Bel Palermo, ma è un altro finale amaro

di Gabriele Bonafede

Un bel Palermo così, o per lo meno così in palla, non si era ancora visto in questa stagione ma i rosanero si fanno rimontare per l’ennesima volta, per un altro finale amaro. Come all’andata, la Sampdoria nega i tre punti che ci volevano come il pane a un nulla dal triplice fischio.

Diego Lopez. Il suo è ancora è un bel Palermo

Diego Lopez. Il suo è ancora un bel Palermo

Nell’1-1 di oggi al Barbera con la Samp il Palermo aveva finalmente giocato più che bene, ma gli attaccanti si divorano almeno un paio di gol fatti. Proprio quando sembravano in grado di dilagare arriva il gol della beffa al 90’ a pareggiare la rete di Ilija Nestorovski siglata su rigore procurato da un Balogh in crescendo. Decisamente, è la prima volta che i rosa creano tante occasioni nell’area avversaria. Non a caso hanno conquistato il primo rigore della stagione.

No. Non è questione di sfortuna. Bisogna saper mettere la palla dentro. Questo sì. Ma dire che i rosanero abbiano giocato male sarebbe un’ingiustizia colossale. I ragazzini rosanero, con Sallai e Balogh di nuovo in campo fin dal primo minuto, hanno giocato una gran partita. Nel primo tempo Balogh ha sbagliato un gol facile-facile. Ma nel complesso ha fatto benissimo, dimostrando di essere migliorato nelle palle aeree, nella tattica, nella posizione e persino nel suo pezzo forte che è il dribbling stretto con palla incollata al piede.

Sì, Nestorovski si è mezzo-mangiato due gol: impreciso e poco cattivo in occasioni da realizzare nel secondo tempo. Un altro se l’è divorato Diamanti dopo il pareggio doriano, sparacchiando di potenza anziché beffare Viviani con un comodo rasoterra. Il Palermo per un soffio non ha segnato il secondo gol in almeno 3-4 ripartenze: beffardo quel cross di Rispoli mancato per un nulla da due rosa davanti alla porta sguarnita.

Poi se si vuole andare addosso a questa squadra per partito preso è un’altra cosa. E non ce n’è alcun bisogno. Bisognerebbe invece fare quadrato intorno a questa squadra che, destinata o meno alla retrocessione, dimostra di esserci e di onorare la maglia anche oltre le aspettative.

Vero che si è rischiato molto, soprattutto sulla fascia destra con Rispoli egregiamente impegnato a scendere verso la porta avversaria e meno a coprire. Ma stava nelle cose alla ricerca dei tre punti: si doveva rischiare qualcosa ed è quello che si è fatto. Sintomaticamente, tutti i rosanero sono ben al di sopra la sufficienza, anche perché hanno dominato per lunghi tratti contro una Sampdoria pasticciona e spesso incoerente e disattenta.

Il numero 12: pubblico del Barbera in Palermo-Verona 3-2. Foto di Carmelo Busardò

Il numero 12: pubblico del Barbera in Palermo-Verona 3-2. Foto di Carmelo Busardò

Impietosamente, si tratta dell’ennesima rimonta subita dopo essere andati in vantaggio. Tipico delle squadre ingenue e piene di giovani.

All’andata, quel pareggio immeritatamente subito all’ultimo secondo con la Sampdoria segnò l’inizio del vero incubo di questa stagione: il record “totale” i nove sconfitte consecutive. Si spera che, dopo quest’altra beffa contro i doriani, ci sia invece un percorso opposto: quelle vittorie che potrebbero ancora portare al miracolo.

Intanto, si conferma un primo miracolo. Quello targato Diego Lopez. Da quando c’è lui in panchina il Palermo è trasformato. E anche riguardo ai punti, Lopez ha finora realizzato 5 punti in 5 partite: un punto a partita, ovvero una media molto più alta dei suoi predecessori. Per giunta giocando due delle cinque gare contro squadre di un altro pianeta rispetto al Palermo, e ambedue fuori casa: Napoli e Juventus.

Ma soprattutto, anche con ragazzini in campo e senza il ritrovato Quaison, il Palermo di Lopez ha sempre giocato bene, che abbia vinto, pareggiato o perso. Si vede anche una squadra che cresce nettamente sul piano del gioco: un cambio di tendenza evidente. Anche rispetto a Genio Corini, che pure aveva migliorato sensibilmente le cose.

Per la prossima si va a Torino, sponda granata, con Nestorovski a quota dieci gol, un punto rosicchiato all’Empoli e, soprattutto, con il coltello fra i denti.


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