di Gabriele Bonafede
Il leader supremo del regime iraniano è stato ucciso con i primi raid israeliani e statunitensi su Teheran, insieme a quasi tutti i principali capi. Il ministro della difesa iraniano è stato ucciso e anche il suo successore nell’arco di 48 ore. Circolano voci dell’eliminazione anche del presidente iraniano Masoud Pezeshkian. E nel pomeriggio del 3 marzo, al terzo giorno di guerra, tutto il consiglio supremo degli “esperti”, l’organo che doveva nominare la nuova “guida suprema”, è stato spazzato via (foto in copertina).
Un regime decapitato
Se la speranza di vita del nuovo ministro della difesa iraniano si è rivelata essere meno di quella una mosca, la speranza di vita del successore di Khamenei è arrivata a una quantità temporale negativa: uccisi gran parte o forse tutti gli 88 candidati facenti parte del consiglio, prima ancora che uno qualsiasi di loro fosse eletto.
Non stupisce che, in queste condizioni, il moribondo regime iraniano non riesca a fare altro che mandare missili e droni a casaccio, per cercare di colpire qualcosa purchessia. E così facendo si inguaia sempre di più. Ormai anche il Qatar ha eseguito radi aerei sull’Iran e pare che l’Arabia saudita si appresti a farlo. Attaccando tutto e tutti, in ogni parte del mondo possibile, i resti del regime si stanno procurando ulteriori nemici laddove potevano invece essere dei mediatori. Persino il nuovo porto di Salalah, fiore all’occhiello dell’Oman, è stato colpito dai droni del decapitato regime iraniano. L’Oman è sempre stato il più prudente dei paesi della penisola araba, diplomaticamente attento e testardamente neutrale.
Quello degli ayatollah è ormai un regime decapitato nonostante le innumerevoli teste da idra che lo componevano. Nonostante il sistema “automatico” di assegnazione degli incarichi con più “vice” pronti a prendere il comando in ogni settore.
La nomina del successore di Khamenei è praticamente impossibile, anche perché chiunque venga eletto, o persino nominato quale probabile candidato tra quelli sopravvissuti all’attacco di oggi, sarebbe eliminato nel giro di poche ore.
Quando cadrà il regime
La velocità con cui le teste dell’idra cadono e il suo arsenale viene distrutto è semplicemente incredibile. Oltre ad avere decapitato il regime, Israele e Stati Uniti stanno sistematicamente distruggendo tutto l’arsenale e le infrastrutture militari dell’Iran. Il ritmo e l’intensità dei successi sembra ben maggiore delle più rosee previsioni di Netanyahu e Trump. In queste condizioni la domanda non è più se il regime cadrà, ma quando e come. Potrebbero essere giorni o settimane, ma non di più. Potrebbe essere attraverso una resa dei quadri intermedi o una sollevazione, oppure una guerra civile più o meno lunga.
Infatti, l’altra domanda è: cosa resterà del regime nelle prossime settimane? Quali territori riuscirà comunque a controllare in qualche modo dopo che Teheran passerà sotto il controllo di gruppi dell’opposizione? Certo, il controllo di Teheran è fondamentale, ma anche se un simulacro del regime degli ayatollah continuerà a controllare tutta o una parte di Teheran, difficilmente potrà controllare il vasto e variegato territorio persiano. Più territorio sarà controllato dall’opposizione, più breve sarà l’eventuale guerra civile che ne seguirà. Potrebbe anche darsi che i quadri intermedi di un regime permanentemente decapitato vogliano negoziare una via d’uscita e questo sarebbe probabilmente la migliore soluzione al fine di evitare un bagno di sangue che potrebbe durare mesi o anni.
Ma una cosa è certa: la fine degli ayatollah, oltre ad essere arrivata fisicamente per molti, è vicina anche amministrativamente. Una grande parte dell’Iran, si spera tutto il Paese, passerà nelle mani di un governo transitorio che prepari le prime elezioni libere e un nuovo quadro costituzionale laico che garantisca i diritti e la libertà della popolazione iraniana.
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