una guarigione oltre che del corpo anche dell’anima, un percorso verso una ritrovata umanità.

Dicevamo dell’ennesima bella prova di attore di Luchini che, dal fine oratore del delicato “Molière in bicicletta” di Philippe Le Guay, si ritrova qui a dover fronteggiare, con grande maestria, l’afasia del suo personaggio. Ma soprattutto la verità che c’è dietro le parole pronunciate erroneamente: un esercizio grandioso da un grande attore.

Da citare anche la brava interprete del personaggio della figlia, la giovane attrice Rebecca Marder che, a soli 23 anni, è già da tempo un membro stabile dell’autorevole Comédie française. Una commedia dove è difficile resistere alle risate di fronte all’imperturbabile serietà di Alain nel pronunciare le sue frasi zeppe di parole sconnesse.




Eppure, al tempo stesso, ci si commuove assistendo alla bellezza di quel che accade quando la comunicazione avviene con rispetto, con gentilezza e con umanità. Come a dire che si parla col cuore più che con le parole. Occorre non dimenticarlo.

Infine, un grande plauso all’adattamento per i dialoghi e il doppiaggio in italiano diretto da Alessandro Rossi, con l’assistenza di Silvia Alpi. Perché tradurre le parole sconnesse dal francese, in tutte le situazioni e in tutte le circostanze e mantenendo sottile ironia e verità nascoste, deve essere stata una delle più grandi sfide per questo film. Desicamente.

 

Trailer ufficiale in italiano

 

Trailer ufficiale in francese

 

 

 


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