L’emigrazione giovane di un Paese che invecchia

di Franco Maria Romano

I recenti dati ISTAT 2017 sull’Italia mettono in evidenza un aumento della popolazione anziana con un aumento della proporzione di anziani sul totale della popolazione. Si assiste, intanto, ad un tasso minimo delle nascite (474 mila nel 2016 rispetto all’anno precedente che era di 486 mila con una differenza del meno 2,4 %).

Emigrazione di ieri e di oggi da un Paese che invecchia

Emigrazione di ieri e di oggi da un Paese che invecchia

Tale riduzione è più evidente nelle madri appartenenti alla classe di età 25-29; -6 per mille mentre un aumento tra i 35-39 anni, + 2 per mille. L’età media al parto si attesta sui 31,7.

Tale calo della popolazione viene compensato dagli immigrati.

Ma se la maggior parte degli ingressi (88%) è dovuta a cittadini stranieri, la gran parte delle uscite riguarda gli italiani: 115 mila connazionali si sono trasferiti all’estero l’anno scorso, in aumento del 12,6% rispetto al 2015; un numero triplicato in sei anni: fenomeno tendenzialmente in crescita tra i laureati in quanto il titolo di studio posseduto risulta più efficace nella ricerca di lavoro.

Gli over 65 sono 922.545 (19,9%).
Popolazione quindi prevalentemente giovane, generazione Erasmus.
Ad andarsene sono più spesso i giovani migliori, talentuosi, dotati di un buon bagaglio culturale e con una visione realistica del mondo, pieni di curiosità e desiderosi ancora di imparare, di vedere, di sentire. Questo porta ad un grave impoverimento del Paese ma, ciò che più preoccupa, è la certezza che non ritorneranno.

Sessant’anni fa si emigrava spinti dalla fame, oggi dall’assenza di gratificazione. I giovani, spesso, se ne vanno con il sostegno delle famiglie. Addestrati da periodi di studio all’estero trascorsi durante e dopo l’università, cercano e spesso trovano occupazione di livello elevato perché sono stati formati da un sistema scolastico e universitario che, nonostante gli sforzi per logorarlo, ancora resiste producendo laureati e post-laureati di alta qualità.

Emigrazione e ritorno. Un volto di Ballarò negli anni'90 colto dall'obiettivo di Anna Fici

Emigrazione e ritorno. Un volto al mercato di Ballarò (Palermo) negli anni’90, colto dall’obiettivo di Anna Fici

Apprezzati, sì, ma fuori dall’Italia. Eppure le implicazioni sono evidenti, incidono infatti sulla nostra spesa pubblica, dato che il sistema educativo italiano spende per formare i giovani per poi “regalarli” alle altre nazioni. Secondo le stime, dal 2008 al 2014 è emigrato all’estero un gruppo di italiani la cui istruzione nel complesso è costata allo Stato 23 miliardi di euro.

Si ribadisce che il problema non è che se ne vanno ma che non ritornano. Poco si fa per farli rientrare o per attirarne altri, di eguale qualità. Esportiamo i nostri figli, li perdiamo, incapaci di offrire loro un destino coerente con le loro attese, le loro competenze e i loro sacrifici.

Quindi un Paese vecchio che lascia partire i giovani, senza farli tornare. Si tratta di un fenomeno poco sentito e sottovalutato e, figuriamoci, che manca del tutto dal dibattito politico. Chi di noi non ha figli all’estero? Beati i moderni sistemi di comunicazione!

Ma chi resta? Non certo i più dotati; quelli, i furbi, che sanno “nuotare”.
Se poi analizziamo il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione bisogna considerare vari fattori che vanno da un migliore controllo delle morti precoci ad un migliore controllo delle nascite indesiderate e, anche in questo caso, l’inflazione di anziani e vecchi mette in discussione sia la struttura economica che l’organizzazione sociale.

Innanzi tutto bisogna farsi una domanda se si è ottenuto un aumento degli anni di vita o un aumento degli anni di malattia e conseguentemente sorgono nuovi problemi dovuti alle inevitabili ineguaglianze ed ingiustizie nei confronti della salute e della morte relative al territorio, ai sessi e all’ambito sociale, ai nuovi problemi organizzativi e gestionali dovuto all’aumento delle malattie croniche, alla concentrazione urbana e alla dispersione rurale della popolazione anziana.

Più invecchiata che eterna.

Più invecchiata che eterna.

Gli individui sopra i 65 anni sono più di 13 milioni e mezzo e costituiscono il 22,3% della popolazione; quelli sopra gli 80 anni sono 4 milioni (6,8%); gli ultranovantenni sono 727 (1,2%). Quasi il 30% della popolazione quindi è anziana e vecchia. In atto la speranza di vita per gli uomini è 80.6 anni e per le donne 85.5.

Un recente studio realizzato dall’ordine degli attuari colloca i medici al primo posto per longevità tra le categorie professionali, seguiti dai dipendenti pubblici ed avvocati. Dati relativi a 15 milioni di pensionati si ricava come l’aspettativa di vita per chi riceve un assegno è superiore a quella della popolazione generale con punte del 20-25%.

Tale studio conferma anche il dato sulla aspettativa di vita destinata a crescere da qui al 2045, quando per gli uomini sarà di 88 anni e per le donne di 92. In generale i lavoratori pubblici hanno una aspettativa di vita più alta di chi lavora nel privato (20,3 anni contro 18,4). Il tasso di mortalità cala quando sale l’importanza della rendita.

Questi dati riportati pongono problemi non indifferenti che implicano aspetti decisionali di tipo organizzativo e gestionale:

Esami. Dai risultati impietosi

Esami. Dai risultati impietosi

a) rendere più flessibile l’organizzazione sanitaria;
b) rendere flessibile la spesa pubblica cioè governare la spesa pubblica in relazione a questi fenomeni: rapporto giovani/vecchi; istruzione verso assistenza e, a livello di spesa sociale e sanitaria, ospedale verso servizi sanitari e sociali nel territorio. In conclusione rivedere tutto il sistema ospedaliero. Necessita una gestione unitaria e comparativa, coordinata e coerente tra Ministero della Salute e gli Assessorati alla Salute, organi periferici.

Se diminuisce la popolazione (numero di nati) più veloce è l’invecchiamento. Se il calo della popolazione viene rallentato più si rallenta il fenomeno dell’invecchiamento; in ogni caso si avrebbe sempre un calo. Nella seconda ipotesi però sarebbe più graduale, più lento e quindi meglio fronteggiabile. Creare condizioni favorevoli perché i giovani non fuggano dal nostro paese, auspicare una ripresa della fecondità e favorire politiche per migliorare l’aiuto delle famiglie giovani.

Il processo di invecchiamento della popolazione è inarrestabile, tuttavia il quando ed il quanto dovrebbero essere almeno in parte gestibile.

 

Foto in copertina di Anna Fici.

Foto di emigrati italiani (1910) nel testo tratta da Wikipedia. Di Duilmodena – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6065541

Foto di Roma dall’aereo di Gabriele Bonafede.


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