Finale Viareggio Cup pessimo esempio per i giovani

di Gabriele Bonafede

Si è visto di tutto in una finale della Viareggio Cup, dominata dal Palermo contro la Juventus. La sensazione di molti tifosi palermitani che hanno visto la partita in TV è che il trofeo sia stato regalato ai bianconeri con ben cinque importanti decisioni arbitrali contro la squadra rosanero.

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La Gumina segna su azione, senza aiutini.

Ovviamente la pletora di commentatori italiani si guarda bene dal fare un torto alla società più potente del calcio italiano e la cosa rimane nei blog di tifosi sui social.

Effettivamente, in una competizione che dovrebbe educare le nuove generazioni di sportivi allo sport, una serie così lunga di decisioni dubbie, e soprattutto quelle a pochi secondi dalla fine del match, diventano un po’ troppo. Educare allo sport dovrebbe mettere in primo piano la sportività e la correttezza. Noi italiani abbiamo la nomea di “tuffatori” o “furbi” quando si gioca al calcio, e questo comportamento dovrebbe essere stigmatizzato, soprattutto nei giovani. Abbiamo anche un calcio dominato da “grandi club” con la sensazione che siano favoriti nelle direzioni di gara e anche protetti da stampa e commentatori vari, oltre che dalla pletora di “tifosi-troll” presenti sul net.




Già la designazione di Valeri ad arbitro della finale Palermo-Juventus aveva fatto storcere il naso a molti tifosi del Palermo, tanto da far sospettare un arbitraggio specioso prima ancora che iniziasse la prima finale rosanero nella Viareggio Cup. Tanti sono stati, infatti, gli episodi di arbitraggi di Valeri che i tifosi rosanero ritengono penalizzanti per il Palermo-prima squadra.

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La Gumina festeggia. Lui è la vera stella della Viareggio Cup 2016.

E proprio nella finale della Viareggio Cup di ieri, se ne sono viste di tutti i colori. Sull’1-1, nel primo tempo, si ha la sensazione che Valeri regali un rigore inesistente ai bianconeri in un’azione che, ammesso e non concesso che fosse irregolare, era comunque fuori dall’area di rigore: un giocatore della Juventus si butta in area in stile-Cagnotto… e paffete, rigore.

Poi il direttore di gara assegna un penalty al Palermo con un bianconero che frana sulla punta rosa La Gumina, a due passi dalla porta. Andrebbe estratto per lo meno il cartellino giallo, ma niente.

Ma le decisioni arbitrali decisive sono ancora più incredibili nel secondo tempo. Su un’azione di La Gumina atterrato in area è ammonito l’attaccante. Episodio molto dubbio, perché il contatto tra i due è più che evidente, a vedere le immagini. Immagini di questo e altri episodi stranamente introvabili sul canale youtube di Rai Sport1, anche se la partita è stata trasmessa in chiaro.

Di contro, a pochi minuti dalla fine, viene assegnato un altro penalty alla Juventus. Anche questo è un episodio molto dubbio perché sembra più un tuffo da spiaggia a Mondello che non una caduta dovuta a un intervento di un difensore. Sarebbe una chiara simulazione: l’attaccante bianconero vola via prima ancora che un giocatore del Palermo possa entrare in contatto. Anzi, il difensore ritrae chiaramente la gamba nonostante l’attaccante la cerchi: un’”italianata” delle più belle.

Anche a Viareggio c’è una spiaggia dove tuffarsi

Anche a Viareggio c’è una spiaggia dove tuffarsi

E prima di quest’azione c’è Bonfiglio, il fantasista rosanero, che cade in area bianconera.  Anche questa è un’azione dubbia sulla quale si sorvola, direttore e commentatori TV insieme. E anche questa è un’azione che stranamente manca nella sintesi poi mandata in onda da Rai sport 1 su youtube. Da rilevare anche la mancata espulsione di un giocatore juventino, già ammonito, dopo un’entrata “a martello” da dietro.

Non basta. Nei secondi finali, sul 3 a 2 per i bianconeri, c’è un tiro a botta sicura in rete da parte del Palermo letteralmente parato dal gomito di un difensore juventino. La palla schizza violentemente per terra, se fosse stata deviata con il petto anziché con il gomito sarebbe andata da tutt’altra parte. Andava decretato un penalty che avrebbe potuto portare il punteggio sul 3-3 con conseguenti tempi supplementari. Che la Juventus avrebbe dovuto giocare in dieci, perché andava anche espulso il difensore bianconero per aver parato un tiro a mo’ di portiere. Ovviamente, per Valeri, commentatori TV, stampa, e compagnia bella, è tutto regolare. Pure questa azione è censurata nella sintesi visibile oggi in canali non a pagamento.




Tutto questo lascia di stucco. Non tanto per il risultato e il trattamento un poco dubbio nei confronti del Palermo, i cui tifosi sono già abituati a queste cose da tempo immemore. Ma per l’esempio negativo nei confronti dei giovani, visto che si trattava di un torneo giovanile giocato dalle squadre Primavera. Con questi esempi qualsiasi giovane riceve un messaggio chiaro: non è premiata la qualità, la sportività, il sacrificio, ma è premiato qualcos’altro. Un esempio deleterio per le giovani generazioni, e non solo nel calcio.

Alla Primavera del Palermo è assegnato un rigore. Alla prima squadra non ne è stato concesso nemmeno uno nella stagione in corso, giunta alla 32ma giornata

Alla Primavera del Palermo è assegnato un rigore in finale. Alla prima squadra nemmeno uno nella stagione in corso, giunta alla 31ma giornata

Alla fine, la squadra che ha giocato meglio non vince la competizione. Tante le palle-gol per il Palermo: il portiere è stato il migliore dei bianconeri, con almeno tre interventi spettacolari, c’è stato anche un salvataggio sulla linea, mentre è impegnato raramente l’ottimo portiere rosanero Marson, uno dei pochi non-siciliani nel Palermo schierato da Bosi. Spicca il gioiellino tutto palermitano La Gumina che è capocannoniere di questo torneo finito in maniera quantomeno balorda.

Certo, poi ci sarà chi dirà che sono episodi dubbi, che poi il direttore di gara ha scelto bene e roba del genere. Ma perché su sei episodi determinanti per cinque volte si è presa una decisione a favore del club economicamente e mediaticamente più forte? Non andrebbe, nel dubbio, tutelato il club più debole? Almeno per motivi d’educazione allo sport e al significato di sport.

Ogni tanto si legge che si vorrebbe far rinascere il calcio italiano. Vien da ridere per non piangere. Ma se gli esempi per i giovani sportivi sono questi, dove deve andare il calcio italiano? Da nessuna parte. Oppure solo a far ridere nei film di Checco Zalone.

E infatti così è. Nella presente stagione tutte le squadre italiane sono state eliminate ben presto nelle coppe europee, abituate, come sono, a un calcio che non si cura dell’educazione dei giovani allo sport e ai valori di lealtà sportiva.

Uniche note positive di questa finale, una grande squadra di ragazzini rosanero quasi tutti palermitani (almeno 18, più 3 delle province di Palermo, Trapani e Agrigento) e lo striscione per Regeni.

Ma c’è ancora molto da fare per risollevare il calcio italiano in quanto sport e messaggio sportivo ai giovani.

 

 

 


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