di Franco Lo Piparo,
Voterò Sì al Referendum sulla Giustizia perché la legge di riforma Nordio è il completamento coerente dell’art. 104 della Costituzione, antifascista e liberaldemocratica, del 1948. Leggiamolo: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.
I costituenti, memori della organica dipendenza nel ventennio fascista dell’ordine giudiziario dal potere politico, stabiliscono a chiare lettere che i magistrati debbono essere “autonomi e indipendenti da ogni altro potere”. Leggiamo attentamente. Autonomi e indipendenti non solo dal governo in carica (di sinistra o di destra poco importa) ma “da ogni altro potere”. Ossia da tutte le molteplici articolazioni del potere: dai partiti, dai sindacati, dalle associazioni, eccetera.
Sulla autonomia e indipendenza di tutti i magistrati da “ogni altro potere” credo che nessuno possa mettere la mano sul fuoco. La dipendenza di parte della magistratura dai partiti accadeva in epoca democristiana ed è accaduta in epoca post democristiana. Per costatarlo basta guardare le carriere politiche dei tanti magistrati nel dopoguerra e ragionarci un poco sopra.
L’articolo versione 1948 viene così integrato e rafforzato nel testo di riforma: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.
Referendum Giustizia, leggendo il testo della Riforma si capisce perché è giusto votare Sì
I leader del No dicono che si tratta di una ipocrita dichiarazione di facciata perché il governo tiene nascoste delle leggi attuative che mirano ad annullare la dichiarazione di principio. Così dicendo, i fautori del No mostrano loro malgrado due cattivi pensieri che non gli fanno onore.
(1) Danno per scontato che l’attuale maggioranza godrà della fiducia degli italiani per i prossimi vent’anni e oltre. Le leggi attuative le approva il Parlamento. Per scongiurare tale eventualità (a mio parere inesistente) basterebbe creare col voto altre maggioranze.
(2) Confessano di non credere nella Costituzione che dicono di volere difendere. La riforma forse annulla la Corte costituzionale? Non sanno che per la Corte costituzionale bocciare una qualsiasi legge che violi l’art. 104 (autonomia e indipendenza della magistratura “da ogni altro potere”) sarebbe facile oltre che scontato?
Per rendere più difficile (non impossibile) la dipendenza dei magistrati “da ogni altro potere” e la loro organizzazione in raggruppamenti (si chiamano correnti) collaterali ai partiti (di destra o di sinistra, poco importa) esiste un metodo migliore del ricorrere a un sorteggio regolato per la formazione degli organi di autogestione amministrativa quali sono i due CSM? A scanso di equivoci, ‘regolato’ vuol dire che i sorteggiandi debbano possedere alcuni requisiti professionali, numero di anni di attività anzitutto.
Mi permetto di dare un consiglio ai sostenitori del Sì: lasciate cadere ogni provocazione sui mafiosi o neofascisti che votano Sì e stupidaggini simili e leggete e spiegate nei luoghi pubblici in maniera ossessiva il testo della riforma a partire dall’antifascista e super garantista articolo 104.
Foto in copertina di Philippe Oursel su Unsplash
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“La Costituzione non si tocca” è uno degli slogan che vengono gridati da chi si oppone alla riforma. Uno slogan che testimonia la evidente mancanza di conoscenza della Costituzione che si vorrebbe difendere. Basta infatti ricordare, a quanti si sbracciano per costruire un solido fronte antiriforma, che viene proprio dalla Costituzione l’invito “a farsi” toccare. Proprio sul tema in questione, il Costituente ha infatti previsto un processo di modifica con la VII fra le disposizioni transitorie e finali senza poi parlare dell’art. 148 che, contrariamente all’idea delle intoccabili tavole di Mose, insinua con il procedimento di modifica l’idea di una Carta costituzionale adeguabile allo spirito del tempo